sabato, Ottobre 24, 2026

San Lorenzo fra piazza e giardino

di Marco Cei

PISTOIA – Da tempo, un giorno sì e uno no, giornali e televisioni ci parlano dei progetti PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) con cui l’Unione Europea sta cercando di far ripartire i nostri paesi dopo lo shock economico e sociale causato dalla pandemia del Covid19 e dell’affannosa rincorsa per chiudere i cantieri prima della tassativa dead-line del 2026. Anche diverse amministrazioni comunali hanno partecipato al processo di selezione e scelta degli investimenti: quella di Pistoia nel 2021 ha proposto la riqualificazione del comparto di San Lorenzo, che è stata poi approvata, ottenendo un fondo complessivo di circa 20 milioni di €. Sono previsti interventi sulla mobilità, sugli edifici, sulle scuole, sugli spazi aperti, mirati a riqualificare tutto il quartiere e le sue connessioni con il resto della città e del territorio.

Piazza San Lorenzo veduta aerea (Google Earth)

In particolare, i lavori previsti definiti “riqualificazione estetica e funzionale di piazza San Lorenzo e delle aree limitrofe”, hanno un costo stimato di circa 2 milioni di €, e partiranno nella primavera del 2024, a ruota di quelli sulla vicina Villa Benti, da poco avviati, per durare circa un anno e concludersi a metà del 2025.

Piazza San Lorenzo

L’ampia area aperta non è unitaria, ma risulta come la somma di diverse piazze, una con forma triangolare allungata sulla quale affacciano tre chiese (Santa Maria delle Grazie, Sant’Ansano, San Lorenzo) in rapida successione, e una come grande appendice quadrangolare sul fianco est dell’imponente complesso conventuale che, infatti, in periodi storici recenti ha avuto anche uno specifico nome (piazza Ferruccio, derivato dalla caserma dislocata accanto).

Un po’ di memoria

Storicamente, oltre alle chiese, questo luogo risultava impostato sulla presenza di un corso d’acqua, l’antico tracciato della Brana, poi gora coperta sotterranea, e di quella dei lavatoi pubblici (bozzi e fontana), con le ampie superfici completamente libere spesso utilizzate per stendere lenzuola e biancherie. In tutte le testimonianze infatti, non si hanno notizie o immagini di alberi o vegetazione, se non probabilmente erbacea a prato, come conferma anche l’estratto dal Catasto Leopoldino di inizio ‘800, nonché gli antichi documenti ecclesiastici nei quali i Monaci Agostiniani descrivono l’area (Prato a San Lorenzo) in cui edificarono il loro convento (XII secolo).

Il suo essere spazio completamente vuoto è durato per secoli, indirizzato anche dagli usi militari del complesso conventuale, come ci ricorda anche la toponomastica: via Cavallerizza è infatti l’ampia strada di collegamento alle mura urbane verso nord; inoltre, da metà ‘800 fino all’ultimo dopoguerra, il complesso conventuale ha ospitato il Distretto Militare e addirittura la caserma Francesco Ferrucci nella chiesa.

San Lorenzo in un dipinto di Luigi Mazzei (1932)

La sua essenziale identità come “vuoto urbano” viene confermato dallo stesso Piano Particolareggiato del Centro Storico, del prof. Cervellati e suo staff, approvato nel 2008, nel quale sono stati individuati solamente assi visivi di superficie e che oggi costituisce il riferimento urbanistico principale.

Morfologicamente questa è una zona depressa e facilmente allagabile, come ci hanno ricordato anche recenti fenomeni di esondazione della Brana. Gli anni 50 del ‘900 videro massicci impianti arborei in moltissimi spazi cittadini (quasi sempre con pini domestici): c’è ancora il ricordo (o leggenda) del sindaco Giuseppe Gentile (1951-56) con carriola e vanga per aiutare questi lavori orticoli, e San Lorenzo non sfuggì a questi.

I 14 Pinus pinea oggi rimasti hanno quindi intorno ai settanta anni di età, raccolti a corona di un lembo allungato di circa 700-800 metri quadri. Da un punto di vista funzionale, l’area si comporta come una grande rotatoria triangolare con la prevalenza di parcheggi auto sui bordi interni ed esterni. Qualche panchina e un monumento di Flavio Bartolozzi, in ricordo delle sei vittime della strage del 1943 compiuta nel quartiere dai nazifascisti, sono posti nella zona verde più interna, caratterizzata dall’ombra dei pini, superficie a prato e una discreta frequentazione. Recenti verifiche tecnico-agronomiche sulla stabilità degli alberi ne hanno segnalati 12 in categoria C (rischio moderato) e 2 in D (elevato/estremo).

Piazza San Lorenzo

La nuova piazza

Il progetto di riqualificazione è stato curato da un gruppo di giovani architetti lucchesi, specializzato nella progettazione di spazi urbani, scelto dall’Amministrazione dopo una rapida e ristretta selezione, e consegnato nella primavera scorsa. Cercando di sintetizzare le principali scelte del progetto, posso elencare:

Pedonalizzazione di buona parte della piazza e di via della Crocetta, togliendo la possibilità di transito e di parcheggio alle auto.

Rendering del progetto

Creazione di un cannocchiale visivo sulle 3 chiese in successione (Madonna del Letto, Sant’Ansano, San Lorenzo) con valorizzazione della presenza sotterranea dell’antica gora (Pistoia Sotterranea).

