mercoledì, Settembre 9, 2026

Rifiuti urbani: quanto sono circolari le economie di Prato e Pistoia?

di Enrico Becchi

PRATO– Si riduce il consumo di risorse naturali e l’utilizzo di energia. Si diminuisce l’inquinamento di aria, acqua e suolo, e si rallenta il cambiamento del clima riducendo le emissioni di gas serra. C’è più di un ottimo motivo per abbassare la quantità di rifiuti che produciamo. Senza contare che solo noi umani generiamo rifiuti, il resto della natura vive secondo un’economia circolare fin da quando è nato.

Ma allora quanto sono circolari le province di Prato e Pistoia?

I rapporti di Ispra (“Rapporto Rifiuti Urbani” dell’Ispra Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e Arr (Agenzia Recupero Risorse) non forniscono dati così specifici, e nemmeno l’Annuario di Arpat.

Però sappiamo che la produzione di rifiuti pro-capite, a Prato, nel 2019 è di 637 kg, più alta dei due anni precedenti, mentre a Pistoia è di 541 kg, più bassa rispetto a 2018 e 2017. La raccolta differenziata tocca il 73.2% a Prato nel 2020, più bassa del 2019 ma più alta degli anni scorsi; a Pistoia, invece, negli ultimi quattro anni è stata oscillate, e al 2020 è al 56%.

A Prato, nella raccolta differenziata domestica, ai primi 3 posti troviamo carta, organico e plastica, mentre a Pistoia organico, carta e vetro. Fra gli ingombranti pratesi dominano il legno, i Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e gli scarti, mentre fra quelli pistoiesi il legno, i Raee e i metalli.
Curioso il dato sui residui della pulizia stradale avviati a recupero: su tutti i Comuni della Toscana, Prato e Pistoia si piazzano al 3° e 4° posto per quantità dopo Firenze e Lucca.

La situazione europea, italiana e toscana.

Secondo l’ultimo “Rapporto Rifiuti Urbani” dell’Ispra al 2019 ogni cittadino europeo produce una media di 506 kg di rifiuti urbani all’anno. Di tutti questi, il 31% va a riciclaggio, il 27% a recupero energetico, il 24% in discarica, il18% a compostaggio e digestione aerobica/anaerobica e l’1% viene incenerito. Perciò, quanto ricicla l’Europa? Il dato che ci risponde è il tasso di riciclaggio, cioè il rapporto fra rifiuti riciclati e prodotti: al 2019, la media è del 47.7%.

In Italia, nel 2020, ogni cittadino genera 488 kg di rifiuti, di cui il 63.04% proviene da raccolta differenziata. Sul totale, il 33% va a riciclaggio, il 23% a compostaggio e digestione, il 20% in discarica, il 18.4% a incenerimento e il 5.6% a recupero energetico. Sul tasso di riciclaggio il nostro Paese supera la media europea, perché al 2019 tocca il 51.4%.

Per ultimo, guardiamo alla Toscana. La raccolta differenziata, nel 2020, segna un 62.1%, mentre ogni cittadino della Regione produce una media di 587 kg di rifiuti. Ispra non fornisce dati più dettagliati a livello regionale, tranne per quello del 4% dei rifiuti che va a incenerimento. Però, secondo le rielaborazioni di Arrr (Agenzia Regionale Recupero Risorse), nel 2019 abbiamo un 34% smaltito in discarica. Inoltre, dato che la raccolta differenziata toscana è molto simile a quella nazionale, si può dedurre che sia simile anche il tasso di riciclaggio, e quindi si parlerebbe di un 51.4%.

E allora come si inseriscono le province di Prato e Pistoia in tutto questo contesto? La produzione di rifiuti nelle due Province è più alta sia della media europea che di quella nazionale, e quella di Prato è cresciuta negli ultimi anni.

La raccolta differenziata pistoiese è ancora bassa, e la plastica pratese è ancora alta. Però Pistoia ha ridotto la quantità di rifiuti, e Prato ha una raccolta differenziata che supera già da anni l’obbiettivo regionale del 65% al 2012. Perciò dei miglioramenti nelle Province nel tempo ci sono stati, come anche a livello toscano e italiano. Ma si può fare molto di più.

Gli obbiettivi europei, al 2035, ambiscono a ottenere il 65% del riciclaggio e il 10% dello smaltimento in discarica. E l’azione quotidiana di ognuno di noi è fondamentale per ottenere questo risultato, e non passa soltanto dalla raccolta differenziata.

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