di Sandro Giannessi*
PISTOIA – Una Sanità…..da riportare al centro! Il Sistema sanitario nazionale, fiore all’occhiello per decenni del welfare nazionale, sta attraversando un momento storico di progressiva involuzione, da un lato dovuta alla naturale crisi di crescita (invecchiamento della popolazione, aumento esponenziale dei costi della tecnologia, etc) ma a mio avviso soprattutto per il sottofinanziamento (passato un po’ sottotraccia) determinato dalla politica nazionale governativa (in termini di % del PIL).

La Regione Toscana ha tamponato in qualche modo la riduzione relativa delle risorse, ricorrendo alla fiscalità generale (aumento IRPEF regionale) ma senza poter mantenere il sistema in assoluto equilibrio generando anche un malumore diffuso (sono sempre i soliti a pagare!).
Quanto sopra si riflette ovviamente sui livelli di assistenza sociosanitari regionali e locali. Il nostro territorio, e mi riferisco essenzialmente alla realtà del comune capoluogo, non fa eccezione a questa regola: da alcuni anni la sanità del territorio Pistoiese sta vivendo, a mio avviso, una fase di lenta involuzione (come succede purtroppo anche in numerosi altri settori) sia a livello della sanità ospedaliera che territoriale.
La carenza di personale sanitario (medico e non) è ormai cronica (sia in ospedale che sul territorio) ed impedisce lo sviluppo e il potenziamento di attività essenziali.
Ospedale San Jacopo: quando è stato inaugurato nel 2013 era uno degli ospedali più tecnologici della Toscana e non solo, negli anni successivi fino ad oggi ci sono state poche azioni di aggiornamento o potenziamento della tecnologia disponibile (seconda macchina per radioterapia) a scapito soprattutto del blocco operatorio (laser urologico, robot chirurgico) per cui oggi rischia di diventare una struttura obsoleta e non al passo con le esigenze dei professionisti e delle necessità dei cittadini; gli ottimi professionisti e le numerose eccellenze presenti (e vi assicuro ce ne sono molte!), non sono sempre adeguatamente valorizzati all’interno della rete ospedaliera aziendale; la ricerca di validi professionisti, in alcuni altri settori non adeguatamente presidiati, non viene talora perseguita con illuminati progetti di potenziamento come dovrebbe, ma lasciata ad iniziative guidate da obiettivi diversi e talora imperscrutabili.
Assistenza territoriale.
Le Case di comunità, vero punto di svolta nel potenziamento della assistenza territoriale, dovranno essere veramente costituite coinvolgendo direttamente i medici di medicina generale nella organizzazione e completate mettendo a loro disposizione spazi adeguati (e non modesti locali) ma anche adeguatamente arredati con “uomini e mezzi”, altrimenti rimarranno solo una interessante dichiarazione d’intenti.
E per ora mi fermo qui. La sanità non può che essere al primo posto nelle esigenze e aspettative dei cittadini pistoiesi, credo pertanto, e chiedo, che la nuova amministrazione comunale (che uscirà dalle urne della prossima primavera) debba mettere al centro della propria azione i problemi sopra elencati e divenire uno stimolo, continuo, autorevole e determinato, alle azioni della politica regionale, molto di più di quanto fatto nel recente passato!
*medico chirurgo pistoiese











Ho letto volentieri tutto e mi auguro che hanno letto tutti anche chi deve reagire!
Almeno uno ha detto la verità; io era presente nella notte del 2013 per il trasferimento dei pazienti e aveva pensato il nuovo ospedale è il futuro della sanità però poi troppo no.
C’è una cosa molto importante che lei non ha scritto: il abbandono del ospedale di San Marcello…non ci vanno più nemmeno i medici e questo non ne accettabili. Il ospedale ha funzionato molto bene e si trova in una zona turistica e ci vanno anche in inverno per sciare. Poi se ci sono pazienti gravi per portare a Pistoia è rischioso per la vita…
Grazie chi ha scritto il articolo per i cittadini pistoiese