CAPANNORI – A Capannori, ieri sera, Serena Brancale ha trasformato il grande parco verde situato sul retro del municipio in un luogo mobile, caldo, attraversato da una musica che non stava mai ferma, trasportando il pubblico in un viaggio ritmato e pieno di colori.
Il Sacro Tour dell’artista ha fatto tappa a Capannori per “…Ma la notte si!”, rassegna promossa dal Comune di Capannori e organizzata da LEG Live Emotion Group con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Serena Brancale é entrata in scena con la sicurezza di chi porta con sé un mondo intero e lo apre davanti al pubblico senza filtri, lasciando che la voce diventasse ritmo, gesto, improvvisazione.
Fin dalle prime battute si era percepita una direzione chiara: niente artifici tecnologici, solo energia che scorreva. Soul, Jazz, Elettronica, Funk si sono intrecciati come elementi di un’unica materia viva, modellata in tempo reale. Serena attraversava questi linguaggi con una naturalezza che appartiene solo a chi conosce profondamente il proprio strumento e non teme di spingerlo oltre.

La sua voce, elastica, calda, capace di cambiare pelle in un attimo, ha guidato tutto. A volte percussiva, a volte morbida, a volte ironica. Quando arrivavano le parole, erano precise, affilate, mai superflue; quando non servivano, lasciava che fosse il suono a parlare.
Intorno a lei, il palco era un organismo in movimento. Il corpo di ballo e gli strumentisti non erano semplice cornice, ma parte viva del racconto: un intreccio di gesti, luci, colori che costruiva un viaggio visivo continuo.

La musica si fondeva alle tonalità calde delle scenografie, ai movimenti fluidi dei danzatori, ai lampi ritmici che pescavano a piene mani e pescavano anche altrove nelle metriche calienti della tradizione spagnola o volando oltre oceano per l’emotività del Soul. Tutto si muoveva insieme: il groove, i corpi, le luci, come se ogni elemento respirasse nello stesso tempo.
Il pubblico ha risposto con un ascolto attento, quasi fisico. C’erano momenti in cui sembrava trattenere il respiro, e altri in cui il groove prendeva il sopravvento e nessuno riusciva a restare immobile. Serena giocava con questa alternanza, la modulava, la spingeva, la frenava, come se dirigesse un’onda.
I brani non erano semplici riproposizioni delle versioni in studio: ogni pezzo veniva smontato e ricostruito, modellato in una forma nuova, più libera, più viva. Nel live, Serena li trasformava in organismi aperti, pronti a cambiare direzione, a respirare insieme al pubblico e ai musicisti.

La serata è stata un fluire di brani propri e cover, sempre rivisitati nel suo stile, piegati, allungati, ricuciti con quel lavoro scenico che ha attraversato tutto il live.
Ogni pezzo diventava un frammento di un viaggio più grande, un tassello che si aggiungeva senza chiudere davvero il cerchio, lasciando nel pubblico la sensazione di qualcosa che continua a muoversi anche dopo l’ultima nota.










