PISTOIA – Superato il passo della Collina in direzione di Porretta e Bologna, una breve deviazione dalla statale Porrettana ci conduce al borgo di Spedaletto, immerso nel verde dei monti e dei boschi dell’Appennino.
È il primo paese che si incontra dopo aver varcato lo spartiacque appenninico, in un’area montana storicamente di confine, frontiera “geografica” fra Emilia e Toscana e per secoli punto di passaggio lungo la via Francesca della Sambuca, una delle principali diramazioni della via Romea Germanica, l’antica “strada imperiale” che collegava Roma e i territori d’Oltralpe.
In particolare, Spedaletto si trovava lungo l’itinerario transappenninico che, risalendo la valle del Reno e della Limentra, valicava l’Appennino in corrispondenza del passo della Collina Vecchia e poi discendeva lungo la valle dell’Ombrone per raggiungere Pistoia.

Inoltre la ricchezza delle acque, la prossimità al valico e la presenza di un piccolo spazio pianeggiante dove la valle tende ad aprirsi resero questo luogo strategico fin dall’Alto Medioevo: secondo alcuni studiosi, un primo insediamento si ebbe già verso la fine dell’età longobarda, con la costituzione di un piccolo luogo di ricovero per i pellegrini in procinto di giungere al passo.
Ma è dopo l’anno Mille che, in concomitanza con il generale processo di crescita demografica, ripresa economica, sviluppo degli scambi commerciali via terra e aumento considerevole della mobilità umana, sia per ragioni economiche che religiose, Spedaletto vede la fondazione di un’importante struttura direttamente collegata alla sua funzione di luogo di transito e di passaggio.
Nel 1090 i documenti testimoniano l’esistenza dell’hospitalis in Prato Episcopi, un ospizio per l’accoglienza di pellegrini e viaggiatori, amministrato dai monaci agostiniani, che sorgeva presso la pieve dei santi Bartolomeo e Agostino. Il complesso, un tempo fortificato, faceva parte di una vera e propria “rete” di ospizi e ospedali sorti fra XI e XII secolo in prossimità del crinale appenninico, come quelli di Fontana Taona presso l’Acquerino e di Brandeglio presso Prunetta.

Siamo, inoltre, negli anni e nelle zone di governo della potentissima Matilde di Canossa, ricordata per la sua fondamentale opera di protezione dei pellegrini diretti a Roma e di fondazione di chiese, ospizi, mulini e infrastrutture per l’amministrazione e lo sviluppo di queste aree montane e per migliorare le vie di comunicazione.
Durante il Medioevo lo “spedale” di san Bartolomeo – dal quale deriva il nome del piccolo borgo che vi si andò formando intorno – visse un periodo di grande splendore, andando a ingrossare i propri possedimenti terrieri e costituendo un punto di sosta pressochè obbligato tra Pistoia e Bologna.
Per la sua rilevanza, fu a lungo conteso tra il potere vescovile e quello comunale: dagli Statuti comunali di Pistoia e da alcune bolle papali del XII secolo emergono i delicati equilibri “politici” raggiunti da Comune e vescovi pistoiesi sull’ospizio di Spedaletto, che ricadeva sotto la protezione comunale ma era tenuto a versare le decime all’episcopato.
Lo “spedale” continuò ad essere attivo anche nell’età moderna, seppur in un progressivo declino; alla fine del Settecento, sotto l’impulso della politica riformatrice del granduca Pietro Leopoldo e del vescovo pistoiese Scipione de’ Ricci, l’antico ospizio fu soppresso e la sua chiesa trasformata in parrocchia, con successivi lavori di restauro e di completo rifacimento degli interni. Della pieve medievale e del suo hospitalis restano oggi una buona parte dei muri perimetrali, la bella torre campanaria a bifora e un portale laterale in stile romanico, con architrave e mensole scolpite con motivi a fogliami e teste umane e leonine.

La chiesa di san Bartolomeo annuncia il paese sorto attorno al primitivo “spedale”, e preceduto da un rinomato laghetto di pesca sportiva. Lasciata l’auto, merita addentrarsi a piedi tra le stradine lastricate, passando sotto l’arco che segna l’ingresso nel borgo.
Le antiche case in pietra, i fiori alle finestre, i bambini che giocano in strada, piccoli gruppi a chiacchiera davanti agli usci nelle sere d’estate, quando il fresco e la brezza che scendono dai monti rendono Spedaletto un luogo di villeggiatura ideale.
La piazzetta con gli antichi lavatoi e una fontana, gradito ristoro degli escursionisti, “moderni pellegrini” che qui fanno sosta percorrendo l’itinerario storico e devozionale del Cammino di san Bartolomeo. Poco lontano, un ponte in legno attraversa il torrente e uno stradello si inoltra tra gli orti, verso il limitare del bosco.
Immerso nel verde e nella pace dell’Appennino, Spedaletto è testimone silenzioso di un’umanità in continuo movimento, che da secoli transita per questi monti sulle orme di antichissime strade.










