venerdì, Ottobre 16, 2026

Sigfrido Bartolini raccontato dalla figlia alla Biblioteca San Giorgio

PISTOIA – Ieri pomeriggio, nella Sala Bigongiari della Biblioteca San Giorgio, era previsto un incontro dedicato all’artista pistoiese Sigfrido Bartolini.

Il luogo scelto però non è riuscito a contenere il numeroso pubblico intervenuto, quindi si è optato per il trasferimento dell’evento nell’Auditorium Terzani a piano terra.

L’incontro è stato condotto dalla figlia di Bartolini, Simonetta, mentre in sala sedeva anche la moglie Pina. Principale oggetto dell’incontro è stato la monumentale opera illustrata realizzata da Bartolini su “Le avventure di Pinocchio”.

Pina e Simonetta, moglie e figlia di Sigfrido Bartolini, durante l’incontro alla Biblioteca San Giorgio (foto di Stefano Di Cecio)

Come nasce un libro illustrato? Simonetta Bartolini racconta che nel 1972 il padre annota sul suo diario “Ho avuto un idea, pazza e stupenda”. Comincia così a realizzare una serie di Xilografie ovvero tavole di legno incise che, una volta finite, hanno un aspetto molto simile al timbro. Durante la sua vita Sigfrido ne realizza più di duemila, oltre alle acqueforti, ai dipinti ad olio ecc. Per il libro su Pinocchio non voleva un illustrazione solita, ma realizzare un proprio commento disegnato, al pari di ciò che può fare un critico nei confronti di un testo.

La copertina e alcune pagine del monumentale libro illustrato di Bartolini su “Le avventure di Pinocchio” di Collodi (fotografie di Stefano Di Cecio)

Inizia così il lavoro con cinquanta xilografie, ma non bastano. Parte con illustrare i grilli, il mondo del suo racconto si ispira a quello toscano, con le sue figure ed i suoi detti che non sono un vero e proprio dialetto, come in molte regioni d’Italia dove diventa una vera e propria lingua, ma vengono compresi da tutti.

Molte le letture di Sigfrido di quel periodo influiscono sulle immagini realizzate, da “Il Signore degli anelli” alle storie degli Indiani d’America. Quest’ultime hanno molto in comune con Pinocchio, come le tradizioni che si stanno perdendo nel tempo. Nell’estate del 1977 si ammala, si tratta di un artrite reumatoide che gli provoca forti dolori che limitano il suo lavoro delle incisioni del legno. Trova diverse soluzioni per continuare il lavoro ma quelle decisive gliele fornisce un medico cinese.

Quali le fasi per la realizzazione delle xilografie per il libro su Pinocchio? Si parte ovviamente dalle sgorbie usate per le incisioni, Bartolini realizzò anche un Pinocchio in legno usando per i vestiti ed il cappello gli stessi materiali indicati da Collodi, carta crespa e mollica di pane. Dopo aver disegnato con la stilografica sul legno le immagini, passa poi all’incisione. La fase successiva prevede la realizzazione di un menabò delle varie situazioni ed infine la stampa in tipografia.

Le xilografie originali hanno girato in mostre realizzate in tutta l’Europa, per ultima una grande mostra a Roma nel 2007, anno in cui, ad aprile, Sigfrido scompare.

Abbiamo quindi rivolto alcune domande sia alla figlia che alla moglie. La prima ci dice che il padre ha cominciato la sua attività d’artista già a 14 anni. A quell’età gli fecero fare la prima mostra nelle giovani promesse pistoiesi. Dopo ha continuato, senza fermarsi fino all’anno della sua scomparsa. Pinocchio è fra le sue opere più imponenti, un’opera monumentale perché realizzata con 309 Xilografie in bianco e nero e a colori, una cosa unica che è stata esposta al MOMA di New York, proprio per la sua eccezionalità.

Le Xilografie originali sono conservate tutte alla fondazione Collodi, organizzate in pannelli per una mostra itinerante che negli anni è andata in giro per tutta l’Europa ed ha rappresentato l’Italia nel semestre italiano della cultura.

La moglie Pina ricorda invece della vita di Sigfrido e le persone frequentava. Personaggi del mondo dell’arte e della cultura, Pina conserva l’enorme carteggio esistente di cui continua ad occuparsi per le copie e la digitalizzazione. Le ricordiamo che per anni è stata l’autista di suo marito perché Sigfrido non aveva la patente.

Lei ci risponde dicendo “è stato un grosso privilegio per me il fatto di poterlo seguire. Era una cosa importante, avevo questo gran privilegio di stare con lui, ma soprattutto di conoscere questo mondo che lui frequentava, un mondo veramente molto particolare”.

La casa museo di Sigfrido Bartolini si trova a Pistoia in via di Bigiano e Castel de’ Bovani 5, le visite sono prenotabili telefonando allo 0573 451311.

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