martedì, Settembre 8, 2026

“Ragazze che scrivono poesie”: un dialogo con Alba Donati a Lo Spazio

PISTOIA – Lo spazio della libreria Lo Spazio, perdonate il gioco di parole, è stato appena sufficiente a contenere il numeroso pubblico intervenuto per ascoltare Alba Donati venuta per presentare il suo ultimo libro “Ragazze che scrivono poesie” edito da Einaudi.

Di lei ci eravamo già occupati quando siamo andati a trovarla a maggio di quest’anno, nel suo regno: la Libreria Sopra la Penna, nel piccolo paese di Lucignana in Garfagnana.

Moderatori dell’incontro la professoressa di italiano Sabrina Zini e il giornalista e scrittore Wlodek Goldkorn, per molti anni responsabile culturale de L’Espresso, entrambi amici di Alba. A lei abbiamo rivolto alcune osservazioni e domande:

Questa non è la prima volta che vieni a Pistoia.

No, ci risponde, è l’ennesima. Ero amica di Piero Bigongiari, molto amica di Paolo Fabrizio Iacuzzi, ho vinto il premio letterario internazionale Ceppo, quindi insomma ho una grande frequentazione di questa città. Una delle mie migliori amiche, Sabrina, è di Pistoia.

Alba Donati e alcuni scatti della presentazione del libro “Ragazze che scrivono poesie” alla libreria Lo Spazio di Pistoia (fotografie di Stefano Di Cecio)

Qui alla libreria Lo Spazio è la seconda volta, oggi per la presentazione di un libro di poesia?

Non è un libro di poesia, ma un libro che racconta la vita di alcuni poetesse con vite molto eccentriche che ho studiato a lungo per ricavarne poi una sintesi densa della vita stessa. Lo sono anche io nello scrivere. Le donne di cui parlo erano piene di tante cose, ed io ho cercato per ogni personaggio di tirar fuori un quid, l’essenza. 

Quante sono queste poetesse? 

Cinque, poi c’è un sesto capitolo che è un po’ una sorpresa, compare un’altra poetessa, ma non è conosciuta, invece le prime cinque sono molto conosciute di varie nazionalità. Una è italiana ed è Antonia Pozzi, poi c’è Emily Dickinson, Anna Achmatova, Wislawa Szymborska, Sylvia Plath. Ovviamente non le ho conosciute, alcune per motivi anagrafici. Avrei potuto conoscere Sylvia Plath se non si fosse suicidata a trent’anni. Wislawa Szymborska non l’ho mai incontrata, ma nemmeno avrei voluto perché l’amavo troppo. Per me era un mito assoluto e se l’avessi incontrata sarei stata zitta imbambolata come una cretina. 

Le hai studiate a fondo però. 

Eh sì, soprattutto quello che hanno scritto su di loro, le biografie, non c’è niente di inventato in quello che scrivo io. Questo libro ha uno stile tra il saggio e la narrazione ed è il secondo che si aggiungono ai miei quattro libri di poesia. 

Si tratta di un libro recente? 

Sì, uscito il 4 novembre, non è la prima presentazione, altre le ho fatte a Lucca, Firenze, Prato e oggi a Pistoia, a Lucignana la farò d’estate.  

Qualcosa da aggiungere su questo lavoro? 

Spero che la gente non si fermi alla parola poesia perché hanno tutti paura di questa parola come se fosse qualcosa che non si capisce. Qui prevale il racconto di una vita che poi ha prodotto delle poesie meravigliose. Ma di fronte a questo timore il libraio è preparato, i librai sono molto preparati su questo. Nessuno dirà questo è un libro di poesia o sulla poesia, è un libro, tanto per fare un paragone, come “Le Vite” scritto da Vasari nel 1550 sulle celeberrime biografie di artisti. Un racconto di vite altrui in cui però c’è molto di chi scrive. Ovviamente si parla di poetesse, non sono delle sarte ma cuciono perfettamente dei vestiti eccezionali. 

C’è qualcosa che le accomuna? 

Sicuramente un forte senso della propria identità legata alla poesia. Queste cinque donne, fatta eccezione per una, non si sono realizzate, Dickinson ha scritto 1700 poesie e nessuna è stata pubblicata mentre lei era in vita. E’ diventata un mito dopo che è morta. Stessa cosa per Sylvia Plath. Nonostante tutto portavano avanti questa battaglia di farsi riconoscere in quanto poetesse perché quella era la loro identità, questo le accomuna tutte. L’espressione della poesia era centrale nella loro vita. 

Il fatto di non essere riconosciute in vita per la loro attività è un problema legato al genere? 

Molto. Nel libro c’è una categoria che io chiamo i cretini che sono tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrare queste grandi donne e non hanno capito nulla della loro poesia. 

Abbiamo infine chiesto a Wlodek Goldkorn qual è stato il motivo per cui ha accettato di moderare l’incontro: “Sono stato per molti anni capo redattore di di cultura dell’Espresso, scrivo libri e sono venuto qui per presentare questo ultimo lavoro di Alba Donati per due motivi. Il primo perché è un’amica e mi sembra giusto parlare dei libri degli amici e delle amiche, il secondo perché è un libro molto bello, molto personale. Soprattutto perché, parlando delle poetesse, ci fa capire che esiste un’alternativa alla realtà in cui noi viviamo oggi, molto dura e schiacciata sul quotidiano, sulla paura.

Esiste un’altra possibilità, quella di lavorare e vivere immaginando altri mondi, sognarli e usare una retorica diversa rispetto a quella brutale che viviamo. Parlare da maschio è difficile la nostra è una prevaricazione sulle donne che risale probabilmente da quando esiste l’umanità o qualcosa del genere. E’ molto bello, importante, intrigante, interessante sentire le voci delle donne e leggerle perché sono voci che ti dicono qualcosa di nuovo, ti aprono ad altre possibilità.

La letteratura serve a questo, capire e sentire che ci sono altre possibilità, altre parole che noi magari non usiamo”.

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