SAMBUCA PISTOIESE – Ancora irrisolta la questione del medico a Sambuca pistoiese. In questi giorni il medico Ettore Dereviziis, come preannunciato in estate, si è trasferito su Pistoia lasciando il Comune alle prese con un bel grattacapo da risolvere. Nonostante gli sforzi profusi dall’Amministrazione per garntire il serivizio ai cittadini, arrivando a cambiare l’ambito territoriale di appartenenzada da ”Montagna” a ”Pistoia”, la coperta sembra essere ancora troppo corta e i paesi di Taviano, Pavana e Ponte alla Venturina restano senza ambulatorio.
”Nei prossimi giorni – spiega il sindaco Fabio Micheletti attraverso un post Facebook – visiteremo gli ambulatori con il direttore della SdS, con Lucia e con il medico di Pistoia che fa ambulatorio nella parte montana della città. Si spera che possa accettare”. Il problema inosmma riguada ancora come poter garnatire un medico alla parte più ”lontana” della zona.

Per sbrogliare la questione, rende noto il primo cittadino, il Comune ha anche siglato una convenzione con l’Emilia Romagna per consentire ai cittadini di scegliere il medico anche tra quelli che operano nel comune di Alto Reno Terme e in quelli limitrofi. Analoga procedura era stata adottata anche per risolvere il problema del Pediatra.
Ad oggi insomma nessun medico, nemmeno tra quelli che operano in Montagna, si è reso disponibile nonostante gli incentivi offerti dall’Asl. L’Azienda ha infatti proposto di esentare il medico dal pagamento dell’affitto per gli ambulatori mettendo a disposizione due infermieri domiciliari.
”Come si può pensare di valorizzare la Montagna quando mancano i servizi indispensabili?”, tuonano oggi dalla Cgil di Pistoia. L’associazione sindacale, con una nota stampa, chiede di integrare i medici nel servizio sanitario pubblico. Ad oggi infatti il medico di famiglia è a tutti gli effetti un libero professionista ” e quindi – fa eco il sindaco Micheletti – non lo si può obbligare a firmare una convenzione ”.
Ma il problema è macroscopico. ”Insieme alla chiusura degli sportelli bancari e dei bancomat, delle poste, al taglio dei trasporti – aggiunge la Cgil – la non copertura stabile dei medici di famiglia (e pediatri) sono tutti elementi che stanno penalizzando, ormai da troppo tempo, chi vive nelle aree interne”. Gli abitanti di queste zone dice la Cgil si devono arrabattare per vedere riconosciuto il diritto alla Salute.
”La Montagna – conclude la Cgil – si rilancia non diminuendo i servizi, ma ampliandoli. Se vogliamo che anche i pochi giovani rimasti non decidano di abbandonare le nostre aree interne, le istituzioni, la politica, le imprese, devono impegnarsi per impedire questo lento declino. Non si può continuare a vivere sempre più abbandonati. Ora è il momento che di passare dalle parole ai fatti”. (r.b.)


