SIENA – Pronostico rispettato: il campione del mondo Tadej Pogacar trionfa a Piazza del Campo e coglie la sua terza vittoria, la seconda consecutiva, nella sempre più prestigiosa corsa della Strade Bianche.
Un successo netto, se si guardano i distacchi al traguardo, ma che il fuoriclasse sloveno si è dovuto costruire soffrendo e stringendo i denti, sia per la resistenza di un coraggioso e coriaceo Pidcock, finalmente tornato su altissimi livelli dopo una stagione in chiaroscuro e ultimo ad alzare bandiera bianca, sia per una scivolata in una curva quando mancavano poco meno di 50 km alla conclusione, che poteva mettere in seria discussione la vittoria finale. Ma “Pogi”, com’è nel suo carattere, non si è perso d’animo e nonostante qualche escoriazione al gomito e alla spalla sinistri, nel giro di pochi chilometri è andato a riprendere Pidcock per poi staccarlo definitivamente sulla seconda ascesa verso Colle Pinzuto, quando mancavano una ventina di chilometri al traguardo.
Non si è trattato, insomma, dell’one-man show dell’anno scorso, quando lo sloveno fu autore di una cavalcata irresistibile e solitaria di 80 km, scattando sul tratto più duro del Monte Sante Marie; se quella era stata un’impressionante dimostrazione di forza, quella di quest’anno è stata una prova di classe cristallina per il campione del mondo, che ha dovuto prima guardarsi da un avversario temibile come il britannico, unico in grado di resistergli sulla “solita” accelerata al Monte Sante Marie, e poi non lasciarsi condizionare da uno sfortunato incidente che avrebbe messo in seria difficoltà psicologica altri corridori.

Pogacar vince così per la terza volta la Strade Bianche, eguagliando il recordman Cancellara, e tagliando la linea d’arrivo con 1’24 su Pidcock e 2’12 sul compagno di squadra Wellens, autore di un grandissimo finale. Distacchi superiori ai 4′ per tutti gli altri, con Davide Formolo e Andrea Vendrame i migliori fra gli italiani, giunti nelle posizioni di rincalzo a cinque minuti e mezzo dal vincitore.
Al di là dell’aspetto puramente sportivo, è stata una giornata spettacolare che ha evidenziato ancora una volta la costante crescita della Strade Bianche come gara ormai entrata nel calendario degli appuntamenti da non perdere per tutte le squadre ,che la affrontano come una vera e propria “classica monumento”, e soprattutto nel cuore dei tifosi, in questo fine settimana giunti a migliaia a Siena da ogni parte d’Italia e del mondo. Una corsa capace di far scoprire alcuni angoli meravigliosi e da cartolina della nostra regione e di valorizzare ancora di più a livello mondiale un territorio straordinario dal punto di vista paesaggistico: nei 213 km totali di questa edizione si sono attraversate la val d’Arbia, le colline di Montalcino, la val d’Asso, la zona delle Crete di Asciano e il basso Chianti, con le “lingue bianche” di terra degli sterrati che si snodano come serpenti tra curve e continui saliscendi, senza mai un metro di pianura, tra campi, colline, calanchi e foreste.
Un’edizione segnata da un meteo favorevole, con sole e temperature primaverili, e soprattutto da un “fondo strada” asciutto che ha sollevato nuvole di polvere al passaggio dei corridori e delle molte auto e moto al seguito della corsa. In alcune fasi della gara, infatti, è risultato assai difficile a chi era seduto a bordo strada distinguere le sagome degli atleti in quel “polverone” che è anche la quintessenza e un elemento caratteristico della Strade Bianche, pronto a trasformarsi in fango nelle giornate di pioggia.

Folla, polvere ed emozioni hanno segnato una gara che in qualità di inviati di Report abbiamo avuto modo di seguire da vicino, in quattro diversi momenti.
La prima “fotografia” della corsa è la presentazione degli atleti sul palco del villaggio di partenza, allestito come di consueto negli spazi della Fortezza Medicea e caratterizzato da un’affollata partecipazione di un pubblico di appassionati o semplici curiosi, molti alla ricerca di una foto o di un selfie con gli atleti in gara. L’area inizia ad animarsi verso metà mattinata in concomitanza con la partenza della gara femminile Strade Bianche Women Elite, caratterizzata da un percorso più breve (136 km) ma altrettanto tosto e ricco di sterrati, che vedrà il successo dell’olandese Demi Vollering (già vincitrice dell’edizione 2023) sulla connazionale Anna Van der Breggen (trionfatrice a Siena nel 2018).
Nell’area riservata agli operatori della stampa e delle televisioni assistiamo al passaggio degli atleti che si alternano sul palco delle presentazioni e scendono poi nella zona riservata alle interviste del pre-gara, in un continuo via vai di massaggiatori, direttori sportivi, assistenti di corsa, meccanici, membri dei vari team impegnati nell’ultimo briefing con i corridori prima della partenza e nella sistemazione di quei dettagli che una corsa di questo genere pretende. Pogacar passa per ultimo, giornalisti e fotografi si accalcano vicino al fuoriclasse sloveno ma il suo volto, pur accennando un sorriso, è già concentrato e proteso alla gara: il pubblico lo chiama alle transenne per un selfie e un autografo, ma il tempo stringe e lo start è fra pochi minuti, solo un bambino fortunato riesce a “portare a casa” una maglietta iridata con l’ambitissimo autografo del campione del mondo in carica.

