mercoledì, Settembre 9, 2026

Santa Liberata, l’ex chiesa pistoiese dai molti nomi

PISTOIA – La curiosa storia di una chiesa pistoiese conosciuta per i molti nomi e titoli con i quali viene ancora oggi indicata, a testimonianza di un passato fatto di vicissitudini, mutamenti e stratificazioni.

Nel centro storico di Pistoia, a pochi passi da San Bartolomeo, sorge l’ex chiesa di Santa Liberata, oggetto negli anni passati di laboriosi e accurati interventi di restauro che hanno riconsegnato alla città questo interessante edificio sacro, caratterizzato da una storia secolare ma soprattutto dalle diverse intitolazioni che nel corso degli anni la piccola chiesa ha ricevuto, alcune delle quali sono ancora ben radicate e presenti nella toponomastica cittadina e nella memoria popolare.

La facciata dell’ex chiesa di Santa Liberata vista da vicolo Borgo Bambini (fotografie di Andrea Capecchi)

La chiesa fu costruita nella seconda metà del XII secolo in forme romaniche, come appare ancora dalla facciata e dalla caratteristica lunetta in marmo bicromato, in un’area a quel tempo compresa fra la prima e la seconda cerchia di mura, non lontana ad altri edifici sacri preesistenti come le chiese di Santa Maria Cavaliera (oggi scomparsa e inglobata negli edifici che si affacciano su piazza Duomo), San Salvatore (da pochi mesi restaurata e “riconsegnata” alla città) e l’abbazia di San Bartolomeo in Pantano.

Nel 1170 la chiesa è menzionata per la prima volta con il titolo di Santa Maria in Borgo di Porta Guidi, dal nome del quartiere, di recente urbanizzazione, che si era sviluppato lungo la strada che conduceva a una porta secondaria sul lato orientale delle mura cittadine.

La chiesa parrocchiale compare poi nel 1476 con il curioso nome di Santa Maria in Borgo Bambini, utilizzato certamente per distinguerla da altre chiese urbane dedicate alla Madonna, ma secondo alcuni legato alla leggenda popolare di una miracolosa apparizione della Vergine con in braccio il Bambino: tale evento avrebbe esteso il nome all’intero quartiere, anche se non è da escludere un legame con la vicina abbazia di San Bartolomeo, santo fin dall’antichità considerato il protettore dei bambini e particolarmente venerato nella comunità pistoiese.

Particolare del portale d’ingresso della chiesa

Nel 1582, in piena età della Controriforma, una visita apostolica compiuta dal vescovo Angelo Peruzzi ci ha lasciato una breve relazione sulla chiesa, indicata come Santa Maria del Bambino e descritta come “piccola e ben ornata”, anche se non mancavano le criticità, annotate dal visitatore apostolico, come lo scarso numero di parrocchiani, l’assenza di una sacrestia e le mancanze del curato.

Nel Seicento troviamo la chiesa intitolata a Santa Liberata, anche se questo nome indicava non la vergine romana martirizzata sotto Adriano, ma più realisticamente una dedica di devozione alla Madonna, ringraziata dai pistoiesi per aver “liberato” la città dalla guerra e dalla peste. Sono numerose, infatti, le dediche mariane nelle chiese parrocchiali nella cerchia urbana di Pistoia, a testimonianza di un culto ben radicato che trovava in città varie dedicazioni e intitolazioni.

Nel 1784 la chiesa fu vittima delle soppressioni volute dal vescovo Scipione de’ Ricci nel più ampio quadro di riforma e riorganizzazione della Chiesa pistoiese: una delle principali conseguenze della sua opera riformatrice fu infatti la drastica riduzione del numero delle parrocchie urbane, passate da ventitrè a otto, con le ex chiese che vennero sconsacrate e adibite ad altro uso oppure affidate in concessione a compagnie e congregazioni religiose. Santa Liberata fu destinata a sede della Compagnia dei Sarti, il cui patrono era Sant’Omobono Tucenghi, ricevendo per un breve periodo anche questa intitolazione.

Particolare dell’ingresso laterale lungo via San Bartolomeo

Venendo poi ad anni più recenti, nella memoria pistoiese la chiesa è conosciuta anche come Santa Maria del Soccorso perchè nel 1936 vi fu trasferita una popolare immagine della Madonna del Soccorso, staccata dall’ormai abbandonata chiesa di San Girolamo dei Gesuati, il cui ordine era stato soppresso nel 1668 da papa Clemente IX Rospigliosi; questa chiesa, poi demolita nei lavori di ampliamento dell’ospedale, si trovava sul lato settentrionale del complesso del Ceppo e la dedica alla Madonna “soccorritrice” fa forse riferimento alle attività di cura e assistenza dei bisognosi e dei malati svolte dalla congregazione dei Gesuati, specializzati anche nell’arte farmaceutica con attività di erboristeria e spezieria.

La provenienza dell’affresco staccato dall’ex chiesa di San Girolamo è confermata dall’iconografia del dipinto, che presenta, alla destra della Vergine, la figura di questo santo e Dottore della Chiesa, raffigurato con i suoi attributi tradizionali, ovvero la croce portata in mano e la pietra con la quale era solito battersi il petto in segno di penitenza.

La traslazione dell’immagine sacra della Madonna in Santa Maria del Soccorso contribuì a riportare all’attenzione dei fedeli, data la diffusione del culto mariano a Pistoia, una chiesa che con il passare dei decenni era caduta nell’oblio e necessitava di interventi di restauro e riqualificazione.

Nel corso del Novecento si susseguirono interventi che diedero nuovo lustro alla chiesa, connotandola come un piccolo “santuario mariano” nel cuore della città. Gli ultimi, importanti e capillari lavori di restauro, realizzati nel 2014 grazie al contributo della Fondazione Caript, hanno finalmente restituito ai pistoiesi una chiesa dalla storia plurisecolare, rimettendone in luce le origini romaniche e l’impianto decorativo seicentesco.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI