di Thomas Gargano
PISTOIA – Elezioni regionali come un calciomercato di agosto. Protagonisti, invece di ali, punte e difensori, i politici pistoiesi del Pd. Ma se il fantamercato da ombrellone calcistico appassiona i più, il dibattito sulle candidature, fatto di endorsement più o meno velati e dichiarazioni pubbliche, rischia di riguardare solo gli addetti ai lavori. Più candidati che elettori insomma, verrebbe da dire.

Al momento nella corsa per un posto in Consiglio regionale tra le fila democratiche ci sono Bernand Dika e Riccardo Trallori. Ancora niente di ufficiale, sia chiaro, ma il modus operandi è sempre lo stesso: far percepire l’emergere di questo o quel candidato come se arrivasse una spinta dalla base, e farlo, se possibile, a suon di firme, endorsement e dichiarazioni pubbliche. Si sceglie insomma di non prendersi apertamente la responsabilità di candidarsi per propria espressa volontà, preferendo la strada del “me lo hanno chiesto”.
Ma chi sono veramente i due contendenti? Sostanzialmente due facce della stessa medaglia. Per cominciare, entrambi fanno parte dello staff interno della Giunta regionale Toscana. Non due incarichi di poco conto, se consideriamo che si tratta di ruoli fiduciari che costano alle casse pubbliche un lordo di oltre 87mila euro annui.
Entrambi uomini di partito creati esattamente per fare quello che stanno facendo, ovvero essere classe dirigente. Alla faccia di chi da anni sostiene che i partiti non siano più in grado di formare nuovi quadri. Lo sono eccome, e il loro percorso ne è la dimostrazione lampante.
Tutti e due sono partiti da zero e sono destinati, prima o poi, a una poltrona più importante di quelle che attualmente ricoprono o hanno ricoperto. Li differenzia un non trascurabile abisso generazionale, dieci anni: Dika classe 1998, Trallori classe 1988. Un decennio che significa molto sia per cultura politica che per pubblico di riferimento.
Certo l’ascesa di Dika è stata mirabolante. Si può dire che è stato letteralmente catapultato nel “mondo dei grandi” con una precocità senza precedenti. Inizia da bambino sulle orme del sindaco di Larciano Antonio Pappalardo, diventando a soli 14 anni coordinatore del comitato a sostegno di Pier Luigi Bersani. Poi l’esplosione. Presidente del Parlamento degli studenti della Toscana dal 2015 al 2017; a 19 anni viene nominato da Matteo Renzi membro della direzione nazionale del Pd; dal 2020 ad oggi è portavoce del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, oltre ad aver ottenuto, nel 2016, il titolo onorifico di Alfiere della Repubblica. Non si può certo dire che abbia fatto la gavetta, insomma.
Al contrario di Trallori, il quale è iscritto senza (pubblici) tentennamenti nel Pd dalla sua fondazione nel 2007. Diciotto anni di militanza nei quali si sono alternati nove segretari nazionali e quattro provinciali (escluso il suo mandato) con visioni politiche spesso agli antipodi. Lui però è rimasto sempre lì, a volte al comando, a volte spettatore in attesa di tempi migliori, mai distante. Come? Appoggiando e appoggiandosi a chi ha mosso i fili del Pd locale e provinciale nell’ultimo decennio. Su tutti Caterina Bini, non molto tempo fa esponente di primo piano del Pd (prima Margherita), già consigliere regionale, parlamentare e senatrice della Repubblica.
Se Bernand Dika è la fotocopia del primo Matteo Renzi (tanto che la somiglianza tra i due, sia lessicale che nelle movenze, è a tratti sbalorditiva) Trallori lo è di Caterina Bini. È stato il suo alter ego a Pistoia e provincia per molti anni, ricoprendo ruoli apicali nella gestione del partito a livello provinciale. Fondatore e primo segretario provinciale dei Giovani Democratici, ma soprattutto responsabile organizzazione del Pd provinciale dal 2010 al 2016. Qui è nato Riccardo Trallori, qui si è formato e ha tessuto la tela che lo ha portato ad essere quello che è oggi.
