di Alberto Vivarelli
PISTOIA – Alessandro Tomasi andrà a guidare il gruppo del centrodestra al Consiglio regionale. Nessuna novità, nessun colpo di scena, tutto secondo il copione: lo aveva già annunciato lui stesso dopo il voto in un post fotografico su Facebook, poi rimosso; adesso c’è ufficialità.

Nessun intimo tormento di Isaia, la decisione è arrivata al termine di un lungo braccio di ferro all’interno del suo partito, Fratelli d’Italia, fino a giungere alla soluzione più logica, sulla quale pare abbia pesato il “parere” di Alessandro Capecchi.
Tomasi non si dimetterà da sindaco di Pistoia. Attenderà la decadenza. Le dimissioni avrebbero portato allo scioglimento del consiglio comunale e all’insediamento del commissario di governo. Una situazione che la maggioranza vuole evitare come la peste.
La coalizione che governa a Palazzo di Giano, intende gestire le elezioni, vuole avere le mani “dentro” fino a primavera, quando si tornerà a votare. La generosità degli ultimi mesi di mandato potrebbe essere ricompensata nelle urne. E poi ci sono tutte le inaugurazioni in programma, dopo l’accelerazione dei lavori nei tantissimi cantieri aperti quasi contemporaneamente, senza alcun discernimento.
Un disegno cinico, ma la politica è così. Ovunque.
Per Tomasi ci sarà una ulteriore progressione politica, come qualcuno aveva ipotizzato nel caso di rinuncia al seggio regionale? Nel 2027 si andrà al voto per le Politiche, ma difficilmente Fratelli d’Italia proporrà l’ormai ex sindaco, se non altro per un problema di opportunità: un secondo abbandono nel giro di due anni, potrebbe venir pagato a caro prezzo. Senza contare che il seggio senatoriale Pistoia-Prato è blindatissimo: la candidatura del potente senatore Patrizio La Pietra, non si discute nemmeno.
Nei prossimi 7-8 mesi, la giunta sarà guidata dalla vice sindaca Anna Maria Celesti, politica equilibrata e navigata, ma non è il sindaco eletto dai cittadini. E, soprattutto, di quanta autonomia godrà? In questi quasi dodici mesi di Smart Working del sindaco, abbiamo avuto la sensazione che ognuno si muovesse a proprio piacimento. Tana libera tutti.
Da stamani è iniziata la campagna elettorale con gli schieramenti ancora in confusione. Come al solito, partirà il toto-sindaco e la discussione si focalizzerà sul “chi” e non sul “cosa”.
Come si presenteranno i partiti?
La destra è in difficoltà, non potrà contare sull’effetto-Ale e sulla lista civica che nel 2022 trascinò Tomasi a un successo schiacciante, con numeri che annichilirono il centrosinistra: con 6.341 voti, (17.2%), la lista civica superò addirittura Fratelli d’Italia, il partito di Tomasi che si fermò a 5.199 voti (14.20%).
E’ l’analisi di questi voti che non lascia tranquillo il centrodestra, ben consapevole che la rielezione di Tomasi fu anzitutto un successo personale del sindaco. I voti della lista “Ale” rimarranno tutti nell’area di destra?
Scontato il programma (confusione ovunque), la coalizione di maggioranza si concentrerà sul candidato o candidata. Non sarà facile perché gli appetiti sono forti e gli aspiranti numerosi. E’ certo che Fratelli d’Italia con il suo 32% vorrà dare continuità a otto anni di governo. Pescherà nel gruppo consiliare o all’interno della giunta? Semplici, Sgueglia, Pelagalli sono al momento i nomi più quotati, a meno che non salti fuori qualche outsider. Gli altri partiti della coalizione dovranno accontentarsi di qualche assessorato o di qualche poltrona meno prestigiosa. I posti che si libereranno non mancano.
Non stanno meglio a sinistra.
I risultati locali delle elezioni regionali, hanno riconsegnato il comune al centrosinistra 52,17% (18.637 voti) contro il 44,90% (16.040 voti) del centrodestra, il margine è consistente, ma in una elezione locale ci sono tanti fattori che possono modificare i numeri. Il Pd è il primo partito con il 39,64% (14.060 voti), seguito da Fratelli d’Italia al 32.07% (11.458 voti) e qui il divario è più consistente.
Riuscirà il centrosinistra a mantenere il tesoretto?
Le acque nel Partito democratico sono apparentemente calme. Dalla primavera scorsa i giochi sono nelle mani della sinistra che fa capo a Samuele Bertinelli e del gruppo di Federica Fratoni, una convergenza che aveva portato alla elezione di Massimo Vannuccini a segretario comunale. Una convergenza che è proseguita nel fortissimo sostegno a Bernard Dika, capolista del Pd in provincia, una candidatura proposta dall’onorevole dem Marco Furfaro.
Il successo personale di Riccardo Trallori con 4924 preferenze (400 in più di Dika), probabilmente imprevisto dai vertici del Pd, ha scombussolato il quadro generale e, forse, obbligherà il gruppo dirigente a disegnare un nuovo percorso, anche per evitare ferite mortali per il partito. Naturalmente non vuol dire che Trallori sia il candidato in pectore, ma sicuramente nel Pd si dovrà fare i conti con una minoranza che sul territorio ha dimostrato tutta la sua consistenza.
Noi pensiamo che Trallori non sarà il candidato del centrosinistra perché la divisione in questa campagna elettorale è stata troppo netta e plastica, una campagna elettorale da separati in casa. Salvo improbabili ritorni, non vediamo nel Pd una figura forte, di rilievo, che possa tenere insieme il partito e, al tempo stesso, abbia una visione di città proiettata ai prossimi dieci anni. C’è da riportare il territorio pistoiese al centro del dibattito regionale, è necessario pensare una città che vada oltre le rotonde e le piste ciclabili. C’è da ricostruire un tessuto i cui fili sono le associazioni, le donne e gli uomini di cultura, dell’economia, dello sport. Potrebbe venire proprio da quei mondi lì il candidato, o la candidata del centrosinistra. Il Pd sarà così generoso?










