Circa 50000 morti accertati, dei quali più di un terzo bambini.
È questo, secondo i dati ONU il bilancio devastante a poco più di un anno dall’inizio dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza a seguito del criminale atto terroristico eseguito da Hamas il 7 ottobre 2023 .
Dove vuole arrivare Israele?

Qui siamo ben oltre il suo diritto a difendersi, siamo ai crimini di guerra. Così non si colpisce Hamas, così diventa una punizione collettiva con bombardamenti indistinti su civili, scuole, ospedali, chiese; perfino ambulanze, con il blocco dei mezzi di sostentamento, dell’elettricità.
Una ritorsione spietata che sembra avere come unico obiettivo la popolazione civile.
I vari fronti di guerra aperti da Netanyahu nella regione mediorientale rischiano oltretutto di distruggere l’identità del suo Paese. Il suo modus operandi rischia di provocare una recrudescenza dell’antisemitismo, soprattutto in Stati in cui è presente una forte immigrazione araba.
Piena solidarietà alle vittime di Hamas, uguale, però, deve essere il nostro approccio al genocidio perpetrato a Gaza dall’esercito israeliano.
Tutto ciò avviene nella complicità di un’Europa che sta smarrendo quei valori umanistici che, da sempre, sono parte integrante della sua storia. Avviene nella complicità della donna, madre, cristiana a capo del governo italiano che tace sulle stragi di bambini o, al massimo, balbetta dopo l’attacco dell’IDF alle truppe UNIFIL. Per non parlare della complicità USA, da sempre schierati dalla parte delle politiche colonizzatrici di Israele .
Il sostegno USA all’imperialismo genocidiario di Netanyahu è completo e senza riserve, con tutte le tragiche conseguenze che ne discendono.
Una comunità internazionale, termine ormai da sostituire con un meno arrogante e più realistico Occidente collettivo, ormai schierata con una delle due parti in causa, quella più forte, invece di porsi come parte negoziale.
Sarebbe utile, invece, iniziare a rinunciare alla hybris occidentale e all’atlantismo muscolare che tanti danni sta facendo.
Abbandoniamo i tamburi di guerra suonati dai mercanti di morte e ritorniamo alla politica e alle relazioni diplomatiche per ristabilire la pace in Medio Oriente.
Solo un cambio di paradigma che inneschi l’azione seria e convinta di una proposta negoziale, fatta magari da una Unione Europea finalmente attiva, potrebbe porre fine alle sofferenze di quella povera terra martoriata.
Altrimenti, parafrasando Martin Heidegger, senza un impegno negoziale dell’Occidente solo un Dio li potrà salvare.
Circolo Pd Pontelungo Spazzavento










