di Marcello Paris
PISTOIA – In tre anni la Toscana dovrebbe vedere completata la riforma della sanità deliberata di recente dalla Giunta regionale. I progetti di riforma sulla salute riguardano la continuità assistenziale, emergenza urgenza, riorganizzazione delle reti integrate a partire dalle esperienze della Asl Toscana Centro.
L’illustrazione è stata fatta in un convegno nella Sala Lupi dell’ospedale San Jacopo di Pistoia con tutti i soggetti interessati ai vari livelli, compresi i sindaci e le Società della Salute.
Ad illustrare i contenuti alla stampa sono intervenuti il direttore Generale della Asl Centro Toscana Paolo Morello, gli assessori regionali alla Sanità e alle Politiche sociali Simone Bezzini e Serena Spinelli, la presidente della Società della Salute di Pistoia Annamaria Celesti.
L’obiettivo della riforma è di potenziare i servizi sul territorio e mettere cittadini e comunità al centro del sistema. Dalle case agli ospedali di comunità, alle centrali operative, ai Centri unici di prenotazione ai Pronto soccorso. Le Aziende Sanitarie hanno quattro mesi di tempo per recepire le linee programmatiche.

Alla base della riforma troviamo l’integrazione e il potenziamento delle cure domiciliari, lo sviluppo della sanità di iniziativa (percorsi per gestire meglio le malattie croniche) e la presa in carico sul territorio i soggetti più fragili e gli anziani,
Case di comunità, ospedali di comunità e centrali operative territoriali sono i tre pilastri che la sostengono che in concreto significa che: il cittadino accederà al sistema attraverso il 116 o 117, rivolgendosi al medico o al pediatra di famiglia, alle case di comunità o al punto unico di accesso, attraverso il segretariato sociale o ai punti insieme, ai consultori e ai servizi della salute mentale delle dipendenze, ai centri servizi e ai centri per le famiglie.
La novità è costituita dalle centrali operative territoriali, 37 in tutta la Toscana, più di una per zona distretto che sono ventotto, un medico e cinque infermieri in servizio in ognuna, aperte dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana, una a turno anche la notte e la domenica – e che funzioneranno come una sorta di cabina di regia smistando percorsi e bisogni in base alle esigenze del cittadino.
A riforma attuata, in molte zone ci sono già, nella regione ci saranno da 70 a 77 case di comunità con specialisti di base ma anche medici di famiglia, pediatri, infermieri di comunità e assistenti sociali. Tutti i soggetti offriranno assistenza in raccordo con la rete ospedaliera.
Nel programma è previsto che nascano anche gli ospedali di comunità per le cure intermedie per persone fragili o anziane o con patologie croniche che necessitano di interventi a bassa intensità, se non trattabili a domicilio. Ci sarà almeno un ospedale di comunità in ogni zona distretto o per società della salute, con circa venti posti letto ogni 50 mila abitanti.
Per l’emergenza urgenza oggi in Toscana, rispetto ad altre regioni, ci sono molte più ambulanze sul territorio con medico a bordo anziché mezzi con soli infermieri come avviene altrove.
Con la riorganizzazione le attuali 46 automediche potrebbero diventare 123,5 e 32,5 le ambulanze con medico a bordo, 39,5 quelle con infermiere. In totale 118 mezzi di soccorso avanzato a disposizione ogni giorno (naturalmente si tratta ancora di una media sulle 24 ore): 51,5 automediche, 9,5 medicalizzate, 62,5 con infermiere (ed altri 176 con equipaggio di soli soccorritori a supporto del 118). Il medico si muoverà con l’automedica ed affiancherà le ambulanze a seconda delle necessità.
Alla riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale, garantito dalle guardie mediche, si affiancherà l’istituzione del nuovo numero unico 116-117, che la Toscana è una delle prime ad introdurre, da chiamare per esigenze sanitarie non urgenti. Dopo mezzanotte ci sarà una modalità di servizi rimodulata.
La riorganizzazione prevede il mantenimento del servizio su tutto il territorio regionale nei giorni prefestivi e festivi dalle 8 alle 24 e dalle 20 alle 24 nei giorni feriali, garantendo attraverso il coordinamento delle chiamate effettuato dal 116 117 sarà garantita ovunque l’erogazione delle prestazioni sanitarie appropriate, mentre saranno opportunamente filtrate le richieste non sanitarie. In alcune aree geografiche rimarrà in ogni caso attivo anche il servizio di continuità assistenziale notturno (dopo le 24): in quei territori dove più numerose sono le chiamate, dove i collegamenti sono più complicati oppure dove operano case di comunità principali, anche nelle aree dove i flussi turistici determinano un grosso incremento della popolazione rispetto ai pochi residenti.
Nella riforma trova posto la riorganizzazione di Cup e Pronto soccorso, i centri unici di prenotazione, con potenziamento in parallelo dei canali online. I piccoli ospedali saranno valorizzati, ritagliando su ciascuno di loro una specializzazione. Sarà rafforzata la rete dei consultori e poi ancora al via la cartella sanitaria unica, con sistemi informatici che fino ad oggi non hanno dialogato tra loro spostati su una stessa piattaforma, e un sistema informativo territoriale ulteriormente evoluto. Per tutto ciò ha detto l’assessore Bezzini, sarà fondamentale il contributo degli Enti Locali.
La dottoressa Celesti ha comunicato che entro 30 giorni la società della Salute che presiede organizzerà un’assemblea con tutti i soggetti interessati per discutere delle criticità nell’assistenza e le esigenze del territorio con bisogni sempre più complessi. Questa riforma, ha detto Celesti, deve tenere conto dei comuni con particolare riferimento alla montagna pistoiese . Dunque, dice la presidente, da parte della Regione delle ASL ci deve essere un confronto franco, leale e propositivo. Per quanto riguarda il 118 e la società della salute non ci saranno cambiamenti. Il cambiamento sarà sulla continuità assistenziale, un problema di tutta la regione, ed è qui il punto cruciale, ha concluso.
Sulle liste d’attesa l’assessore Bezzini non è stato confortante. Per abbattere le lite servirebbero 50 milioni dallo Stato che al momento non ci sono. La Regione sta provvedendo per quanto può, ha sostenuto, ma la soluzione non è vicina. Qualcosa in più potrà essere fatto, ha detto, se come sembra il decreto mille proroghe, in via di approvazione dal Governo, conterrà quanto chiesto dalle regioni per derogare dalle norme che vincolano i bilanci delle singole Asl e ed essere elastici nell’allocare le risorse esistenti. Ma, ha concluso, “senza una iniezione massiccia di risorse per smaltire i ritardi accumulati durante la pandemia ci vorrà del tempo”.





