di Andrea Mori
PRATO – “Con i cinque Sì, dal giorno dopo cambiano le condizioni materiali di vita di milioni di lavoratori. I loro diritti sono subito riconosciuti”. È la frase sottoscritta da tutti i presenti questa mattina alla conferenza stampa per il lancio della campagna referendaria della Cgil, una due giorni di mobilitazione nazionale chiamata ‘Futura 2025’ che a partire da venerdì 11 aprile, da Milano, arriverà il giorno successivo in tante altre piazze del Paese.

Per quanto riguarda Prato l’appuntamento è in piazza Mercatale (sabato) dalle 15.30 alle 18.30: confronti, musica e teatro nel Largo pedonale. “La manifestazione – spiega il segretario generale della Camera del Lavoro Lorenzo Pancini –, sarà aperta da una band musicale e chiusa da uno spettacolo. Nel mezzo due incontri, uno sulla cittadinanza, questione particolarmente avvertita in una provincia dove la percentuale di stranieri raggiunge il 25%, la più alta in Italia, l’altro sulla sicurezza, con la nostra città che ha pagato un alto tributo”.
Il primo avrà come protagonisti il segretario generale toscano Spi Cgil Alessio Gramolati, Arjana Salimusaj dei Giovani Democratici e Fulvio Barni dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro; Il secondo la sindaca Ilaria Bugetti, il segretario generale della Camera del Lavoro Lorenzo Pancini e un familiare di Sabri Jaballah, il giovane operaio morto nel febbraio 2023, due mesi prima di Luana D’Orazio, schiacciato come lei da un macchinario: una memoria – dice Pancini – che non può essere dispersa.”
In chiusura l’attore comico Andrea Muzzi reinterpreterà a suo modo i cinque quesiti referendari.
L’obiettivo è naturalmente quello di raggiungere anche a Prato e provincia il quorum (la quantità, in numeri o in percentuale, dei voti espressi o dei votanti, richiesto perché una elezione o una delibera sia valida ndr.) superando la soglia del 50% + 1. “Faremo di tutto – afferma Luciano Lacaria, segretario generale Spi Prato – per riuscire a ‘riempire’ le urne e i seggi. Questi sono referendum che danno diritti, da subito. Noi pensionati, noi Spi Cgil, siamo impegnati come nonni e genitori per garantire il futuro dei nostri giovani”.
“Dovremo lavorare sodo per portare a votare almeno il 50% + 1 degli aventi diritto – riprende la parola Pancini –, vuol dire almeno 90mila cittadini in tutta provincia che sono sparsi sulle 242 sezioni elettorali presenti sul territorio.”
Diritti e futuro sono i concetti espressi da Luca Roti, Pax Christi (“la pace non è soltanto assenza di guerra, ma anche giustizia sociale, accoglienza, solidarietà”), da Franco Betti, Sinistra italiana (“si tratta di rinsaldare un patto fra generazioni, che permetta di progettare l’avvenire”), e poi ancora da Antonio Potenza, Auser (“è un voto per dire che non si può continuare a morire sul lavoro”): sabato in piazza Mercatale ci saranno anche loro, tre delle associazioni che hanno aderito al Comitato referendario pratese che insieme alla Cgil comprende anche Anpi, Arci, Federconsumatori, Coordinamento democrazia costituzionale, Libertà e Giustizia, Libera, Pd, Sinistra civica ecologista e Rifondazione comunista.
Ma vediamo i quesiti nel dettaglio
1) Stop ai licenziamenti illegittimi
Nelle imprese con più di 15 dipendenti, i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo essere stati licenziati in maniera illegittima. Sono oltre 3 milioni e 500mila, ad oggi, – e aumenteranno nei prossimi anni – le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui il giudice dichiari ingiusta ed infondata l’interruzione del rapporto. Quello che viene chiesto è l’abrogazione di questa norma, così che possa essere dato uno stop ai licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo.
Il primo quesito che si troverà sulla scheda è il seguente: Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?
2) Più tutele per i lavoratori delle piccole imprese
Nelle imprese con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo, oggi una persona può al massimo ottenere il risarcimento per 6 mesi di lavoro, anche qualora un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione rispetto al titolare. Questo limite vuole essere abrogato, come vuole essere aumentato l’indennizzo sulla base della capacità economica dell’azienda, dei carichi familiari e dell’età del lavoratore.
Il secondo quesito: Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?
3) Riduzione del lavoro precario
In Italia circa 2 milioni e 300mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Quello che vuole essere fatto è rendere il lavoro più stabile, ripristinando l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.
Il terzo quesito: Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?
4) Più sicurezza sul lavoro
Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti. Devono essere modificate le norme attuali, quelle cioè che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Devono essere cambiate le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.
Il quarto quesito: Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?
5) Più integrazione con la cittadinanza italiana
Ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter far domanda di cittadinanza italiana, cittadinanza che una volta ottenuta sarebbe trasmessa ai figli minorenni. Questa modifica costituirebbe una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineare l’Italia ai maggiori Paesi Europei, che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.
Il quinto quesito: Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?
Si preannunciano di sicuro settimane calde. La speranza è che il clima non si surriscaldi – magari – più del dovuto.



