di Susanna Daniele
PISTOIA – “Riccardo III” è il quarto capitolo della tetralogia shakespeariana iniziata con Enrico VI, prima, seconda e terza parte.
La storia segue la scalata al trono di Riccardo, duca di Gloucester, uomo senza scrupoli, seduttore, malvagio, deforme nel corpo e ancora di più nell’anima. Riccardo fa tutto ciò che è in suo potere per poter raggiungere l’unico obiettivo della sua vita: diventare re d’Inghilterra eliminando chiunque sia di ostacolo alla sua ascesa al trono.

Riccardo genera intrighi per raggiungere il potere, calpestando i legami tra fratelli, cognati, giovani nipoti, nemici e amici: è il “villain” perfetto.
Nel Riccardo III di Latella il protagonista non è deforme, al contrario è un uomo affascinante, è l’incarnazione del male che seduce e annienta.
Nell’adattamento della tragedia a cura di Federico Bellini e dello stesso Latella, viene inserito un nuovo personaggio, il Custode (del giardino?) che assume la veste di coprotagonista. Del terribile personaggio di Riccardo III, emblema dell’aspirazione all’onnipotenza del potere, Latella pone l’accento sulla sensualità e sulla voglia di sedurre di un damerino in abiti settecenteschi, con i costumi firmati da Simona D’Amico.
Un tronco cavo di albero, attorniato da piante e fiori posto al centro della scena nella scenografia di Annelisa Zaccheria, è il luogo da cui nasce la serpe, Riccardo. Sul fondo del palcoscenico un sipario trasparente e dietro un altro sipario verde. Le quinte non ci sono, le pareti laterali del palcoscenico sono a vista. I fari sono esposti ai lati della scena e gli attori uscendo di scena rimangono in vista lateralmente, o dietro il fondale trasparente, pronti a tornare sul palco e nella mente del protagonista.
Teatro nel teatro: questa la scena fissa del Riccardo III di Shakespeare per la regia di Antonio Latella. Nel finale, compaiono sul palcoscenico la macchina del fumo e una pistola, quest’ultima forse citazione del teatro cechoviano.
Nel complesso, l’impressione che rimane dopo due ore e quaranta di spettacolo, è che le scelte registiche siano fredde e poco comprensibili allo spettatore. Nonostante gli attori siano dotati di microfono, la recitazione, troppo serrata, è per questo in alcuni tratti poco chiara. Anche la scelta di far recitare in alcune scene gli attori a testa bassa e di spalle al pubblico non aiuta lo spettatore ad apprezzare un testo oggettivamente complesso per intreccio e numero dei personaggi.
La prova di Vinicio Marchioni/Riccardo in alcuni momenti chiave, ad esempio durante l’incubo che vive prima della battaglia o nel monologo finale a luci accese in sala, è notevole quando interpreta il ruolo con sobrietà.
All’altezza tutti gli altri interpreti: Silvia Ajelli, Sebastian Luque Herrera, Luca Ingravalle, Stefano Patti, Annibale Pavone, Andrea Sorrentino, Flavio Capuzzo Dolcetta.
Un plauso particolare alle attrici Giulia Mazzarino nei panni di Anna, Candida Nieri nel ruolo di Margherita e Anna Coppola nelle vesti della vecchia Duchessa madre.










