mercoledì, Settembre 9, 2026

“Rothko a San Marco”, l’arte di Mark Rothko in dialogo con il Beato Angelico

FIRENZE – Nella Biblioteca di Michelozzo del Museo di San Marco, Marco Cianchi, professore emerito dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, ha tenuto una conferenza dal titolo intrigante: “Rothko a San Marco”.

L’artista Mark Rothko, in realtà il suo nome era Markus Rothkowiz, nacque nel 1903 a Daugavpils in Lettonia; di famiglia ebrea-lettone, emigrò negli Stati Uniti nel 1913. Si dedicò allo studio tanto che nel 1922 ottenne una borsa di studio alla Yale University e l’anno dopo (fortunatamente per noi) decise di intraprendere la non facile “via” dell’arte.

L’Annunciazione del Beato Angelico nel Museo di San Marco (foto di Andrea Dami)

Negli anni Trenta entrerà a far parte del gruppo che ruotava attorno a Milton Avery, di cui divenne amico, la cui espressione artistica, vicina all’Impressionismo, si era evoluta con un proprio stile: importante fu l’influenza delle opere e in modo particolare dei colori di Matisse che diventeranno per Milton “astrazione cromatica” dovuta alla semplificazione, ma anche all’appiattimento delle forme del soggetto.

L’arte di Rothko si può dividere in tre periodi: quello dal 1924 al 1939 che è caratterizzato da filiformi figure e scene urbane, quello che va dal 1940 al 50, dove iniziano le astrazioni mitologiche (sia della cultura greca, sia di quella assiro-babilonese), ma sarà influenzato anche dalla lettura della “Nascita della tragedia” di Nietzsche.

Darà vita alla serie “Multiforms” e siamo al terzo periodo pittorico, 1950-1970, che possiamo considerare della maturità o anche classico, dove prendono forma, o “corpo”, ora campi rettangolari, sfrangiati e saturi di colore, ora sovrapposti orizzontalmente uno su l’altro con lo scopo – riuscito – “di sollecitare la risposta emotiva dello spettatore”.

Le sue opere si possono vedere dalla Tate Gallery di Londra al museo Kawamura (Giappone), fino alla National Gallery di Washington; da ricordare anche le pitture murali per l’Università di Harvard che Mark Rothko realizzò nel 1963 e da non perdere le 14 tele di grande formato con varie sfumature di nero-viola all’interno della cappella meditativa a Houston (Texas) che i coniugi De Menil gli commissionarono nel 1964.

Il nostro Rothko non poté vedere l’allestimento finale, perché morì suicida nel 1970.

Un momento della conferenza

Il prof. Cianchi, “aiutato” da immagini, ci ha fatto vedere le varie fasi della pittura di Rothko, spiegando anche il contesto americano dalla quale essa nacque. Ma cosa c’entra il lavoro artistico di Mark Rothko con l’arte italiana del Rinascimento ed in particolare con le pitture dell’Angelico e con i volumi e le linee della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo? E qui entra in gioco il nostro convento di San Marco, proprio grazie all’arte del frate pittore che lasciò un segno profondo sull’espressione artistica di Rothko.

Mark Rothko fece tre viaggi in Europa nel 1950, nel 1959 e nel 1966, venne in Italia e Firenze fu una delle città preferite per avere le vive testimonianze dei grandi del Rinascimento, dei quali aveva visto le opere ma attraverso riproduzioni fotografiche e, forse, soltanto in bianco e nero.

Ogni volta tornò a visitare il convento, capolavoro architettonico di Michelozzo voluto da Cosimo de’ Medici, stabilendo così, con l’Angelico, un rapporto particolare.

Dipinto all’interno di una cella

Infatti è qui che si custodisce la più grande collezione al mondo di opere del Beato Angelico, uno dei massimi pittori del primo Rinascimento, che lavorò nel convento tra il 1438 e il 1445.

Tra le opere principali dell’Angelico si possono ammirare l’Annunciazione, capolavoro della pittura rinascimentale, la Deposizione, il Trittico di San Pietro martire, la Pala di Annalena, il Giudizio Universale, la Pala di San Marco e il Tabernacolo dei Linaioli.

Sappiamo che il pittore preferito da Rothko era sicuramente Giotto e, quando venne nella città del “giglio”, non mancò certo di visitare le pitture della cappella Bardi della basilica di Santa Croce e poi le celle dei monaci del convento di San Marco che Fra Angelico con il suo team aveva decorato e immagino, ha detto Marco Cianchi, con “lunghi tempi di osservazione e di riflessione” proprio su quei puri “accordi” di colore dell’Angelico e sulla speciale luce che emana dai dipinti del frate, che sicuramente affascinarono Rothko, ma anche l’ambiente monastico sicuramente toccò le sue corde più profonde, in particolare le celle dei frati, pensate come luogo di meditazione, dove si compie lo scambio spirituale tra un individuo sensibile e un’immagine dipinta, che il nostro Mark era abituato a compiere nel suo studio americano.

Immagini dipinte che Rothko ha “visto” non con gli occhi del turista, ma con quelli dell’artista alla ricerca della conferma del proprio lavoro, forse in quella “luce” che emana la pittura dell’Annunciazione, e non solo quella, che l’americano farà “rivivere” nelle sue opere e in quella, o meglio in “quelle metamorfosi del bianco”, come ha aggiunto Cianchi, “che vanno oltre i segni pittorici pensati teologicamente dall’Angelico, perché concepiti per rappresentare il mistero”. Possiamo dire che oltre ai segni di Rothko, alle forme geometriche delle campiture di colori, generalmente rettangolari, è proprio quella “luce” dei colori che lui riesce a far “avanzare” verso noi osservatori.

Ha detto ancora Cianchi “che nel 2013 incontrò il figlio di Rothko che, con riproduzioni dei quadri del padre, era venuto qui a provarle in queste celle in previsione di una mostra”. Convinto dell’alta qualità e del possibile abbinamento, Marco Cianchi non perse la speranza e nel 2017 lo ripropose e siamo arrivati al 2022: un nuovo inizio che potrebbe fare da apripista al progetto (speriamo), per poter ammirare in tempi brevi le opere di Mark Rothko insieme a quelle del nostro Beato Angelico.

Alcune celle del convento

Chi vorrà visitare il convento domenicano di San Marco potrà ammirare anche il Cenacolo del Ghirlandaio, la Madonna col Bambino di Paolo Uccello, o i dipinti di Fra Bartolomeo e di Giovanni Antonio Sogliani, ma anche le terrecotte dei Della Robbia e il famoso ritratto di Girolamo Savonarola, dipinto da Fra Bartolomeo, che nel convento soggiornò a partire dal 1489.

L’eccezionale patrimonio del museo è arricchito dall’esposizione di alcuni reperti architettonici recuperati durante le demolizioni ottocentesche del centro cittadino e dalla Biblioteca di Michelozzo costruita per espresso volere di Cosimo de’ Medici e arricchita dalla straordinaria raccolta di testi appartenuti all’umanista Niccolò Niccoli.

Non dimentichiamoci che fu la prima biblioteca “pubblica” del Rinascimento, dove, in epoca laurenziana, si incontravano personaggi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola.

Grazie al prof. Marco Cianchi e al direttore del Museo Angelo Tartuferi, che insieme a Rothko ci hanno fatto rivivere e rivedere anche le opere dell’Angelico e non soltanto…

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI