PISTOIA – Un percorso intimo, emozionale e sentimentale tra gli spazi teatrali del Manzoni, in cui gli spettatori si fanno visitatori, guidati dalla voce di Roberta Bosetti.
Un viaggio fisico alla scoperta dei diversi ambienti che compongono il teatro, molti dei quali riservati agli attori e al personale tecnico e quindi “invisibili” e inaccessibili al pubblico, e allo stesso tempo simbolico, alla ricerca del significato e dell’essenza del fare teatro attraverso un caleidoscopio di ricordi e riflessioni sul “mestiere” dell’attore.
La nuova stagione del Teatro Manzoni è aperta in anteprima dallo spettacolo “Teatro”, per la regia di Renato Cuocolo e la voce narrante di Roberta Bosetti, che arriva a Pistoia con una serie di repliche per tutta la settimana (limite massimo di 25 spettatori per recita, da martedì 24 a domenica 29 ore 18 e 20,45).

Uno spettacolo itinerante, in cui noi spettatori, riuniti nel foyer del teatro, siamo muniti di cuffie dalle quali possiamo ascoltare la voce di Roberta, nostra guida attraverso i vari spazi del Manzoni in questo itinerario della durata di circa un’ora. Ma l’impressione iniziale di trovarsi a far parte di una comitiva in visita guidata a un monumento o un museo svanisce presto: la narrazione dell’attrice fornisce solo brevi e rapidissimi cenni alla storia del teatro e ai suoi aspetti artistici e architettonici, mentre veniamo presto trasportati nella dimensione del ricordo personale che a mano a mano si allarga a comprendere anche altre persone care all’attrice o che non ci sono più.
“Venite, seguitemi”: è un cortese invito a lasciarsi condurre e trascinare, attraverso una serie di luoghi del teatro, da parole che aprono possibilità infinite, che mescolano realtà e finzione, che creano rifugi per un’identità collettiva.
È un racconto in cui Roberta non ha paura di mettere a nudo i propri sentimenti e di condividere con gli spettatori i propri ricordi, come quello di quando, ancora bambina e accompagnata dalla nonna, mise per la prima volta piede in un teatro: la meraviglia delle luci sfavillanti, dell’altezza vertiginosa dei palchi, del buio improvviso e del sipario che si alzava, vista attraverso gli occhi di una bambina, rivive nelle sue parole e ci emoziona come se anche per noi fosse la prima volta all’interno di un teatro.
E in effetti questa originale visita al Manzoni è anche un’occasione per tutti noi per riscoprire gli spazi di un ambiente così familiare e centrale nella vita culturale cittadina, ma che allo stesso tempo ha bisogno di rinsaldare e rafforzare questo legame con i suoi spettatori, a maggior ragione oggi alla vigilia di una chiusura piuttosto lunga di questo teatro per i non più prorogabili lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza.
Dalla platea al palcoscenico, dalla cabina del tecnico delle luci ai camerini degli attori, ogni spazio ha nel racconto di Roberta una valenza evocativa e diventa fonte di ispirazione per le considerazioni e le riflessioni mosse dall’attrice, mentre noi spettatori la seguiamo a brevissima distanza anche attraverso alcuni “passaggi” normalmente riservati al personale del teatro.
È un itinerario circolare, che in un certo senso si apre e si chiude con gli stessi interrogativi sul senso e sul significato del teatro. Nel corso di questo viaggio Roberta ci suggerisce alcune possibili risposte, ma forse è proprio sul finale, una volta rientrati nel foyer e prima di congedarsi, che l’attrice ci indica una soluzione. Malgrado oggi sia visto sempre più come qualcosa di inutile, di superfluo, di antiquato, il teatro è quella cosa che ci salva dalle nefandezze del mondo e che ogni giorno ci fa ridiventare esseri umani. È quella cosa capace, ogni volta, di farci riflettere e sognare, mentre restiamo contagiati dalla sua meraviglia.
Con queste parole Roberta si allontana, la sua voce si fa sempre più flebile fino a scomparire dalle cuffie che restano mute. Come un sipario che cala al termine dello spettacolo.










