mercoledì, Settembre 9, 2026

Scricchiolii nel PD, alcuni iscritti insorgono: nel mirino la candidatura di Galligani

PISTOIA – In occasione dei congressi dei circoli del PD di Pistoia un gruppo di iscritti e dirigenti del partito ha preso posizione contro l’immobilismo – come lamentano – locale. Bersaglio delle critiche anche la candidatura a Segretario provinciale di Pierluigi Galligani. Di seguito la lettera sottoscritta da 30 iscritti al partito.

“Progressista nei valori, riformista nel metodo, radicale nei comportamenti. Questo era il Partito Democratico che Enrico Letta auspicava nel giorno della sua elezione. Non esiste riformismo senza radicalità, aggiungiamo noi: perché non è più il momento di indugiare e indulgere in formule e riti consumati, non più adatti al tempo che stiamo vivendo, segnato dai grandi cambiamenti che la pandemia, i mutamenti climatici, un modello di sviluppo da rifondare, chiedono con urgenza”.

”Sono cambiamenti e riforme che non possiamo più rimandare. Il tempo giusto è qui ed ora, non ci sarà un altro tempo, non un altro momento. Non possiamo riproporre formule ormai consunte, che parlano solo ai gruppi dirigenti del Partito e sono finalizzate a perpetrare filiere e gruppi di potere. C’è una generazione che preme per avere risposte: sono i giovani del movimento Fridays for future, cui non possiamo continuare a dare sostegno nelle piazze e sui social senza dare risposte concrete, che partano dal rinnovamento della piattaforma politica del nostro Partito e del gruppo dirigente allargato che dovrà interpertarla”.

Una manifestazione del Pd

”Ma sono anche le generazioni dei nuovi disoccupati, destinati ad aumentare anche a seguito dello sblocco dei licenziamenti, o dei working poor, che nonostante percorsi di scolarizzazione adeguati e competenze acquisite sono ancora impossibilitati a costruire un solido progetto di vita senza doversi appoggiare alle reti familiari e a quel welfare di comunità che ancora – chissà per quanto? – resiste sui nostri territori”.

”Per tutte queste ragioni, non ci accontentiamo di un congresso che replica le stesse forme, senza avere nemmeno il coraggio e la forza di proporre un cambiamento nel proprio gruppo dirigente. Un cambiamento che deve passare innanzitutto dai territori, che anzi i territori sono chiamati, proattivamente, ad interpretare”.

”Questo congresso avrebbe richiesto, in omaggio alla situazione straordinaria che stiamo vivendo, uno sforzo straordinario di progettualità, partecipazione, confronto, per arrivare – davvero tutti insieme, e non con la formula ormai precostituita dell’unità per l’unità – ad un Partito nuovo. Perché, per dirla ancora con Letta, se è vero che non c’è bisogno di un nuovo Partito, c’è bisogno sicuramente di un Partito nuovo. Un Partito nuovo non può che passare, però, per un gruppo dirigente fortemente rinnovato, credibile nell’affrontare le sfide che questa fase del PD impone. Un gruppo dirigente rinnovato passa, a sua volta, per nuove persone, deve essere distante dalle
logiche di autoriproduzione dei gruppi dirigenti e, una volta tanto, rispondente alle istanze di cambiamento che questo tempo non più chiede, ma addirittura impone”.

”E invece niente di tutto questo c’è stato. Non si è aperta, a livello provinciale, nessuna discussione – almeno non nei gruppi dirigenti – su quale candidatura potesse meglio rappresentare il cambiamento costantemente richiamato dal nostro Segretario nazionale e non si è cercato alcun confronto negli stessi organismi, che,
raramente convocati, non hanno mai svolto una discussione politica vera, nemmeno sui passaggi più importanti.
Tutto questo, nonostante si vagheggi continuamente di unità del Partito. Forse, lo si fa confondendo il termine unità con il termine unanimismo, ossia confondendo lo strumento per mettere in campo politiche efficaci con l’obiettivo del consolidamento dei gruppi dirigenti. Legittimo il primo, assolutamente deleterio il secondo”.

”Si sono verificate invece, specialmente a livello provinciale, le stesse consumate dinamiche precongressuali, con tesseramenti inspiegabilmente lievitati, specialmente in aree “strategiche”, consegne di tessere non sempre ortodosse, richiami all’ordine nei confronti di coloro che nei mesi scorsi non si erano mostrati pienamente allineati e coperti. Ed inoltre – e vorremmo interpellare anche le Donne Democratiche su questo – sottolineiamo la quasi totale assenza di candidature femminili. Pratiche che denunciamo qui ed ora, nella sede che riteniamo politicamente più opportuna – quella congressuale – a partire dai luoghi per noi più significativi – i Circoli.
Pratiche che si sono accompagnate, per quanto riguarda la Segreteria provinciale, a momenti che abbiamo ritenuto davvero gravi, con dimissioni date, poi ritirate, sempre in sedi ristrette, senza coinvolgere il Partito nei suoi luoghi più rappresentativi, in quanto elettivi”.

”Questo è accaduto negli ultimi mesi. Molto, però, si sta riproducendo da anni: anni nei quali la maggioranza non è mai cambiata, nonostante alcune sconfitte elettorali importanti (non si è perso solo il Capoluogo, dove all’indomani della sconfitta tutto il gruppo dirigente si dimise spontaneamente), e nonostante nel frattempo si siano avvicendati tre Segretari nazionali. Nella provincia di Pistoia, nel suo partito provinciale, invece, tutto è immoto. Come se nulla fosse accaduto. Noi, invece, pensiamo che molto sia cambiato, e che non possiamo ignorarlo”.

”Per tutte queste ragioni, non solo non possiamo sostenere la candidatura di Pierluigi Galligani, ma vogliamo sottolineare che, in una partita le cui regole scritte e non scritte, formali e politiche, sono tate ignorate prima del fischio d’inizio, non ci sono state le condizioni – diversamente, ad esempio, da quanto avvenuto per il Partito comunale di Pistoia – per far maturare una candidatura alternativa: non è un congresso unitario, quindi, quello che stiamo celebrando, bensì un congresso con un solo candidato, espressione di una maggioranza sempre uguale a se stessa, e di un Partito nel quale l’area autoqualificatasi come sinistra ha scelto di sostenere tutte le candidature proposte dal gruppo dirigente, annullando di fatto la propria funzione”.

”Proprio perché siamo e vogliamo essere progressisti nei valori, riformisti nel metodo, radicali nei
comportamenti, questa – seppur sofferta – ci sembra l’unica scelta coerente con quello che la
Segreteria Letta ha fin qui dichiarato e costruito”.

I firmatari del documento

  1. Acciai Carolina
  2. Agnoletti Roberto
  3. Begliomini Sandra
  4. Belliti Daniela
  5. Bucci Benedetta
  6. Cappellini Paolo
  7. Ciampolini Eleanna
  8. Colò Giampiero
  9. De Caria Pietro
  10. Del Fante Guido
  11. Donati Cristina
  12. Franceschi Carlo
  13. Franceschi Stefano
  14. Fronzoni Carlo
  15. Gelli Ivano
  16. Giacomelli Marcello
  17. Giacomelli Paolo
  18. Giovannelli Alessandro
  19. Gironi Luca
  20. Innocenti Chiara
  21. Manfren Mirella
  22. Marengo Silvi
  23. Mollo Giorgio
  24. Pieracci Marco
  25. Ranieri Cate
  26. rina
  27. Santini Roberta
  28. 2
  29. Selmi Massimo
  30. Silvagni Simona 28. Sorbatelli Alessandro 29. Tamburini Francesco

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