PISTOIA – Uno straordinario viaggio attraverso la parola in uno spaccato di mondo sospeso tra realtà quotidiana e astrazione filosofica, corpo e anima, razionalità e spiritualità.
Nell’ambito della rassegna “Le parole di Hurbinek”, sul palco del Teatro Manzoni arriva il noto e pluripremiato attore Toni Servillo – celebre per la sua collaborazione cinematografica di lungo corso con il regista Paolo Sorrentino, con il loro ultimo film “La grazia” uscito nelle sale da pochi giorni – che porta in scena il reading teatrale del racconto “Lo Spinoza di Via del Mercato”, un classico della letteratura yiddish, scritto nel 1944 da Isaac Bashevis Singer all’interno della raccolta “I due bugiardi”.
Scrittore e traduttore di cultura ebraica e di origine polacca, naturalizzato statunitense dopo il trasferimento a New York per sfuggire alle persecuzioni antisemite, poi insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1978, Singer è stato un autore estremamente prolifico e un punto di riferimento per la letteratura in lingua yiddish – la lingua utilizzata dagli ebrei delle comunità aschenazite in Europa centrale e orientale – con la pubblicazione, spesso a puntate e su riviste, di romanzi e racconti che solo in un secondo momento sono stati tradotti in inglese e poi in altre lingue.
Nel vasto panorama della letteratura statunitense del secondo Novecento, il ruolo di Singer è stato quello di fare da “ponte” tra il mondo remoto e quasi perduto dei villaggi dell’Europa orientale e la modernità americana, proponendo nelle sue opere una riflessione profonda sulla crisi dell’uomo moderno, sospeso tra fede e scetticismo, legami con la tradizione e dilemmi morali di carattere universale.
“Quella di Singer non è una letteratura semplice e per tutti, come autore non fu mai ben visto dall’ala più conservatrice e ortodossa della cultura ebraica – ha spiegato Massimo Bucciantini nella breve introduzione al reading – eppure la sua notorietà, raggiunta a partire dalla metà degli anni Quaranta, si deve anche alla sua straordinaria capacità di far entrare il lettore in microcosmi che mescolano la vitalità del mondo reale alla riflessione esistenziale e filosofica dei suoi personaggi”.

Accolto da un caloroso applauso, Toni Servillo ha fatto il suo ingresso sul palco, volutamente lasciato spoglio con un tendone nero a fare da sfondo e un tenue fascio di luce a illuminare il leggio. La sua voce nitida ed espressiva fin dalle prime righe ha preso per mano gli spettatori e li ha condotti nel quartiere ebraico di Varsavia negli anni della Grande Guerra, dove il racconto di Singer è ambientato.
La narrazione segue per un tratto la vita del dottor Nahum Fischelson, un professore di filosofia anziano e malaticcio che ha dedicato l’intera esistenza allo studio dei volumi dell’etica di Baruch Spinoza.
Il dottor Fischelson vive in una soffitta polverosa sopra la caotica e animata via del Mercato, un luogo che detesta per il rumore e la volgarità dei suoi abitanti, ma che allo stesso tempo lo affascina per la vita brulicante e contraddittoria che vi si svolge ogni giorno, tra giocatori d’azzardo e ubriaconi all’osteria, prostitute e soldati, mercanti e venditori ambulanti con i loro carretti, giovani studenti della Torah. Egli, al contrario, cerca di vivere secondo la pura ragione, convinto che le passioni umane siano solo “miserabili errori” della mente: le sue uniche compagnie sono le stelle della volta celeste che è solito ammirare di notte dal suo lucernario, e che osserva cercando di percepire l’amore intellettuale per Dio inteso come ordine geometrico dell’universo.
Questa sua routine “ascetica” viene interrotta quando la sua salute peggiora drasticamente e si ritrova incapace di prendersi cura di se stesso: ad aiutarlo è la sua vicina di casa, l’umile merciaia Black Dobbe, una donna incolta, dai lineamenti duri e dai modi bruschi, verso la quale all’inizio il filosofo prova una naturale repulsione. Tuttavia Dobbe si fa presto ben volere per la sua cura e dedizione, e con il passare dei giorni tra i due nasce un legame improbabile che sfida ogni logica spinoziana.
Il culmine del racconto si raggiunge durante la notte del loro matrimonio, un evento che appare quasi grottesco data l’età e la salute di Fischelson. Eppure, proprio in quella notte, accade un “miracolo” di rinnovamento: il vecchio filosofo ritrova una vitalità che credeva perduta per sempre, e la doppia unione fisica e spirituale con Dobbe non è un atto di “follia delle passioni”, ma una riscoperta del fatto che anche la materia, la corporeità e l’istinto fanno parte della sostanza divina.
All’alba successiva, Fischelson si affaccia alla finestra e, guardando le stelle, chiede perdono all’ombra di Spinoza. “Quanto sono stato sciocco!” esclama: ma non per aver tradito la ragione, bensì per aver dimenticato che la vita è l’espressione più autentica di quella natura che lui aveva cercato solo nei libri.
È un racconto potente e poetico allo stesso tempo, in cui Singer, oltre ad affascinare il lettore con il dettagliato e vivo realismo della via del Mercato e della comunità ebraica di Varsavia, pone all’attenzione due temi a lui cari: lo scontro tra l’astrazione filosofica e la realtà concreta della vita, in polemica contro l’idea che l’uomo possa elevarsi spiritualmente solo attraverso il puro intelletto, come pretende di fare Fischelson ritirandosi a vita isolata e solitaria, e la riconciliazione tra gli opposti, in questo caso corpo e anima, in una critica gentile al razionalismo estremo che pretende di vedere l’universo solo come un sistema geometrico di cause ed effetti.

“Ringrazio per l’invito, come attore mi è stata data l’opportunità di rileggere e riscoprire l’opera di un autore che ci fa viaggiare in un passato verosimile ma sullo sfondo dell’infinito e dell’eternità – ha affermato Toni Servillo al termine dello spettacolo salutando il pubblico – e soprattutto sono grato a chi ha organizzato e fortemente voluto un evento di questo tipo, che dobbiamo tenerci molto caro. Purtroppo oggi sono sempre più rare le occasioni di incontrarci in un teatro come questo, autentico presidio della cultura, per sentire una narrazione nella sua essenzialità, senza musica e senza luci ad effetto. In un mondo dove si fa a gara a chi urla più forte c’è invece un estremo bisogno di ascoltare la parola”.









