di Giacomo Martini
BOLOGNA – Dal dicembre scorso, la Regione Emilia e Romagna ha un nuovo governo guidato da Michele De Pascale. Le priorità del mandato, indicate dal governatore il giorno dell’insediamento, sono difesa della sanità pubblica, messa in sicurezza del territorio, attenzione al consumo di suolo.

Abbiamo interpellato Marta Evangelisti, capogruppo di FdI nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Per anni è stata vicesindaco e assessore nella giunta del Comune di Granaglione.
Da poco si è insediata la nuova giunta regionale, che cosa si aspetta per il nostro Appennino che ad oggi non ha avuto risposte adeguate ai propri problemi?
Dalla nuova Giunta mi aspetto che finalmente si occupi della montagna. Venerdì scorso, abbiamo assistito alla presentazione delle linee programmatiche della nuova Giunta, speriamo non sia il classico libro dei sogni già letto negli anni passati. Sicuramente l’inizio non è stato confortante, di concreto non è stato detto nulla.
Quali sono oggi per lei le priorità per garantire una ripresa socio-economica dell’Alto e medio Reno?
Le aree montane vivono da molto tempo una situazione di progressivo impoverimento in termini di popolazione e di aziende, che potrebbe essere attenuata da una seria politica di sviluppo infrastrutturale. L’Alto e medio Reno, da anni vivono una situazione di stallo. Sono numerose le promesse che sono state fatte dalla passata Giunta, ma in concreto abbiamo visto ben poco. Mi riferisco soprattutto alle infrastrutture, allo sviluppo delle comunicazioni telematiche, alla sanità, alla cura del territorio. Mi aspetto misure concrete, finanziamenti e meno ideologia, anche a livello di amministrazioni locali.
I comparti più a rischio sono il termalismo, la meccanica e il turismo in generale. Per il termalismo sembra essere fallita l’ipotesi INAIL, per la meccanica la storica DEMM è in cassa integrazione da più di 15 anni, da mille dipendenti che erano, sono rimasti in 120.
Sulle ragioni del fallimento dell’ipotesi INAIL per le Terme bisogna chiedere a chi ha condotto le trattative. C’era la Regione, c’era la politica locale tutta, c’erano le associazioni. Oggi tutti zitti. Perché? La profonda crisi delle storiche aziende presenti in Appennino è un dato che ci rattrista molto, che in alcuni settori sconta problematiche nazionali e internazionali e che qui si ripercuote con più forza. Urge un serio e cospicuo investimento che valorizzi le aree montane ed interne, che sia in grado di attrarre capitali privati volti alla riqualificazione anche delle realtà produttive già esistenti.
Le vie di comunicazione: strada e ferrovia, ma anche il web. Troppi cittadini sono esclusi dalla comunicazione telematica.
Purtroppo questa è una triste realtà. Le infrastrutture di trasporto sono abbastanza datate nel tempo. Un sistema moderno, veloce e snello agevolerebbe non di poco i collegamenti, sia per un rilancio turistico e sia per quello economico. Ad esempio, da anni si parla della Bretella Reno-Setta, nonostante siano stati commissionati studi, nonostante la Regione sia stata più volte invitata a considerare l’opportunità di realizzare quell’opera anche al fine di salvaguardare e rilanciare il tessuto economico-produttivo e di conseguenza l’occupazione dell’intera Vallata del Reno, ancora non è stato fatto nulla. Adesso abbiamo provato a fare un contributo fattivo noi e pure gli imprenditori si sono attivati. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, negli ultimi anni ha subito un abbassamento della qualità del servizio. I collegamenti sono spesso stati oggetto di cancellazioni, accorpamenti e rimodulazioni. La linea passante Porretta-Pianoro, ha prodotto solo disagi all’utenza, in quanto non è in grado di rispondere in modo adeguato alle reali esigenze delle comunità servite e andrebbe sospesa, fino a quando non vi sarà il raddoppio del binario, che la Regione, dopo averlo tolto in molti tratti, ha chiesto il ripristino al Ministero solo un anno fa. Discorso a parte vale per la comunicazione telematica. Bonaccini aveva promesso ingenti investimenti per l’Appennino in tema di banda larga. Solo promesse. La copertura Internet è molto diversa a seconda dei territori e della loro distanza dai maggiori centri abitati. I cittadini residenti nelle aree montane sono considerati di serie B.
Dissesto idrogeologico, un vero e proprio incubo incombe sulla nostra vita quotidiana.
Gli eventi catastrofici degli ultimi anni hanno mostrato chiaramente la necessità di innalzare il livello di protezione dai fenomeni rispetto a quelli previsti dalla pianificazione vigente, semmai questa ci sia stata. C’è bisogno di una nuova visione di cura del territorio, più concreta e meno ideologica. Da sempre l’uomo è stato custode del territorio, almeno in montagna. Basta con questo ambientalismo radicale, occorre un cambio delle politiche, appunto.









