di Francesco Rauty
PISTOIA – L’acqua di un fiume che scorre all’interno di argini in muratura, quando incontra un ostacolo su un suo lato (piante all’interno dell’alveo), devia dall’altra parte; ovviamente la sponda colpita viene erosa e i detriti entrano nel corso del fiume per poi essere trasportati dalla corrente.

Con un effetto di rimbalzo, anche se la reale fenomenologia del moto del fluido è molto più complessa, la corrente si dirige a questo punto sulla sponda opposta, provocando l’erosione anche di questa sponda nel punto di contatto, poi di nuovo dall’altra sponda e così via. Il fiume in questo modo invece di scorrere al centro dell’alveo come dovrebbe, crea un serpentone d’acqua che rimbalzando da una sponda all’altra, scende verso la pianura trasportando una notevole quantità di detriti erosi dalle sponde che andranno inevitabilmente a depositarsi a valle innalzando il letto del fiume, con il risultato di limitare a valle la sezione di deflusso che risulterà non più adeguata alle corrispondenti portate di massima piena.
Intervenire sugli effetti in una situazione come questa, come avviene attualmente, è del tutto inutile e dannoso con enorme spreco di denaro. L’unico intervento da fare con urgenza è quello di eliminare la causa, togliere gli alberi e gli arbusti lasciati crescere all’interno dell’alveo e rimodellare il letto del fiume in modo di farlo scorrere in modo corretto al centro dei suoi argini in muratura.
Eliminando gli alberi e gli arbusti, negli anni successivi le manutenzioni si potrebbero limitare solamente alle sole opere di manutenzione ordinaria (semplice pulizia dell’alveo) con enorme risparmio di risorse. Lasciando invece crescere le piante, oltre ai danni che creano con i conseguenti inutili oneri per il ripristino, per rimuoverle gli anni successivi non sarebbero più necessarie semplici opere di manutenzione ordinaria, ma le opere di rimozione dovranno essere considerate di straodinaria manutenzione (taglio di alberi con trasporto a rifiuto del materiale di resulta, eliminazione delle ceppe, rimodellamento dell’alveo ecc.) con costi enormemente più elevati.

Quanto sostenuto si può ben capire guardando cosa è successo in un unico punto visibile dal lato sud del ponte sull’Ombrone della via di Gora e Barbatole nella sponda sinistra dell’alveo (vedi foto allegate). Ci si può immaginare cosa avviene in tutto il corso di acqua, dove i vari interventi eseguiti nel corso degli anni per ripristinare gli argini interni erosi da una piena, sono sempre vanificati in occasione di quella successiva. L’argine ricostruito viene spazzato via, insieme al denaro impiegato per tale lavoro.
Continuando a gestire il fiume in questo modo si riuscirà molto probabilmente anche a fare crollare, come già sta avvenendo, gli argini in muratura costruiti e mantenuti dall’uomo nei secoli scorsi per far fronte al libero divagare del fiume, al fine di bonificare i terreni di pianura.Si sta andando verso un ritorno alle origini, però purtroppo i terreni a suo tempo bonificati sono stati nel frattempo quasi totalmente urbanizzati ed il ritorno alle origini si pagherà, come si sta già pagando, con un prezzo molto salato. La sicurezza del territorio, come già sostenuto, ha bisogno sì di fondi ma più che altro, ed è la cosa più importante, della competenza di chi li gestisce, altrimenti gli stanziamenti impiegati non solo non servono a niente ma addirittura sono deleteri.










Sarei interessato a conoscere e discutere con il tecnico o il professionista che ha dato queste informazioni, poiché a me risulta che la rinaturalizzazione degli alvei è ideata proprio per avere l’effetto contrario a quanto scritto.