mercoledì, Settembre 9, 2026

Questo Pd non somiglia a quello che contribuimmo a far nascere

di Chiara Innocenti

PISTOIA – Ho comunicato ai dirigenti del Pd a livello locale, regionale e nazionale il mio intendimento di dimettermi da tutti gli organismi dirigenti del Partito Democratico cui appartengo.

Chiara Innocenti

Non avendo ancora la tessera del 2022, non mi è possibile restituirla.

Preciso subito che questa mia scelta ha ragioni, non personali ma politiche, profondissime.

Si tratta di una scelta tutta politica, ben ponderata, che è andata con i mesi – forse con gli anni – sempre più rafforzandosi dentro di me.

E’ una scelta dolorosa, profondamente dolorosa per me, che non solo ho contribuito a fondare il Partito Democratico, ma ho soprattutto trascorso venticinque anni della mia vita – ben oltre la metà! – in un Partito, dando molto ed altrettanto ricevendo.

Tuttavia, per chi come me fa politica unicamente mossa dalla passione e dal senso civico, arriva un momento nel quale diventa necessario fare i conti con la corrispondenza fra i propri valori e convincimenti, e la proposta politica del Partito, ma forse ancor di più la scala valoriale cui esso si ispira e che a sua volta esprime.

E questo Partito non somiglia affatto a quello che, con tanti amici e compagni, contribuimmo a far nascere.

La crisi con il Partito Democratico è iniziata quando l’agibilità politica per la minoranza interna è andata assottigliandosi, fino al sostanziale annullamento, quando la disintermediazione, il leaderismo e il correntismo hanno iniziato a divenire i tratti distintivi del Partito Democratico, come lo stesso ex Segretario Nicola Zingaretti ha denunciato rassegnando le sue dimissioni.

Al contrasto di questi “vizi” del Partito, lo stesso Enrico Letta ha voluto richiamarsi al momento della sua elezione, tuttavia le recenti scelte del Partito Nazionale non sembrano affatto andare nel senso del recupero di quella identità progressista di cui il Partito Democratico ha – a mio avviso – così tanto bisogno.

Mi riferisco, in ultimo, all’atlantismo acritico cui il PD ha aderito fin dai primi momenti del conflitto in Ucraina, compiendo poi la scelta – che giudico gravissima – di votare a favore dell’incremento delle spese per gli armamenti.

Non si tratta di esprimere un pacifismo di maniera (e tuttavia ritengo il movimento pacifista una grande ricchezza di questo Paese), ma di comprendere che la sfida per la pace passa, semmai, da un’Europa più forte, con una politica estera comune e in grado di svolgere quel ruolo di mediazione che la storia e la geografia le affidano naturalmente.

La politica comune, appunto, non le armi dei singoli Stati.

Purtroppo, a queste scelte, che sempre più mi hanno allontanato dal PD, se ne sono aggiunte altre, compiute a livello locale, che hanno reso impossibile, per me, proseguire in questa esperienza: per appartenere a un Partito, bisogna infatti innanzitutto sentirsi parte di esso, e così non è per me da molti mesi.

Voglio sgombrare il campo, con la chiarezza che mi è propria, da illazioni e supposizioni: la ragione che mi ha portato a questa conclusione non attiene affatto al merito della scelta della candidata Sindaca, a cui auguro tutto il meglio possibile.

Quello che non ho condiviso, e che mi rende impossibile continuare la mia militanza, riguarda, sul piano del merito, la coalizione di cui il PD è il perno: una coalizione nel cui orizzonte valoriale, con la mia storia e cultura chiaramente progressiste, non mi è possibile riconoscermi.

Ma a questa questione di merito se ne affianca una di metodo, forse ancor più profonda, che riguarda il percorso seguito nei travagliati mesi che hanno portato alla rottura con l’area progressista della coalizione.

Una rottura ed un cambio di coalizione che si sono consumate, entrambe, senza il sostanziale coinvolgimento degli organismi dirigenti, i cui componenti sono stati costretti troppo spesso ad acquisire informazioni attraverso la stampa.

Fino all’ultimo atto: la presentazione pubblica della lista prima di comunicarla, nella sua composizione integrale, ai componenti dei gruppi dirigenti.

Un coinvolgimento pieno e non ritualistico di tutto il Partito avrebbe prodotto ciò che questa campagna elettorale, difficile e dall’esito non scontato, richiede: una mobilitazione vera e profonda, che può nascere solo dal sentirsi parte di una comunità che l’unità, cui spesso ci si richiama, l’ha praticata ed agita davvero, come strumento e non come fine.

Infine, il tema della comunità e delle regole, così ben enucleate dai nostri documenti fondativi (Statuto e Codice Etico), eppure troppe volte non applicate con il rigore necessario a dare piena attuazione a quei documenti.

Ed anzi, troppe volte di fronte alla richiesta di applicare pienamente quelle regole, mi sono trovata di fronte ad un muro, con l’accusa di attentare all’unità del Partito.

Che, invece, va costruita – questa è la mia cultura politica – nel confronto quotidiano fra componenti, accompagnato da un reciproco riconoscimento e dalla pratica dell’ascolto attivo e del dialogo.

Le mie ultime parole voglio dedicarle ai Compagni del Circolo di Pontelungo-Spazzavento, da cui mi sono sentita sempre accolta, ascoltata, coinvolta. Nonostante le spigolosità del mio carattere, e soprattutto quando la differenza di vedute fra noi ha rappresentato un’occasione di reciproco accrescimento.

Sono stati mesi belli, quelli trascorsi nel mio Circolo.

Questa lettera, la cui lunghezza è direttamente proporzionale al dolore che accompagna la mia scelta – dolore più che politico, perfino personale – solleverà molte critiche, ne sono consapevole.

Si dirà che questo era il momento meno opportuno per assumere questa decisione.

Tuttavia, ritengo che non ci sia momento migliore di questo: non sarebbe stato eticamente tollerabile, per me, fingere adesione ad una campagna elettorale in un contesto che non condivido, perché, ora più che mai, la vita mi chiama ad un impegno: poter trasmettere il valore della perfetta coincidenza fra il sentire, il pensare, il dire e l’agire.

A questo ho improntato il mio impegno politico, ed a questo non posso sottrarmi proprio ora.

Auguro a tutti voi un buon lavoro, nella speranza che le relazioni personali, ove fecondamente coltivate in questi anni, non siano confuse col piano politico, come troppo spesso capita.

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