sabato, Luglio 25, 2026

San Jacopo, l’omelia del Vescovo Augusto per la festa del Santo Patrono di Pistoia


PISTOIA – “Santo Jacopo fratello di Pistoia protettore è il germoglio più bello che ha prodotto la parola di Dio scesa su questo territorio e oggi diamo gloria al Signore per questi germogli. Oggi siamo qui a rendere gloria per questo fratello Jacopo che offre la sua vicinanza nel cammino.


Un cammino assieme alle autorità civili, che saluto con con tanta simpatia, soprattutto al nostro sindaco che insieme con me vive la bellezza e l’entusiasmo di questa prima festa di San Jacopo, un cammino vicino alle autorità militari, ai nostri fratelli ortodossi che camminano insieme con noi verso il Signore.
Santo Jacopo mostra la sua fratellanza a tutti voi e a tutti noi comunità Diocesana di Pistoia e Pescia in questo cammino verso il Signore. 
Oggi qui a rendere gloria a Dio, a benedire il Signore per la sua opera di misericordia, perché ci consente di fare Pasqua.
Celebrare San Jacopo significa infatti celebrare il testimone della Pasqua. Perché la vita cristiana va di Pasqua in Pasqua: nel nostro DNA c’è questa logica di sconfitta per una gloria futura, questa logica di morte e vita. E nel nostro DNA c’è la storia di Gesù Cristo che è passato dalla morte alla risurrezione, e che entusiasmo andare all’altare di San Jacopo per rinnovare la fede.
La fede di un Dio che continua a scommettere nella Pasqua. Siamo tribolati ma non schiacciati, messi in croce ma con una vita che ci conduce alla risurrezione, sconvolti ma non disperati, consegnati alla morte a causa di Gesù, ma sperimentando la vita nuova che Gesù produce in noi. 

La storia di Giacomo apostolo è la storia di una persona chiamata a rendere gloria a Dio, chiamato mentre riassettava le reti, il testo non ci dice se avevano fatto una pesca abbondante o se non avessero pescato nulla, ci dice soltanto che riassettavano le reti.
La qualità di vita che il Signore può rendere a ciascuno di noi non dipende dalla quantità di cose che abbiamo, nè dipende dalle nostre sconfitte, non dipende dalle nostre ricchezza, ma dipende altresì dalla voglia di pienezza che portiamo nel cuore.
Le reti ci sono, ma le stanno rispettando…Chiamati alla bellezza, alla bontà e alla verità non troviamo mai qualche cosa che possa realizzare pienamente questa chiamata…le reti sono sempre piegate. Per questo la proposta di Gesù “venite dietro a me”, diventa un’apertura di credito verso una pienezza, verso un desiderio di pienezza che portiamo nel cuore e che le parole del Maestro di Nazareth riaccendono con particolare attenzione.

Poi la vita dei 12, con una particolare presenza di Giacomo nel consiglio degli apostoli, insieme a Pietro e a Giovanni, fratello di Giacomo. Sono ricordati nel Vangelo come i figli del tuono, per il loro carattere irruento e seguiranno Gesù nella trasfigurazione e fino al Getsemani.

Ma la prima lettura ci parla del venerdì santo di Giacomo, il momento in cui il re Erode, nipote del grande re Erode, quello di Gesù Bambino, lo mette a morte. Cambiano i re, anche se il nome è lo stesso, ma ci sono progetti di morte che si rinnovano. Il testo degli Atti ci dice “vedendo che ciò (l’uccisione di Giacomo) era gradito ai Giudei, fece mettere in prigione anche Pietro”. Come è possibile che i governanti della terra producano morte e cerchino l’applauso delle persone? Il desiderio di morte, di sangue è sempre qualche cosa che attira; l’uomo di oggi, come l’uomo di sempre, smania dal vedere immagini di sangue, siamo attratti dall’iniquità, dalla bruttezza, dalla morte. Ma in questo tempo di morte si annuncia una pienezza “erano quelli i giorni degli azzimi”, dice la prima lettura. Sono i giorni della Pasqua. Come la Pasqua di qualche anno prima era stata una Pasqua di dolore, di morte per Gesù di Nazareth, era stata un tempo di silenzio, dove sembrava che la prepotenza dei grandi prendesse il sopravvento, ma poi c’è stato l’annuncio di risurrezione. Così anche questa Pasqua di Giacomo, è una Pasqua di morte, venerdì santo ripetuto, ma la frase degli atti degli apostoli ci dà una speranza.

