lunedì, Aprile 6, 2026

Rigenerare Pistoia: una sfida ecosistemica e democratica

di Francesco Lauria

PISTOIA – Le riflessioni scaturite dal recente incontro degli Amici della Politica dello scorso 29 gennaio e il successivo intervento di Marco Cei su Reportpistoia ci spingono a ulteriori considerazioni, così come gli esiti del convegno nazionale intitolato: “Rigenerare Democrazia” che si è svolto a Firenze il 31 gennaio scorso e i cui interventi possono essere recuperati attraverso il canale Youtube: “Il Buon Lavoro”.

In vista delle prossime amministrative ritengo che sia sempre più necessario connettere le questioni della democrazia e quelle ecologiche, inserendo nell’ecologia, anche i temi sociali ed economici.

Un politologo italiano, Carlo Galli, ha sottolineato come: “Il disagio della democrazia è l’impressione di essere finiti in un vicolo cieco, o meglio in un sentiero che non si interrompe bruscamente, ma che digrada (e si degrada) in una sorta di pista, sempre meno visibile nella giungla del nostro presente. Il disagio è l’adeguarsi, rabbioso o rassegnato, alla cattiva democrazia, alla sua pretesa necessità».

Siamo passati, anche a Pistoia, nel giro di pochi decenni da regimi democratici ‘‘relativamente’’ partecipati (in termini elettorali, di grandi partiti politici, di organizzazioni sindacali, di movimenti politici) a quelle che Colin Crouch ha chiamato «Postdemocrazie», regimi, nazioni, regioni e città nei quali: «La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve» fino ad affacciarci a oligarchie illiberali apertamente repressive con tratti fascistoidi.

Anche i recenti sondaggi ci restituiscono un quadro di possibile partecipazione al voto preoccupante, pur in un’elezione considerata “prossima” alle esigenze concrete dei cittadini e delle cittadine, senza dimenticare che partecipazione e democrazia non si vivono certamente solo con il voto ogni cinque anni.

Come ha sottolineato il Prof. Marco Deriu, aprendo l’incontro di Firenze: “In questo momento abbiamo bisogno più che mai di rilanciare l’immaginazione democratica”.

La democrazia, anche a Pistoia, non è un fatto dato, può rappresentare, piuttosto, un progetto, un percorso da condividere.

In coerenza con quanto ha sottolineato Marco Cei, su Reportpistoia, la responsabilità socio-ambientale (verso le esistenze presenti, future e di altre specie) di fronte alla crisi ecologica è diventata a tutti gli effetti la questione politica centrale del nostro tempo, anche a livello urbano, cittadino. La crisi ecologica, anche in vista delle prossime elezioni di primavera, costituisce un attrattore epocale attorno a cui si stanno ridisegnando tutte le questioni fondamentali della politica moderna: la giustizia sociale, quella tra generazioni, tra generi, tra specie.

Esiste, lo ribadisco, una profonda relazione tra la crisi ecologica e climatica e crisi della democrazia. Comprendere fino in fondo la natura di questo legame costituisce l’unica possibilità di uscire dal vicolo cieco nel quale ci siamo infilati, rilanciando programmaticamente la rigenerazione della nostra città e del suo ampio territorio (da Bottegone all’Orsigna…)

Occorre reinterpretare la questione ecologica come «vicenda politica» e la questione democratica come «vicenda ecologica».

Come ha sottolineato, durante l’incontro degli Amici della Politica, Gabriele Paolinelli la “transizione verde”, in particolare a Pistoia, può avere efficacia se consideriamo la città come ecosistema: non solo somma di luoghi, edifici, vie e piazze, ma soprattutto organismo che scambia materia ed energia con il tessuto che le sta intorno.

Paolinelli ha aggiunto che molte delle polemiche degli ultimi tempi sulla transizione verde sono dovute al fatto che, a differenza di alcune politiche industriali e di sviluppo, questo sforzo non dobbiamo delegarlo né all’Europa né all’ONU, ma deve essere perseguito da tutti, ognuno nella sua sfera di azione. E ha aggiunto che ormai la transizione non è una opzione, perché non abbiamo più il tempo di scegliere, dobbiamo solamente intraprenderla.

