SANT’ANNA DI STAZZEMA (LUCCA) – Sant’Anna è già montagna con i suoi oltre seicento metri, anche se si percepisce il profumo del mare – si vede anche il mare, fino alla Corsica e l’Argentario, pure stamani che c’era qualche ciuffo di nebbia e foschia – e dalle spiagge di tutta la Versilia si scorge il monumento alle 560 vittime (394 identificate), ombelico del Parco nazionale della pace voluto nel 2000. E’ una montagna che culmina con una via crucis e una grande lapide ricostruita dopo che venne distrutta dalla bufera del 2015, quella lapide che mette in fila i nomi degli innocenti uccisi settantatré anni fa dai tedeschi con l’aiuto dei fascisti.

Oggi a Sant’Anna abitano poche decine di residenti: un borgo fatto di casolari sparsi sulle pareti di una valle che è un anfiteatro naturale, con i marmi delle Apuane a far capolino e i monti Leto, Gabberi e Ornato di guardia. Allora gli abitanti erano molti di più (c’erano anche centinaia e centinaia di sfollati arrivati dalla costa, perché il paese tra le montagne era considerato più sicuro) e i tedeschi praticamente li uccisero quasi tutti: 560 vittime, poi date alle fiamme assieme alle case quasi per provare a cancellarne ogni traccia.
Stamani a Sant’Anna si sono celebrati gli 82 anni dalla strage.

“Chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria”. Da Sant’Anna di Stazzema, parlando alla commemorazione dell’eccidio di 82 anni fa, Giuseppe Conte, oratore ufficiale dell’evento, ha chiamato in causa la destra di governo assente alla cerimonia (c’era sono il vice presidente del consiglio Antonio Tajani) e le sue reticenze nel condannare le atrocità nazifasciste durante la guerra civile. “Non possiamo onorare la patria se non onoriamo chi non si è piegato alla dittatura e per questo ha sacrificato la propria vita. Chi non si inchina davanti a questo sacrario civile, chi evita di pronunciare parole di verità, non solo continua a ferire un’intera comunità ma finisce per disconoscere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana”, accusa il presidente del M5s. Infatti, incalza, “le ragioni fondative della Repubblica, non ci permettono neppure oggi, a distanza di anni, di essere indulgenti verso ideologie o prassi ispirate al fascismo. Non ci possiamo permettere nessun cedimento, nessuna ambiguità, incertezza verso azioni o pensieri nostalgici”.
“Ancora oggi ci lascia senza fiato la brutalità con cui furono uccise 560 persone”, ha affermato l’ex premier. “Quel giorno a Sant’Anna non sopravvisse neppure un barlume del senso di umanità, imperversò solo il furore cieco della barbarie. Con i soldati tedeschi c’erano anche uomini e donne con il volto semicoperto, parlavano italiano, erano i collaborazionisti, i complici fascisti di questa strage. Non fu una rappresaglia militare, fu un’azione terroristica premeditata, un massacro pianificato e attuato nei minimi dettagli. Qui a Sant’Anna di Stazzema, in questo sacrario laico, ogni cittadino che si riconosce nei valori repubblicani rinnova il proprio giuramento alla Costituzione. E’ un atto di memoria, ma anche un atto di responsabilità, conservare la verità, proteggere la democrazia, onorare chi ha dato la vita per questi principi”.
E raccoglie l’invito del sindaco di Stazzema Maurizio Verona: “Anche io, per quanto mi compete dall’opposizione e per la mia parte politica, spingerò perché si apra una discussione in Commissione Giustizia sulla proposta di iniziativa popolare volta a bandire simboli e gadget nazifascisti“.
Ricorda la strage anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “La memoria dell’orrore nazifascista e dei martiri di Sant’Anna è un dovere, perché la storia non si riscrive e non si dimentica”, scrive in un post sui social. “L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema è una ferita nella storia italiana ed europea che ricorda la necessità di uno sforzo quotidiano per difendere ogni giorno la democrazia, la libertà e i principi antifascisti della nostra Costituzione e della nostra Repubblica”.
Presente alla commemorazione anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: l’eccidio “deve insegnarci che è importante non solo commemorare una tragedia, una strage compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani, ma deve essere anche un monito per il futuro. Perché il sacrificio di queste persone, compresi i bambini neonati, non può essere vano, deve servire a costruire la pace“, ha detto. “Il governo”, aggiunge, “vuole continuare a lavorare perché la pace possa essere sempre fonte d’ispirazione di ogni attività politica. L’Europa ci ha regalato ottant’anni di pace, ma nulla è scontato perché purtroppo il germe della violenza, il germe delle dittature, delle guerre, è sempre in agguato. Cancellare l’odio significa lavorare per il rispetto delle persone“. Anche il leader di Forza Italia “Quello che è successo qui non dovrebbe accadere mai più, ma purtroppo anche oggi ci sono minacce di violenza nel mondo, di tragedie con tanti morti, di guerre, in Medio Oriente come in Ucraina. L’Italia, che ha costruito la democrazia, difeso la libertà, proprio perché ha subito gli orrori della dittatura, deve essere sempre più portatrice di pace”.
Infine il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
«La Repubblica avverte il dovere di ricordare gli innocenti – donne, anziani, bambini – uccisi senza alcuna pietà a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema, oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità. In questo sacrario civile, come in altri luoghi di dolore, si trovano le radici della Repubblica. La mattina del 12 agosto 1944, i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo, facendo prevalere l’orrore dell’annientamento.
La comunità di Stazzema, dopo il dolore, è stata capace di ritrovare fiducia, con l’Italia e l’Europa che hanno riscattato con la pace, la libertà, la democrazia, con i diritti eguali e universali, con la progressiva integrazione, quanto di più terribile la storia aveva prodotto. Ora le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone. Fare memoria, oltre che atto di responsabilità, è atto di liberazione che si rinnova. La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita. Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte. I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati».