Precedendo la corsa ci spostiamo fra Torrenieri e Lucignano d’Asso, in un tratto di sterrato caratterizzato da continue discese e “strappetti” tra le colline della val d’Asso, in uno straordinario contesto paesaggistico. Non siamo ancora a metà gara, resiste la fuga dei dieci coraggiosi in avanscoperta che mantengono circa 3′ di vantaggio su un gruppo già allungato: in coda, avvolti da una nube di polvere, tanti corredori soffrono e iniziano a perdere terreno, in molti si staccheranno e si ritireranno nel corso di una gara che è nota anche per la sua spietata selezione. Dei 175 partiti la mattina, solo 98 taglieranno il traguardo, con gli ultimi classificati a 25′ dal vincitore, ma bravi a non mollare, a stringere i denti e a mettercela tutta per arrivare alla fine senza alzare bandiera bianca.
Nel primo pomeriggio siamo in vetta a uno strappo del Monte Sante Marie presso Asciano, uno dei tratti di sterrato più famosi e iconici della corsa, con le sue salite brevi ma con pendenze a doppia cifra: qui di solito il gruppo “esplode”, qui i grandi campioni cambiano ritmo, qui per due anni Pogacar ha piazzato lo scatto decisivo per le sue vittorie in solitaria.
Ad attenderci, gruppi di appassionati e di cicloamatori che hanno deciso anch’essi di percorrere un “pezzo” di strada bianca per attendere sul ciglio il passaggio dei corridori: e dopo una mezz’ora di attesa la corsa arriva, “annunciata” di lontano dai due elicotteri delle riprese televisive e dalla nube di polvere alzata da moto e ammiraglie. La lunga attesa si scioglie in un applauso al passaggio della testa della corsa e poco dopo del gruppo, con grida di incitamento per gli atleti in una fase decisiva della gara: il gruppo dei migliori è ormai ridotto a una quindicina di unità, da un momento all’altro qualcuno potrebbe tentare l’allungo.

L’ultima immagine della corsa è al secondo passaggio sulla “rampa” in sterrato delle Tolfe: siamo sull’ultima asperità di giornata, mancano una decina di chilometri al traguardo e da dietro la collina si intravede il profilo di Siena con il campanile del Duomo e la Torre del Mangia. Un autentico “muro umano” di centinaia di tifosi di tutte le età e di diversa provenienza e nazionalità si accalcano ai lati della strada, molti si sono letteralmente “accampati” lungo il pendio della collina formando un “anfiteatro” vivace e colorato. C’è un gruppo di sloveni, con le bandiere e gli striscioni del fan club di Pogacar, ci sono turisti inglesi, tedeschi e olandesi in vacanza in Toscana che si sono voluti regalare una giornata diversa all’insegna dello sport, ci sono vari gruppi amatoriali di cicloamatori e appassionati di gravel, c’è una folla che applaude e che grida in una Babele di lingue, aspettando da ore quei pochi istanti nei quali si esaurisce il passaggio della corsa.
Ma è proprio l’attesa, l’aspettare lì insieme a rendere ancora più magico ed emozionante l’arrivo della gara: tutti sono attaccati allo smartphone per seguire le immagini in diretta streaming, si sa che Pogacar è scivolato, si è rialzato, si è riportato su Pidcock e lo ha staccato pochi chilometri fa, con un numero da campione. Al suo passaggio in solitaria il volume della folla si alza, il corridore avanza tra due ali di folla che si aprono pochi metri davanti a lui, tanto che la moto del servizio d’ordine che lo precede ha il suo bel da fare per mantenere un minimo spazio in mezzo alla strada.

L’entusiasmo è contagioso e coinvolgente, applausi e incitamenti non sono riservati solo al campione ormai lanciato verso la vittoria, ma anche a tutti gli atleti che seguono, in particolare quelli nei vari “gruppetti” di staccati: perchè nel ciclismo non si tifa “contro” qualcuno ma “per” tutti gli atleti in gara che dopo duecento chilometri su una rampa di sterrato al 18% di pendenza sono ormai delle maschere di fatica, ma spinti e spronati dalla folla a non mollare e a tagliare il traguardo.
Il passaggio dell’auto di fine corsa segna il “rompete le righe generale” e tutti, in bici o a piedi, abbandonano la strada che viene così restituita alla sua quiete di tutti i giorni almeno fino alla prossima edizione della gara. E si torna a casa con i vestiti impolverati, ma ancora emozionati, per una giornata di festa e di sport che ricorderemo a lungo, segnata dall’ennesima impresa di Pogacar e dal fascino di una corsa che con i suoi paesaggi, i suoi scenari e la sua passione ha davvero pochi eguali.









