di Andrea Mori
PRATO – ‘Ospedali: né pronto, né soccorso’. Questo il titolo, sintetico e brutale, dell’incontro che ieri pomeriggio ha visto protagonista la giornalista Milena Gabanelli sul palco del Politeama, nella seconda giornata del festival Seminare idee.
Oltre ad aver ideato Report nel 1997 – che ha scritto e condotto fino al 2016 –, Gabanelli ha introdotto in Italia il videogiornalismo per poi nel 2018 fondare Dataroom, la rubrica del Corriere della Sera che incrocia giornalismo d’inchiesta e analisi dei dati. Esperienza questa che prosegue tutt’oggi. Con lei a dialogare la collega Simona Sala, già direttrice del Tg3 e oggi alla guida di Radio2.

Il pubblico, numeroso e attento, ha seguito quella che è una delle firme più autorevoli del giornalismo investigativo italiano ripercorrere i contenuti di Codice rosso. Come la sanità pubblica è diventata un affare privato (Fuoriscena, 2024), scritto insieme a Simona Ravizza.
“Siccome la sanità riguarda veramente tutti noi, l’intento del libro è spiegare in modo documentato, semplice e comprensibile, così da permettere alle persone di riconoscere quando viene raccontata una balla da quando invece viene detta la verità.” Non a caso la parola d’ordine, secondo Gabanelli, è «diffidare».
La sanità è un sistema complesso, fatto di vasi comunicanti. “Non basta sistemare un elemento perché tutto si risolva automaticamente. Mancano i medici? Allora è colpa del numero chiuso? Togliamolo e tutto si risolve? Non è così. Capire come funzionano i meccanismi è fondamentale.”
E ancora: “Servono anche indicazioni pratiche: sapere, per esempio, quali ospedali utilizzano apparecchiature obsolete e dunque, se ci vai mettiamo il caso per una mammografia difficilmente sarà in grado di rilevare un problema precoce”.
Nel libro il lettore trova testimonianze dirette, numeri, dati, un’analisi delle strutture sanitarie. Da quelle che funzionano a quelle che non riescono più a garantire un servizio adeguato. “Abbiamo inserito l’elenco di quelle con le migliori performance, ad esempio sui tempi degli interventi chirurgici, sulla qualità dell’assistenza, nella gestione sanitaria nel suo complesso”.
Ma i dati contenuti nel libro sono accessibili anche ai ‘comuni mortali’? “Potenzialmente sì”, chiarisce la giornalista. “Il tema è come trovarli. Di dati infatti ne esistono su qualsiasi cosa, ma sono sparsi, frammentati. Serve qualcuno che sappia dove cercare e come interpretarli.

Durante l’incontro si è discusso anche della crisi dei pronto soccorso: accessi evitabili, personale insufficiente, medici a gettone costretti a turni estenuanti. “Quattro accessi su cinque potrebbero essere evitati se ci fosse la possibilità di parlare col medico di base. Il nostro sistema sanitario era un modello per il mondo intero, ma si è sgretolato. Molti lo hanno sperimentato sulla propria pelle, ma mancava un’inchiesta che – con documenti riservati, testimonianze e dati aggiornati – spiegasse come si è arrivati al tracollo di un sistema che oggi rende difficile curarsi per chi non ha soldi. E attenzione: non basta potersi permettere visite a pagamento per sentirsi al sicuro”.
Gabanelli non risparmia poi critiche né alle distorsioni del privato, né alle responsabilità politiche e sindacali.
“Nel libro-inchiesta Codice rosso, raccontiamo anche cosa può accadere se in sala operatoria ci sono chirurghi senza esperienza sufficiente. E se corriamo in ospedale, potremmo essere visitati da un medico gettonista, arruolato tramite cooperative e in servizio da oltre dieci ore. Il grande affare delle assicurazioni alimenta interventi non necessari, realizzati solo per incassare rimborsi. Nel privato, c’è chi sviluppa software per individuare ipocondriaci e proporgli pacchetti di visite ed esami a pagamento”.
Insomma di fronte a tutto questo caos, Gabanelli e Ravizza, hanno voluto darsi da fare affinché i cittadini possano essere consapevoli di quali sono cause dei malfunzionamenti, per smascherare le menzogne e pretendere competenza dalla politica.
“Fate molta attenzione a chi votate”, ha ripetuto più volte l’ideatrice di Report. Messaggio banale? Mica tanto.



