venerdì, Settembre 11, 2026

“Progetto funivia della Doganaccia: un collegamento che non collega nulla”

di Legambiente Pistoia

ABETONE – Non un no a tutto, ma un sì al futuro: Legambiente Pistoia auspica un dialogo aperto per la valorizzazione della Montagna Pistoiese e per fermare un collegamento che non collega nulla. Contrariamente a quanto spesso dipinto, Legambiente non si oppone a priori a ogni progetto di sviluppo per la montagna e auspica invece un territorio vivo e abitato, dove l’uomo possa prosperare in armonia con l’ambiente.

Lo sviluppo della Montagna Pistoiese non può certo prescindere da due elementi cruciali:
lavoro e servizi. Purtroppo, il comparto turistico invernale, da sempre trainante per l’economia locale, si trova a fare i conti non tanto con gli ambientalisti, ma piuttosto con i problemi oggettivi che derivano da un contesto climatico, economico e energetico sempre più sfavorevole.

I dati parlano chiaro: evidenzia che in Italia gli impiantì al di sotto dei 1700 metri ormai o sono dismessi o vivono solo di ingenti sovvenzioni pubbliche, perché per rientrare devono lavorare almeno 200 giorni l’anno e l’aumento del turismo estivo non compensa le perdite invernali. In appennino 55 aperti a singhiozzo 84 dismessi 123 sopravvivono con sovvenzioni. (fonte Rapporto annuale Neve Diversa di Legambiente)

Sovvenzioni pubbliche peraltro troppo spesso contrapposte a sistematico taglio dei servizi essenziali. Ciò nonostante si pensa di costruire ancora un’ulteriore funivia dal costo di 16 milioni di euro secondo un modello di sviluppo superato è un idea sbagliata che se ci sono risorse vadano spese per forza.

L’opera viene definita “Collegamento Doganaccia Corno alle Scale”, ma in realtà non collega
assolutamente niente, perché si ferma prima del crinale a 700 mt dal lago. Quindi in inverno gli sciatori dovrebbero affrontane vento e ghiaccio con gli sci in spalla e in estate
rappresenterebbe un doppione della seggiovia in via di ripristino che arriva già in quota alla Croce Arcana. In più ci sono altri aspetti critici in merito all’impatto antropico su una Zona Speciale di Conservazione e al fatto che deturperebbe un paesaggio che ha anche un grande valore culturale perché figura nei dipinti dei Macchiaioli (da qui il recente appello del Comitato al Presidente Repubblica sottoscritto da illustri personalità del mondo della cultura dell’arte e della scienza).

La questione vera però è che la montagna è di fronte a una svolta epocale tra un vecchio modello di sviluppo conosciuto ma morente e un’alternativa che non è ancora definita e concreta. Qui dove vivere è più difficile, questa sospensione “tra il non più e il non ancora” crea incertezza, fa paura e purtroppo rischia di generare una profonda frattura sociale che per la nostra Montagna rappresenta la minaccia più grande in assoluto.

Oltre a sottoscrivere la richiesta del Comitato a fermare l’opera, l’appello che ci sentiamo di fare noi di Legambiente è soprattutto un’ appello al dialogo! Un invito accorato a tutti coloro che vivono in montagna, che amano questi luoghi a incontrarsi, parlarsi e sedersi ad un tavolo per costruire insieme quel nuovo che dovrà venire, per immaginare un modello che sia sostenibile e attuale, che si basi sulla riscoperta e valorizzazione delle risorse peculiari e che generi lavoro in modo diffuso nel territorio. Va sviluppata una nuova forma di turismo “slow” culturale, esperienziale, sportivo, ma serve considerare
anche i comparti alimentare, agricolo e boschivo e la piccola industria di eccellenza.

E non ultimo, se ci sono risorse disponibili devono essere impiegate per garantire un livello minimo di servizi essenziali come sanità, scuola mobilità piuttosto che per continuare a costruire impattanti e costose cattedrali nel deserto.

Legambiente Pistoia

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