lunedì, Settembre 21, 2026

Toscana, una regione che galleggia in una stagione di “incompiute”

di Lido Scarpetti*

Lido Scarpetti

Le riflessioni che seguono guardano ai temi dell’industria e dello sviluppo della Toscana dall’ottica del governo del territorio e della creazione delle condizioni di contesto necessarie ad elevare il livello di competitività. 

Se ci domandiamo cosa è successo di significativo in Toscana negli ultimi 30 anni dal punto di vista industriale ed economico, quali cambiamenti strutturali, quali e quante innovazioni infrastrutturali e tecnologiche sono avvenute e se le politiche pubbliche abbiano o meno costituito la base per rendere competitivo il territorio della regione, non è semplice dare una risposta univoca e positiva.

Si ha l’impressione di una sufficiente capacità progettuale abbinata a una scarsa capacità realizzativa. Troppo spesso, rispetto a scelte fatte, ci siamo fermati di fronte a proteste o incertezze politiche e/o istituzionali. 

Questo ha prodotto ritardi nella realizzazione di interventi strategici che inevitabilmente hanno pesato in modo negativo e causato ritardi sullo sviluppo di alcune aree della Toscana.

Ci sono aree più forti come la Toscana centrale nell’area della vecchia provincia di Firenze e altre più deboli che sono a rischio emarginazione.

Certo, la Toscana ancora oggi si mantiene sopra la media nazionale con settori competitivi quali il sistema moda, la meccanica, la farmaceutica, il turismo, il ferroviario e il vivaismo che riescono a competere nell’economia globale.

Così come si colloca nella parte alta della classifica per quanto riguarda la qualità della vita e i servizi sociosanitari, anche se la riduzione di spesa al SSN comincia a farsi sentire a partire dal tallone di Achille delle liste di attesa.   

Tuttavia, la sensazione, a parte alcuni casi, è quella del galleggiamento e di una regione a più velocità. Rinvii, lentezze che incidono negativamente sulle capacità competitiva complessiva.

Si annoverano fra queste i ritardi infrastrutturali che riguardano sia il sistema aeroportuale, sia il sistema ferroviario che autostradale. Il superamento del nodo di S.M: Novella dell’alta velocità (stazione Foster) nasce in contemporanea al sottoattraversamento di Bologna.

Quest’ultimo è stato realizzato ormai oltre tre lustri fa, mentre l’A.V. utilizza ancora oggi SMN con la conseguenza dell’allungamento dei tempi sia dell’AV che del traffico ferroviario regionale.

A metà degli anni 80 del secolo scorso lo schema strutturale per l’area metropolitana fi-po-pt (un’area urbanizzata senza soluzione di continuità dove vivono circa un milione di abitanti) individuava nei collegamenti veloci uno dei volani della crescita. Sono stati sottoscritti vari accordi di programma sul piano istituzionale che però non hanno partorito niente di concreto.

Ad oggi la novità importante degli ultimi decenni, oltre all’AV, della mobilità in Toscana è rappresentata dalle linee della tramvia che nel prossimo futuro si svilupperanno ad ovest di Firenze ma si fermeranno a Prato.

Così come pare sia nel porto delle nebbie la realizzazione della terza corsia Fi-Po-Pt in direzione mare e gli ammodernamenti della Fi-Pi-Li la Firenze Siena-Grosseto per non parlare della soluzione della pista dell’aeroporto Vespucci con la conseguenza dello spostamento degli utenti verso altri scali fuori regione.

Sul piano strettamente industriale appare chiaro che il sistema produttivo caratterizzato decenni dai distretti e dalla piccola impresa simbolo della Toscana felix, hanno la necessità di essere ripensati nella direzione della filiera.

Ciò necessita fare i conti con il dimensionamento delle imprese che consentano investimenti in innovazione tecnologica utili per stare sui mercati. È difficile pensare di essere competitivi e fare investimenti se non si aumenta la massa critica e almeno nel breve periodo far fronte ai costi energetici elevatissimi derivanti dalle crisi internazionali.

Infine, quando parliamo di industria troppo spesso ci dimentichiamo che impresa e industria non sono solo il manifatturiero o il turismo ma ne fanno a pieno titolo anche i servizi pubblici locali la cui efficacia ed efficienza si riverbera in un modo o nell’altro direttamente sulle imprese e sulle famiglie.

Mi riferisco al dibattito pubblico che oscilla fra la quotazione in borsa della multiutility e addirittura il ritorno alla gestione in house. Vale la pena ricordare anche qui che la creazione di una industria regionale dei servizi ha origine negli ultimi anni del secolo scorso prendendo a riferimento le esperienze avanzate del nord Italia. Ma come spesso ci capita il mondo cambia e noi continuiamo a discutere.

Siamo fiduciosi che il mandato regionale appena iniziato, in accordo con l’insieme degli enti locali, saprà intraprendere con decisione la strada migliore per chiudere una stagione di “incompiute”.

* Sindaco del comune di Pistoia dal 1992 al 2002. Parlamentare della Repubblica dal 2006 al 2013. Ha iniziato a svolgere la propria attività politica e sindacale all’interno dello stabilimento prima Breda CF, poi AnsaldoBreda. Segretario DS fino alla costituzione del PD.        

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