PISTOIA – Si è ucciso ieri, impiccandosi nel bagno della propria cella a Santa Caterina in Brana, un detenuto di 54 anni in attesa di giudizio. La sua morte colpisce la nostra comunità da vicino e richiama le istituzioni, a ogni livello, alle proprie responsabilità.
Quello di Pistoia è l’ennesimo caso di un’emergenza che ha assunto le sembianze di una strage silenziosa: nel 2024 almeno 91 persone si sono suicidate nelle carceri italiane, il numero più alto mai registrato. Un tasso di circa 14,8 suicidi ogni 10.000 detenuti, segnale di un sistema che non garantisce tutela né dignità.
Dall’inizio del 2025 i suicidi in carcere continuano a crescere, con decine di morti che rendono sempre più concreto il rischio di eguagliare o superare il primato dell’anno precedente.
Secondo il XXI rapporto di Antigone, al 30 aprile 2025 nelle carceri italiane erano recluse oltre 62.000 persone a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 51.000 posti, con un tasso medio di sovraffollamento che supera il 120%. E Pistoia non fa eccezione: Santa Caterina in Brana ospita circa 90 detenuti per una capienza di poco più di 70 posti, con un tasso di sovraffollamento che si aggira intorno al 120–125%, e registra una carenza significativa di personale di polizia penitenziaria. Un contesto così fragile rende più difficile intercettare il disagio, prevenire l’isolamento e costruire percorsi realmente rieducativi.
Di fronte a numeri di questo tipo, appare evidente come il carcere continui a essere pensato e gestito soprattutto come luogo di mera punizione, anziché come strumento di rieducazione e reinserimento sociale. Quando una persona si toglie la vita in cella, fallisce uno Stato che non è riuscito a garantire diritti fondamentali.
Questa morte ci ricorda con forza quanto sia fragile il confine tra custodia cautelare e sospensione delle garanzie, soprattutto in condizioni di sovraffollamento, mancanza di supporto psicologico e povertà di relazioni significative. Continuare a parlare di “casi isolati” significa ignorare un problema sistemico che interroga la coscienza civile del Paese e il senso stesso della giustizia.
Oltre al cordoglio ai familiari del detenuto, vogliamo esprimere con forza la necessità di un cambio di rotta nelle politiche penitenziarie. Quello che è accaduto ci ricorda che possiamo e dobbiamo fare di più di fronte al dolore che abita dietro le mura del carcere.
Unione comunale Pd










