LUCCA – Per la sezione “Focus Toscana” del Lucca Film Festival edizione 2024, nell’Auditorium San Micheletto è stato proiettato un medio metraggio del regista pistoiese Giuseppe Tesi.
Con lui ha presenziato alla proiezione Grazia Frisina, autrice del libro “Madri. Tre pièces” (Oèdipus ed. 2018) da cui è stato liberamente tratto il film. La particolarità è che oltre agli attori Melania Giglio e Giuseppe Sartori, gli altri interpreti sono stati alcuni detenuti della Casa Circondariale di Pistoia.

Abbiamo avuto la possibilità di fare qualche domanda a Grazia Frisina.
Il film si è basato sul suo libro…
Nel 2018 ho pubblicato un testo teatrale intitolato “Madri”, all’interno del quale c’erano tre pièce, tutte su figure femminili del mondo biblico. Una si intitolava Stabat Mater e si riferiva alla dolorosa esperienza di Maria ai piedi della croce. La mia intenzione era quella di metterlo in scena a teatro ma questo testo ha cominciato a girare finché è capitato nelle mani di Giuseppe Tesi che lo ha letto rimanendone entusiasta. Poi il silenzio, non ho saputo più niente fino a che mi ha ricontattato dicendomi che aveva in mente un progetto particolare da fare all’interno della Casa Circondariale di Pistoia.
Immagino la sua sorpresa.
Sì, rimasi un pochino interdetta perché avevo un’idea diversa di quella che doveva essere la realizzazione scenica. Per cominciare un corpo attoriale tutto al femminile, cosa che non era possibile con i detenuti della Casa Circondariale. Poi pensavo di ambientarla all’aperto, con riferimento alla tragedia greca, oppure come una sacra rappresentazione in stile delle laudi medievali. Lasciai comunque a Giuseppe campo libero di agire in attesa di vedere cosa sarebbe successo. Naturalmente il testo lo riadattò lui con l’aiuto dei suoi collaboratori in una sceneggiatura, mantenendo però fede soprattutto a quello che era il mio impianto teatrale e testuale.
Ovvero la messa in scena del dolore?
Esatto, la messa in scena del dolore e soprattutto della figura materna. Il testo è costituito da tre voci: il coro, la corifea e la voce della Madonna, . Corifea nel teatro greco è la figura che in qualche modo fa da narratore al lavoro scenico, il coro rappresenta il commento della scena e infine la voce singola protagonista di Maria. Giuseppe rimase abbastanza fedele a queste tre figure e ne fece una rielaborazione con un intreccio particolare, con il vissuto dei detenuti che in qualche modo parteciparono come protagonisti all’interno di questo film. Quando lo vidi per la prima volta finito, rimasi veramente stupita perché era stato fatto un lavoro di grande impatto emotivo e scenico, le mie aspettative, benché deluse, rimasero soddisfatte nel vedere realizzato il messaggio che volevo mandare.

Non si è occupata quindi della sceneggiatura, solo il testo è rimasto il suo?
Esatto, le parti sono state distribuite e un pochino rielaborate. Alcune sono rimaste integrali.
Qual è la sua sensazione oggi di trovarsi qui a Lucca?
Credo sia un motivo di prestigio per quello che riguarda ciò che ho fatto io ma anche per Giuseppe Tesi perché ha fatto un lavoro di grande valore non solo sul piano filmico, scenico ma anche per il messaggio che si vuole trasmettere.
Ha avuto modo di conoscere i detenuti che hanno recitato?
Sì, perché la prima proiezione è stata fatta proprio all’interno della Casa Circondariale ed è stato sicuramente uno dei momenti più significativi. Erano presenti i protagonisti, quelli che avevano partecipato come attori, ma anche altri detenuti. Si percepiva tutto ciò che avevano vissuto sul piano personale e sul piano emotivo, questa cosa alleggiava e si percepiva anche a livello epidermico. Questo film risale a due anni fa e ha viaggiato molto, è stato proiettato in Vaticano, al Senato, a Ventotene e al Museo del Cinema Torino.









