mercoledì, Settembre 9, 2026

Seminare Idee, Gianvito Martino e il “desiderio impossibile” di un corpo immortale

PRATO – Una riflessione nell’ambito delle neuroscienze al festival Seminare Idee di Prato con Nicola Quadri e Gianvito Martino in dialogo sul “sogno” della rigenerazione e sul “desiderio” (impossibile?) di “essere immortali”.

Una storia di scienza e desiderio che in realtà non ambisce a sfidare la morte, ma a migliorare la qualità della nostra vita e cercare di sconfiggere malattie neurodegenerative rallentando il processo naturale di invecchiamento.

Un momento della conferenza di Nicola Quadri e Gianvito Martino al Teatro Metastasio di Prato per il festival Seminare Idee (foto Seminare Idee)

“Vivere per sempre potrebbe essere un ottimo desiderio, ma ne varrebbe davvero la pena? – così esordisce il medico neurologo Gianvito Martino – bisogna prima di tutto capire che cos’è la vita e quali sono le sue origini: nel corso di miliardi di anni siamo passati da elementi chimici semplici a un sistema biologico complesso come è quello in cui oggi viviamo, grazie a un lunghissimo processo di evoluzione. In questo percorso l’elemento che caratterizza maggiormente gli esseri viventi è la cellula, punto di partenza per ogni riflessione e discorso sul tema della cosiddetta immortalità”.

Martino cita le cinque “estinzioni di massa” che sono avvenute nel corso della storia della Terra e che hanno rivelato la capacità delle cellule degli esseri viventi di rigenerarsi e di dare poi vita a nuove specie. Ma non ci sono solo le cellule: a determinare la durata della vita e il processo di invecchiamento è per metà l’ambiente in cui viviamo, quindi un fattore estrinseco che non dipende da elementi biologici.

Attraverso una serie di slides e di immagini Martino ha illustrato al pubblico vari aspetti riguardanti il ciclo vitale delle cellule umane, sottolineando la capacità delle cellule di rigenerarsi continuamente e a ritmi vertiginosi, con cifre impressionanti e difficili da immaginare. “Il nostro corpo è una vera e propria catena di montaggio: tutti gli organismi viventi, uomo compreso, hanno una intrinseca capacità rigenerativa, basti pensare che nell’arco di dieci anni siamo capaci di sostituire completamente tutte le parti del nostro corpo a livello cellulare. Organi interni, scheletro, tessuti epidermici: tutto subisce un processo di rigenerazione, ovvero di sostituzione di cellule logorate e danneggiate con altre copie identiche”.

Perché allora gli esseri viventi invecchiano e muoiono? Dov’è che questo sistema apparentemente perfetto entra in crisi?

“La cellula muore per vivere, è come un essere vivente in miniatura che la natura ha progettato per giungere a un termine: senza la morte cellulare regolata il nostro corpo non potrebbe più vivere, si avrebbe una proliferazione delle cellule di natura tumorale che condurrebbero rapidamente alla morte”.

Di conseguenza non dobbiamo illuderci con i sogni dell’immortalità ma puntare a una longevità che sia sinonimo di una vita non solo lunga anagraficamente, ma anche attiva fino a tarda età. Nel corso dell’ultimo secolo l’aspettativa di vita media nei Paesi più avanzati si è alzata di molti anni grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie, all’attività fisica, all’alimentazione, all’ambiente: oggi però questi fattori esterni si sono esauriti, li abbiamo già tutti utilizzati, e allora ecco che entra in campo la medicina rigenerativa che indaga sulle modalità di affrontare le malattie neurodegenerative più comuni e di riparare organi adulti umani danneggiati per restituire loro integrità strutturale e funzionale.

Martino ha illustrato le principali ricerche compiute dalla medicina rigenerativa in questi campi e i progressi che sono stati registrati negli ultimi anni, in particolare nei trapianti di midollo osseo e nell’utilizzo delle cellule staminali. E ha ribadito che in fin dei conti a “renderci immortali” non sono solo le nostre cellule, ma anche il nostro modo di vivere, le nostre relazioni sociali, il nostro essere comunità, il nostro “stare bene” a livello psicofisico.

Il futuro è tutto da scrivere, nessuno può escludere niente, ma per il momento è inutile vivere nell’illusione e nella presunzione di “vivere in eterno”, puntiamo invece a vivere bene il presente e a cercare di renderlo migliore.

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