mercoledì, Settembre 9, 2026

“Sognando i corsari”: Livorno e il suo mare nelle foto storiche dell’Archivio Alinari

LIVORNO – Una collezione di foto storiche, in gran parte in bianco e nero, che testimoniano la vita, la società, l’economia, la cultura e le profonde trasformazioni avvenute a Livorno e sulle sue coste dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta del secolo scorso.

“Sognando i corsari: Livorno e il suo mare negli Archivi Alinari” è il titolo della nuova mostra fotografica che si è aperta da pochi giorni al Museo della Città di Livorno, presso il Polo Culturale dei Bottini dell’Olio. Promossa e organizzata dal Comune di Livorno, la mostra è curata da Rita Scartoni della Fondazione Alinari per la Fotografia con il patrocinio della Regione Toscana insieme al Comune di Livorno.

Alcune foto dall’archivio Alinari in mostra a Livorno

In esposizione negli spazi del piano terra del Museo, una selezione di fotografie provenienti dai preziosi Archivi Alinari, uno dei giacimenti fotografici più grandi e antichi al mondo, con un patrimonio totale di oltre cinque milioni di pezzi.

Il legame tra la città di Livorno e il suo mare, i cambiamenti sociali e di costume, le attività quotidiane, i mutamenti economici con lo sviluppo dell’industria portuale e cantieristica, scene di vita balneare e marinaresca, sono raccontati attraverso un secolo di fotografi e di fotografie, dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del secolo scorso.

È un viaggio affascinante e “per immagini” nella storia di Livorno e della sua provincia, da sempre “protesa” verso il mare e le attività a esso connesse: un percorso fotografico che vuole mostrare all’osservatore i profondi cambiamenti avvenuti in vari ambiti e settori nel corso di questi cento anni e allo stesso tempo far riflettere sulle trasformazioni subite da alcuni luoghi e quartieri della città, ancora oggi rimasti nella memoria collettiva.

Tutto ha inizio nel 1845 a partire dal dagherrotipo della Dogana D’Acqua attribuito ad Aristide Castelli, con il quale Livorno accoglie precocemente l’invenzione della fotografia. In quegli anni la fotografia è ancora agli albori, Il dagherrotipo è stato da poco scoperto, ma nonostante questo il “pioniere” Giuseppe Marzocchini apre proprio a Livorno il primo studio fotografico in Toscana: un primato che riguarda non solo la città labronica ma tutto il territorio regionale, come rivendicato in una pubblicità della fine del secolo che definiva lo stabilimento Marzocchini “la più antica fotografia di Toscana”.

Nei decenni successivi Livorno il suo mare saranno soggetti privilegiati di osservazione e di indagine, accogliendo veri e propri artisti della macchina fotografica come Bettini e Miniati, o scienziati come il fiorentino Giorgio Roster: quest’ultimo ci sorprende con le sue diapositive colorate a mano, scattate durante i suoi soggiorni all’isola d’Elba a fine Ottocento, quando l’isola era popolata soprattutto da pescatori e minatori, ben diversa da quella odierna votata a un affollato turismo balneare.

Nei corridoi dell’esposizione scorrono così, negli scatti dei fotografi livornesi, immagini di stabilimenti balneari e bagnanti, spiagge, mareggiate, fari e torri di avvistamento, vari di navi, barche a vela, imbarchi su traghetti per le isole, palombari, pescatori e altri mestieri legati al mare, quartieri costruiti lungo le vie d’acqua interne alla città: un affascinante itinerario fotografico alla scoperta di Livorno e della sua “anima”, in cui le immagini, oltre a catturare un istante di storia, hanno la capacità di raccontare momenti di vita cittadina.

E il titolo della mostra? Che cosa c’entrano i “corsari” con tutto questo? Il riferimento è a una foto di Michele Vestrini del 1958 che raffigura un bambino di spalle, seduto su una spalletta della Terrazza Mascagni: di fronte a lui, nella vastità del mare aperto, la celebre nave “Vespucci” a vele spiegate, che nell’immaginario di un bambino può benissimo essere paragonata a un veliero di pirati.

“L’inafferrabile vastità del mare può essere solo suggerita nello spazio ristretto di una fotografia – spiega la curatrice Rita Scartoni – la sua natura fluida, la quiete instabile, sempre animata dal vento e da invisibili correnti, può essere colta meglio in rapporto ad altri elementi: la linea dell’orizzonte, il profilo roccioso di una costa su cui si frangono le onde, una mareggiata che investe un molo. E se, come la natura invisibile e di per sé non fotografabile del vento, anche quella del mare ha bisogno di un soggetto altro per meglio rivelarsi, la sua immensità può essere solo immaginata e sognata. È con la dimensione del sogno che metaforicamente inizia il viaggio nel mare di Livorno. Lo scambio, la circolazione di idee e di passioni, caratteristi che proprie di una città e di un territorio che, come quello di Livorno, è intimamente legato al suo mare”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 8 ottobre.

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