PISTOIA – Ieri, 19 settembre, il The dUMb di Pistoia ha accolto SPINUS Trio. Il loro set ha mostrato l’evoluzione del cantautorato italiano in una sorta di diario sonoro.
Strumenti moderni dai quali emergono sonorità già impresse nella memoria: un mosaico di frammenti di vita, un racconto della persona, del territorio così come viene vissuto oggi, attraversato però anche da memorie generazionali che riaffiorano senza mai diventare nostalgia, guidando l’ascoltatore attraverso le pagine.

La sensazione è quella di sfogliare un diario, dove ogni brano diventa un appunto, un’immagine, un ricordo che si intreccia con il presente. SPINUS Trio riesce a trasformare il palco in un luogo narrativo, in cui la musica non accompagna le parole, ma le espande, le illumina, le rende materia viva.
In questa visione, la musica si intreccia con loop che non sono semplici effetti, ma veri elementi narrativi. A volte riaffiorano vecchie registrazioni, piccoli reperti sonori che tornano a vivere dentro nuove strutture musicali.

Sono frammenti che sembrano arrivare da un archivio personale, da un passato che non viene citato per nostalgia, ma per continuità. Si fondono con chitarre e sintetizzatori, creando un tessuto che oscilla tra leggerezza e sperimentazione, mentre la batteria accompagna tutto con ritmi morbidi, vellutati, capaci poi di trasformarsi in pulsazioni più incalzanti.
Il risultato è un paesaggio sonoro che cambia forma, che respira, che si apre e si richiude come una storia raccontata a voce bassa e poi all’improvviso con energia.

È una ricerca sonora che porta una ventata d’aria fresca nel panorama musicale italiano. Un suono nuovo, quello di Lorenzo Lucherini, accompagnato dal fratello Francesco alla batteria e da Petrini ai synth, che riesce ad avvicinare sia i giovani che tutte le generazioni, creando un ascolto globale, aperto, condiviso.
SPINUS Trio vede l’intreccio tra musiche che catturano e testi profondi e riflessivi, dimostrando che il cantautorato può evolversi senza perdere la sua anima, diventando un luogo dove passato e presente dialogano in modo naturale, continuo, vivo.

È un invito all’ascolto attento, quello che parte dal palco del The dUMb, un ascolto che si apre, si allarga, si riconosce e si rinnova.