Non vanno dimenticati alcuni fattori della necessaria rigenerazione ecologica e democratica di Pistoia: la presenza e il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni e dei talenti (con il tema educativo che vi è connesso), oppure, al contrario, la gestione del progressivo invecchiamento della popolazione, la crisi del piccolo commercio e dei servizi, o la necessaria cura della dimensione culturale, sostanzialmente abbandonata, al di là di effimeri riconoscimenti come quello di capitale del libro, negli ultimi cinque anni.

Ripensare la democrazia in un’ottica intergenerazionale, anche in vista delle prossime elezioni, significa pertanto affermare che è realmente democratico un sistema che non depriva delle condizioni di vita e quindi delle stesse possibilità di scelta e di libertà politica le generazioni a venire.

Se la logica della democrazia rappresentativa tradizionale era quella di soddisfare le esigenze e le preferenze più immediate ed urgenti della popolazione (o quantomeno della sua maggioranza), la logica della democrazia ecologica, anche urbana, deve essere quella di garantire le condizioni di riproducibilità della vita e contemporaneamente delle stesse condizioni di libertà democratica.

Il cambiamento richiesto, a partire dalla nostra città, non potrà essere semplicemente di tipo quantitativo – “più democrazia” piuttosto che “meno democrazia”, “più partecipazione” (a proposito che fine hanno fatto le più che auspicabili primarie di coalizione?) piuttosto che “più delega” -, ma dovrà essere di tipo qualitativo o strutturale.

La domanda fondamentale non è se la democrazia sarà in grado oppure no di affrontare il cambiamento climatico e la più ampia crisi ecologica, ma con quale idea e forma di democrazia ci prepariamo a raccogliere quella sfida, a partire dalla nostra città e dall’ecosistema in cui è inserita.

La comunità pistoiese, se vuole pensarsi come una comunità ecologica e democratica, è tale se si propone di riconoscere e in qualche modo “rendere presenti” a sé stessa quelle esistenze normalmente “invisibili” e dunque più facilmente “sacrificabili” perché non pienamente riconosciute come parte della comunità stessa.

Dobbiamo: “guarire per vedere”.

Pensiamo alle donne e altri soggetti cui è delegato il lavoro invisibile di cura e riproduzione, lavoratrici e lavoratori marginalizzate/i e sfruttate/i (anche immigrati non votanti) che pagano i costi nascosti del nostro “consumo” e del nostro “stile di vita”; ma anche soggetti ancora di là da venire, perché appena nati e non in grado di esprimersi, o non ancora concepiti; pensiamo anche a soggetti non umani, appartenenti ad altre specie animali o vegetali oggettivizzati e mercificati la cui vita e bisogni non teniamo in conto.

È chiaro che non tutto si può risolvere nella città, ma da qualche luogo e in qualche tempo dobbiamo pur iniziare per rovesciare un paradigma ormai insostenibile.

Convocare e includere gli invisibili nella nostra idea di comunità non è un’operazione semplice e tantomeno meccanica, ma è la sfida ecosistemica, per tornare ad utilizzare le opportune parole di Gabriele Paolinelli, con cui costruire una cultura della partecipazione radicalmente nuova: rigenerare Pistoia, significa, infatti, vivere il futuro nel nostro presente, senza nostalgia di un tempo che non è più e mai più potrà esistere.

Possiamo, ad esempio, proporre la costituzione dal basso e con il coinvolgimento dei pistoiesi e delle pistoiese, enti intermedi compresi, in una logica di moderna sussidiarietà circolare, di un’assemblea climatica cittadina che sappia coniugare la cura dell’ecosistema, presente e in divenire, e un suo sviluppo pienamente, non solo formalmente, democratico ed ecologicamente partecipativo.

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