PISTOIA – Con la consueta tombola al Centro culturale Funaro è stata presentata la stagione della Fondazione Teatri di Pistoia che ormai comprende undici spazi teatrali della provincia, escluso il teatro di Monsummano.
Ma come tutti sanno non si tratta solo di prosa, ma l’offerta riguarda musica, danza e teatro ragazzi. Da quest’anno, inoltre, è stato lanciata la campagna Amici del Teatro finalizzato al suo sostegno.
Abbiamo approfittato della presenza al Funaro dei massimi esponenti della dirigenza per porre alcune domande sulla programmazione più significativa dell’annata iniziando dal direttore artistico del settore prosa Saverio Barsanti.

Barsanti, una scelta improntata al classico.
Si. Per la prosa siamo ai grandi classici che fanno parte del nostro patrimonio: la Locandiera l’Amleto, L’avaro con grandi interpreti da Giuliana de Sio ad Alessandro Haber che fa la Coscienza di Zeno. Poi Sonia Bergamasco ma anche grandi maestri della regia come Federico Tiezzi, Carmelo Rifici, Valerio Binasco, solo per citarne alcuni. Una stagione che può soddisfare sia l’appassionato che vuol vedere un testo che già conosce ma anche chi vuol vedere cosa nuove sulla scena.
Non avete lasciato spazio alla sperimentazione.
Grandi sperimentazioni non ce ne sono perché anche la Locandiera che cura Antonio Latella che di solito dissacra i testi in questo caso ha rispettato fedelmente la tradizione. Anche perché le cose più innovative si fanno con la stagione del Funaro che per tradizione, anche per le caratteristiche dello spazio, presenta cose diverse e, appunto, innovative. Naturalmente nella programmazione dobbiamo tenere conto del nostro pubblico.
Per la stagione dei Concerti abbiamo avvicinato il direttore musicale nonché fondatore dell’Orchestra Leonore Daniele Giorgi.
Giorgi, quali i fiori all’occhiello in questa stagione?
Noi siamo molto entusiasti e non vediamo l’ora di Cominciare. Questa stagione si regge su tre grandi pilastri anche per la ricorrenza dei dieci anni della fondazione dell’orchestra Leonore che festeggeremo in apertura di stagione eseguendo la nona sinfonia di Beethoven, il Don Giovanni di Mozart proseguendo con il progetto Mozart Dal Ponte iniziato l’anno scorso con Così Fan Tutte. Fra gli ospiti ne avremo uno particolarmente importante: Jordi Saval che eseguirà un celeberrimo capolavoro che tutti conoscono, i concerti per violino noti come le Quattro Stagioni.
Si ritiene soddisfatto per le scelte compiute?
Se non lo fossi per quanto ho detto, anzi sarà molto impegnativo trovare qualcosa di altrettanto valido per il prossimo anno. Abbiamo costruito un bel percorso e mi sembra che il pubblico abbia capito cosa cerchiamo di fare. Un programma fra l’altro arricchito dalla ripartenza del progetto Foema che si era interrotto durante il primo lockdown per cui ci sono tutti i presupposti per continuare a crescere insieme al pubblico.
Come si è detto, il teatro Manzoni nel tempo è diventato Teatri di Pistoia poi Fondazione e ha ottenuto dal Ministero la nomina di teatro di produzione.
Gianfranco Gagliardi è il direttore generale. Direttore, quali problemi ha comportato e comporta gestire un’associazione che deve occuparsi di tutto il territorio della provincia?
Comporta grandi sfide ma c’è la volontà e consapevolezza di concorrere con il territorio, le istituzioni e i singoli cittadini a costruire un percorso di avvicinamento al teatro ma più in generale alla cultura con contenuti unificanti che coinvolga tutto il territorio.
Per quanto riguarda la necessaria ristrutturazione del teatro Manzoni, quali sono le difficoltà da affrontare e quando inizieranno i lavori?
Si tratta di una ristrutturazione inevitabile per la vetustà del teatro. La raccolta delle risorse è arrivata a conclusione perciò i lavori potranno cominciare, prevedibilmente nell’estate del prossimo anno. La chiusura non sarà breve, due anni abbondanti, ma poi avremo un gioiello consegnato alla città per un tempo molto lungo rinnovato e arricchito nelle dotazioni e quindi potenzialità per il futuro.
La sua chiusura comporterà degli sforzi di collocazione della programmazione.
Ci vorrà un ulteriore sforzo di immaginazione senza andare in altre province ma immaginare contenuti a misura dei teatri diversi dal Manzoni. Una sfida che ci imporrà sperimentazioni diverse.
Le dimensioni dei teatri che fanno parte del circuito della Fondazione forse chiederanno più repliche per soddisfare il vostro pubblico.
In questo momento è un ragionamento prematuro ma certamente, anche per gli standard ministeriali che dobbiamo raggiungere, è probabile che spettacoli di qualità possano giovarsi di maggiori repliche. È un percorso avviato sul quale stiamo lavorando. Colgo l’occasione per dire che la campagna abbonamenti è incoraggiante e ci sembra che la voglia di teatro, nelle sue varie declinazioni, ci sia. Finita questa fase ci concentreremo sul futuro con queste nuove sfide che ci attendono.