Ha girato in lungo e in largo tutta la provincia, dall’Abetone ai confini profondi della Valdinievole, rinunciando spesso a svaghi e vita privata, senza mai tralasciare gli studi in Scienze politiche. Negli anni ha partecipato ad ogni riunione, festa, dibattito o evento. Sempre presente, disponibile, pronto a risolvere, ad assicurare impegno per questo o quel problema, facendosi portavoce dell’impegno regionale o nazionale a seconda del momento. Sempre con il sorriso. Ha ereditato un vecchio metodo di fare politica tipico delle organizzazioni giovanili popolari e non solo, coltivando e tenendo viva una vecchia rete di contatti già ben oliata in precedenza da altri. Lui è entrato in punta di piedi ereditandola. A modo suo non si è mai catalogato, e proprio per questo è sempre riuscito a muoversi e dialogare con tutti, democristiani e comunisti per intenderci.
I risultati del suo lavoro non si fanno attendere, e nel 2012, nella corsa di Samuele Bertinelli a sindaco di Pistoia, viene eletto in Consiglio comunale, la sua prima e fin ora ultima esperienza amministrativa. A palazzo di Giano, pur ricoprendo la presidenza della Commissione attività produttive, non ha lasciato il segno, complice anche un rapporto non facile con il primo cittadino che lo ha relegato spesso ai margini. Eppure le premesse per essere il nuovo astro nascente della politica locale c’erano tutte, considerando le 567 preferenze personali ottenute. Così non è stato e la sua esperienza si chiuderà dopo un solo mandato.
Nonostante questo, è continuata, brillante, la sua scalata interna al Pd. Segretario provinciale nel dopo Niccolai a partire dal 2016 e un ruolo sempre più centrale nella direzione del partito a livello regionale. Il tutto rimanendo più o meno indenne, o comunque in piedi dopo vere e proprie rivoluzioni politiche. Nel lacerante dibattito interno al Pd, Trallori ha saputo muoversi cavalcando sempre il cavallo giusto; veltroniano, franceschiniano, bersaniano, renziano, schleiniano e così via. Il tutto senza troppi problemi di sorta, con grande naturalezza.
I primi tentennamenti, dai quali esce ammaccato ma sostanzialmente indenne, solo nel 2017, quando un centrosinistra dilaniato da faide interne consegna per la prima volta la guida del Comune di Pistoia alla destra di Alessandro Tomasi. A quelle elezioni, per scelta, imposizione o visione, Trallori non parteciperà. Poi nel 2018, dopo la disfatta alle elezioni politiche, rassegna le dimissioni da segretario provinciale per poi prendersi una “pausa” nel 2019.
Sembra la fine, ma è solo l’inizio. Nel 2020 riemerge come capo segretaria dell’assessore regionale di estrazione democristiana Stefano Ciuffo, il preludio che gli consente di concentrarsi nella lunga preparazione alla fase attuale, quella del grande salto.
Come andrà a finire sembra già scritto, anche se restano da chiarire molti contorni, soprattutto dentro al Pd. Qui le scintille già ardono ed è in corso una sanguinosa faida interna che ruota tutta intorno a questi nomi, in una conta interna che si combatte a suon di raccolte firme, appelli, sostegni e chi più ne ha più ne metta.
Da una parte il giovane vecchio Bernard Dika, fresco d’età ma navigato politicamente, che ha incassato l’appoggio della maggior parte dei giovani Pd, di una parte della sinistra del partito, di qualche vecchio “arnese” della politica locale e dei renziani, dentro e fuori dal Pd, che continua il suo tour in perfetto stile Giani; dall’altra il “vecchio giovane” Riccardo Trallori, appoggiato da una lista di sostenitori che si fa sempre più fitta, tra i quali però curiosamente figurano pochi di quei giovani che lo avevano lanciato all’inizio della sua carriera.