Quel venerdì santo si aprirà ad una rinnovato annuncio di Pasqua. “Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”, lo abbiamo cantato nel salmo; la semina è sempre qualcosa di faticoso, poi c’è il tempo del silenzio per aprirsi alla primavera dei germogli nuovi. Apriamoci alla speranza di un Dio che fa germogliare la nostra vita.

La Pasqua di Gesù, la Pasqua di san Jacopo e la Pasqua della Chiesa. Lui, san Jacopo rimane il testimone della Pasqua che interessa anche noi. Consegnati alla morte a causa di Gesù perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. È questo il carburante della vita ecclesiale, delle nostre comunità parrocchiali. Chiamati a rendere presente questa vita nuova attraverso la nostra dedizione e la nostra generosità. La prova della Pasqua è l’amore fraterno. 

Il racconto del Vangelo porta in sé qualcosa di comico: la madre di Giacomo e Giovanni che chiede un posto, una poltrona sicura per i figli. E’ la raccomandazione più sfacciata. Ma Gesù ci smentisce totalmente, perché è sempre pronto ad accogliere la richiesta che nasce dal nostro cuore, anche quella più impertinente. Come ha accolto il giovane ricco che andava da Lui a chiedere “che cosa devo fare per entrare nel regno dei cieli”; come ha accolto le domande provocatorie e insinuanti degli scribi e farisei che volevano indurlo a cadere; come ha accolto la vicinanza dei poveri che gridano a lui, come il cieco di Gerico che gridava “Figlio di Davide abbi pietà di me”, e tutti gli altri malati che si si mettono alla ricerca di Gesù e vogliono solo toccarlo… così accoglie questa richiesta insolita: che i suoi figli siedano uno alla destra e uno alla sinistra.

Desiderare che i propri figli siano vicini al Signore è una cosa buona. Ogni desiderio contiene un fondo di bontà. L’uomo non può desiderare che il bene anche se poi sbaglia nel valutarlo e sbaglia nell’usare le parole. Questa madre ignora che il regno di Gesù si realizzerà sulla croce. Lì sarà intronizzato: ma con altri due suoi fratelli, uno a destra e l’altro a sinistra, con i ladroni e non con i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. Sedere alla destra e alla sinistra significa bere il calice di Gesù, seguire il suo stesso destino: sarà il calice della passione.

(…) In questo dialogo-chiamata gli apostoli impareranno che amare il mondo è odiare Dio perché il mondo, per inganno, pensa di realizzarsi facendo ciò che lo distrugge. Mentre la gloria di Dio è l’uomo vivente, non quello che si perde dietro il proprio egoismo. Vedere Dio è la vita dell’uomo, perché vedendo il Cristo e sentendo le sue parole, riceve la realtà di cui è immagine. Gesù gli farà capire che la Gloria del mondo è quella che cercano i capi e i governatori della terra che spadroneggiano tra loro e vogliono i primi posti a tutti i costi. Su tutto questo Gesù dice “tra voi non sarà così”. Seguire Gesù è dire molti SÌ e qualche decisivo NO. È il monito costante del Signore.

SÌ, il vero potere è l’amore che serve tutti e non opprime nessuno.

NO, l’autorità nella chiesa non sia esercitata secondo i criteri della vanagloria.

SÌ, chi vuol diventare grande sarà vostro servitore.

SÌ, la vera grandezza è quella di Dio e la sua gloria è servire. La vera grandezza, la perfezione dell’amore consiste nell’essere dell’altro, nel decentrarsi per mettere al centro l’altro. Proprio come in Dio: la vera grandezza consiste nel servire: è il capovolgimento della vanagloria dell’uomo che destina tutto al vuoto del nulla.

Santo Jacopo Fratello insegnaci che la vera libertà è essere servi per amore.

Santo Jacopo Fratello insegnaci che la libertà è essere nell’amore schiavi gli uni degli altri, proprio come il Figlio dell’uomo che sta in mezzo a noi, come colui che serve.

Santo Jacopo Fratello concedi a tutti noi che riassettiamo le reti della vita, concedi a noi che stanchi ci allontaniamo da te, di ritrovare l’entusiasmo e rimetterci in gioco. Le reti non possono essere lasciate parcheggiate nei magazzini della vita per la nostra superficialità. Le reti possono sempre essere gettate per raccogliere nuova umanità.

Santo Jacopo Fratello prega per noi e insegna a queste due chiese sorelle, Pescia e Pistoia, a camminare verso il Signore”.

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