di Andrea Pisaneschi

PISTOIA – Per i miei coetanei, ormai quella generazione nata verso la fine degli anni ’80 e oggi vicina a quei fatidici “anta”, il cosiddetto Luglio pistoiese rappresentava un periodo di festa, atteso quasi più del Natale, caldissimo, chiassoso e con qualche eccesso, durante il quale la città fremeva e si organizzava per accogliere turisti da tutta Europa. Una città che in quel periodo ospitava leggende della musica internazionale del calibro di Bob Dylan e Carlos Santana. Oggi (quasi) tutto quel clima non esiste più. Non voglio indagare sul declino della musica blues, il “passare di moda” di un genere musicale e la sua attrattività o meno. E’ normale: nulla dura per sempre, tanto meno un genere musicale e la passione per esso.

L’abilità risiede nella capacità di rinnovarsi e la domanda che oggi dovrebbe porsi chi amministra la città di Pistoia è la seguente: che importanza diamo al “Luglio pistoiese” e al suo festival? Che valore aggiunto può portare alla città di Pistoia?
Fare una passeggiata nel centro storico e nelle sue zone limitrofe, per tutto il periodo del Luglio pistoiese, mattina, pomeriggio e sera, trasmette purtroppo una sensazione di desolazione e un sentimento di nostalgia per un tempo che non c’è più. Da troppi anni ormai ci siamo rassegnati al declino, a vivere di ricordi, come se la nostra città non avesse via d’uscita tra l’incudine (Lucca) e il martello (Firenze), incapace di riprendersi quel posto che gli spetta(va) in Toscana e nel mondo, con gli occhi adeguati ai tempi che cambiano.
Che idee hanno gli assessori competenti per la città di Pistoia e per il Luglio pistoiese? A parte l’impegno e l’attenzione in materia da parte della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, quali sono le proposte culturali pensate in autonomia dall’assessore alla cultura per includere la città di Pistoia e il suo territorio in un percorso turistico serio, a livello delle altre città toscane, e per rendere la città veramente appetibile? Quali sono le attrattive esclusive che offre il territorio pistoiese e perché, in mancanza di ciò, un turista dovrebbe scegliere di visitare Pistoia e la sua montagna, piuttosto che un’altra città in Toscana?
In un mondo a elevata concorrenza, in una delle regioni più belle del mondo, non si può prescindere da un’esclusività nell’offerta. Siamo davvero sicuri che i dati sul turismo in città (in termini di pernottamento) siano così buoni come vengono decantati dall’assessore competente? Siamo certi che i numeri dei pernottamenti (media 2,2 notti) producano altrettanta ricchezza per il commercio e lo sviluppo della città e non siano legati al fatto che un turista, per visitare Firenze, Lucca, Siena, non decida di pernottare a Pistoia per pura convenienza economica e non per una decisione di visitarla?
Sul lato del commercio cittadino, come sosteneva qualche giorno fa un noto assessore, è davvero tutta colpa di Amazon se ci sono decine di locali e negozi vuoti o sfitti in tutto il centro cittadino? Possiamo immaginare di stoppare un fenomeno di acquisto globale con appelli su Facebook? O forse la responsabilità risiede in coloro i quali, ormai da 6 anni al governo della città, non riescono a immaginare un modo diverso di vivere lo shopping o non hanno idee sul come si possa creare anche turismo anche intorno allo shopping (che esiste e in Italia ha numeri altissimi).
Il fallimento del Luglio pistoiese di quest’anno, sotto il profilo delle ricadute economiche, confermato anche da molti ristoratori e commercianti intervistati dai media locali (esclusa la bellissima serata della “Notta Rossa”, organizzata grazie all’impegno dell’Avis Pistoia), è un dispiacere per tutti noi pistoiesi che amiamo la nostra città, ma è purtroppo il prodotto di una scelta, da parte dell’amministrazione comunale, di rinunciare a esercitare il ruolo che gli spetta, ovvero quello di governare la città con idee e proposte, coordinando e facendo sintesi tra gli interessi e le visioni anche contrastanti degli attori coinvolti, preferendo piuttosto mantenere quel vizio, che appare ormai annoiare, di addossare colpe, per ciò che non funziona, a coloro che hanno governato prima di loro, senza riuscire a proporre una propria idea per la città.