Rendering del progetto

Boschetti urbani con gruppi di alberi di medie dimensioni e tappezzamento delle superfici a terra con piante erbacee e arbustive rustiche.

Rendering del progetto

Potenziamento della rete scolante delle acque superficiali, mediante l’inserimento di lunghe griglie metalliche che fungono anche da segni grafici per le diverse pavimentazioni, realizzate in pietra serena di Matraia.

Rendering del progetto

Area di fianco al convento trattata come piazza distinta, a cui possono arrivare e parcheggiare le auto, in spazi delimitati da una pavimentazione “tattica”, circondati da filari di alberetti.

Rendering del progetto

Facendo invece qualche bilancio quantitativo fra la situazione attuale e quella prevista, possiamo dire che a fronte di 14 grandi alberi (pini domestici) ci saranno una settantina di piante arboree, quasi tutte di dimensioni medie o piccole (II e III grandezza) e di fronte a circa 750 metri quadri a prato una analoga superficie (800 mq), coperta però da erbe e arbusti tappezzanti. Aumentano significativamente le sedute (17 panchine) come anche la regimazione delle acque superficiali (da una sola caditoia attuale a circa 250 metri lineari di griglie). Il progetto, secondo i nuovi dettati ambientali, si spinge anche a un bilancio dei “benefici ambientali” apportati dalle nuove sistemazioni, in particolare della CO2 sequestrata nella vegetazione, stimando uno stoccaggio teorico di circa 120 tonnellate/anno negli alberi e altrettante nelle erbe, contro uno di una decina di t/anno garantito dai pini attuali; i conteggi sono però riferiti a piante in piena maturità.

Opinabili valutazioni

Da paesaggista ormai anziano, mi permetto qualche considerazione nel merito delle scelte presenti nel progetto, cercando di immergermi nella nuova sistemazione.

Innanzitutto, mi convince molto la netta distinzione fra le due piazze, quella delle 3 chiese e quella del convento, trattate in modo molto diversificato anche da un punto di vista funzionale, con la pedonalizzazione di una e l’uso carrabile dell’altra. Altro punto a favore è nel potenziamento delle rete scolante, perché l’area è storicamente soggetta ad allagamenti in caso di forti piogge, come anche nell’uso delle griglie metalliche come elementi di disegno a terra a separare le trame lapidee. Per me agronomo, trovo ovviamente positivo il netto aumento quantitativo degli alberi, come anche la scelta di non disseminarli (perdendo in quel caso il grande “vuoto urbano” della piazza), ma di tenerli composti in gruppi o filari, lasciandoli sui bordi.

Invece ho alcune perplessità sulle scelte vegetali, impostate su una notevole (forse eccessiva) diversificazione, con 9 specie arboree (4 tipi di Acer, Cercis, Erythrina, Gingko, Liriodendron, Schinus), come anche con le numerose erbe e arbusti (10 tipi), che mirano a fornire toni e colori cangianti nelle stagioni. Il timore è quello di una sistemazione eccessivamente ricercata e “giardinistica”, con soluzioni ed effetti orticoli, poco intonate con la monumentale storicità della piazza. Inoltre, le specie indicate sono molto esotiche (acero americano e acero giapponese) quando non di problematico attecchimento (falso pepe e albero del corallo, tendenzialmente sub-tropicali), che pongono molti dubbi sull’effettivo buono sviluppo delle piante anche considerando il riscaldamento globale a cui stiamo assistendo. Un’altra critica compositiva è sulla scala spaziale adottata, in quanto la maggior parte degli alberi è di dimensioni medio-piccole, con altezze a maturità sui 6-8 metri, mentre le due o tre specie maggiori (Acer platanoides e Liriodendron tulipifera e in minor misura, il Gingko biloba) potranno raggiungere buone altezze solo se troveranno le migliori condizioni pedo-climatiche, essendo piante molto esigenti; le caratteristiche spaziali della piazza, nonché quelle degli edifici a contorno, esigerebbero invece alberi molto più verticali, perlomeno su certi assi, come risulta evidente dall’attuale rapporto visivo con i pini domestici. Una ultima considerazione sulla “sparizione” del prato, sostituito da tappezzamenti vegetali geometricamente e cromaticamente spartiti: alla base di questa scelta c’è ovviamente una ragione fondata sulla facilità manutentiva degli spazi, che nel futuro del verde pubblico è senz’altro prioritaria, e sulla inversa difficoltà di tenere bene i tappeti erbosi, sia per le opportune irrigazioni che i necessari tagli; di converso, ce ne sono molte di varia natura che lo consiglierebbero: storica – che da secoli parla del Prato di San Lorenzo, – urbana – che chiede spazi verdi e freschi, non minerali, dove entrare fisicamente, – compositiva – con una superficie più neutra e uniforme che rispetti l’unitarietà dello spazio vuoto. Se possibile, a questo punto dell’iter progettuale, sarebbe addirittura auspicabile aumentare le superfici non pavimentate a pietra (con soletta di cemento), e lasciate con vegetazione più o meno calpestabile.

Guardando lo stato di attuale degrado della piazza, tutte queste considerazioni, quelle in positivo come le più dubbiose, poggiano comunque sulla convinzione (personale) che le trasformazioni previste in San Lorenzo siano oltremodo opportune, anzi necessarie (visto il suo attuale degrado), e che le critiche possano essere utilizzate per raggiungere il migliore risultato finale, previsto per metà del 2025, con la tassativa dead line 2026 di tutti i progetti PNRR.

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