martedì, Settembre 8, 2026

“Touchdown Mr. President!”: il racconto di un’America tra sport e politica

PRATO – Una serata capace di unire diverse forme d’arte nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico, alla scoperta dello stretto legame tra sport e politica nella storia più e meno recente degli Stati Uniti.

Nel calendario di eventi dell’estate pratese torna anche quest’anno “Sport e Teatro: l’arte di partecipare”, rassegna promossa dal Comune di Prato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, organizzata e curata da Factory TAC e Spazio Teatrale Allincontro, e in collaborazione con Radio Sportiva.

Il primo appuntamento si è aperto con la presentazione del libro “Touchdown Mr. President! Sport e politica alla Casa Bianca” (Lab DFG, 2025) scritto dai giornalisti sportivi Dario Ricci e Valentina Clemente, e illustrato dallo stesso Ricci in dialogo con Daniele Tirinnanzi.

Dario Ricci e Daniele Tirinnanzi durante la presentazione del libro (foto di Andrea Capecchi)

Il colloquio ha preso le mosse proprio dal titolo scelto per il libro, con quel termine “touchdown” che fa riferimento alla “meta” realizzata da una squadra nel football americano, insieme al basket lo sport più diffuso e popolare negli States. “Il football americano è un grande rito collettivo – spiega Ricci – basti pensare che tra gli eventi più visti in televisione negli Stati Uniti ci sono le partite di football, e tra queste il Superbowl occupa il posto d’onore: non è solo un appuntamento sportivo seguito da milioni di spettatori, ma un vero e proprio entertainment, con un half time show che richiama ogni anno un artista di fama mondiale e costituisce un’occasione per lanciare forti messaggi politici e sociali. Nel Superbowl ciò che conta è soprattutto il contorno, quello che ruota attorno all’evento sportivo in sé, e non stupisce che anche i presidenti americani siano spesso presenti come spettatori sulle tribune dello stadio in cui si svolge un simile evento”.

Con significati ed esiti diversi: Ricci cita il caso dell’ultimo Superbowl disputatosi lo scorso febbraio, quando il presidente Trump era presente allo stadio per tifare i favoriti della vigilia, i Kansas City Chiefs, tendenzialmente favorevoli alle sue politiche sociali, contro i Philadelphia Eagles a lui assai ostili, e ha ben deciso di “svignarsela” dalle tribune quando per i Kansas si è profilata la sconfitta.

D’altra parte lo sport è la più immediata cartina di tornasole della società, ci sono messaggi e rivendicazioni di carattere politico e sociale che passano necessariamente attraverso le competizioni sportive. Scorrono così le storie di atleti americani che si sono esposti nello sport, dal pugno levato al cielo di Città del Messico di Lewis e Carlos nella loro lotta al razzismo, divenuto un gesto iconico che ha ispirato le generazioni successive, ai più recenti messaggi per i diritti delle persone omosessuali da parte di Megan Rapinoe, ex capitana della nazionale di calcio statunitense, o alla protesta di Colin Kaepernick, che rimase in ginocchio di fronte alla bandiera statunitense durante l’esecuzione dell’inno nazionale in aperta polemica contro le discriminazioni subite dalla minoranza nera, e per questo è stato radiato dalla lega professionistica di football.

Alcune copie del libro “Touchdown Mr. President!” (foto di Andrea Capecchi)

Lo sport diventa il riflesso più tangibile e immediato delle contraddizioni, delle aspirazioni, delle rivendicazioni e delle proteste sociali: non sorprende quindi che lo sport americano sia costellato di azioni e gesti che hanno avuto un forte impatto politico e sociale, anche grazie all’esposizione mediatica dei suoi protagonisti e al fatto che spesso tali messaggi siano stati rivolti direttamente all’indirizzo degli inquilini della Casa Bianca.

Ricci cita poi una serie di aneddoti, talvolta molto gustosi e dall’esito comico, che vedono protagonisti alcuni presidenti americani alle prese con lo sport, cimentandosi in prima persona con attività sportive e gare atletiche. C’è poi un accenno a un personaggio che presidente non fu mai ma giunse a contare forse più dei presidenti in carica: Henry Kissinger, il grande manovratore della politica estera statunitense nella seconda metà del Novecento, che fu il regista occulto e il tessitore di alcune operazioni sportive con chiari riflessi politici come l’ingaggio di Pelé nei Cosmos, nel quadro di un avvicinamento diplomatico tra Stati Uniti e Brasile, o la sua presenza negli spogliatoi del Perù prima della partita “combinata” con l’Argentina, per favorire la nazionale albiceleste emanazione del regime “amico” del dittatore Videla.

Dalle pagine di “Touchdown Mr. President!” è tratto il reading teatrale che gli attori Francesco Dendi e Massimo Bonechi hanno portato in scena al termine della presentazione del libro, in una carrellata di presidenti americani dell’ultimo secolo, da Roosevelt a Trump passando per Kennedy, Johnson, Carter, Reagan, Clinton e Obama, alle prese con lo sport e con le politiche legate ad esso.

Francesco Dendi e Massimo Bonechi durante il reading teatrale del libro (foto di Irene Biancalani)

È un viaggio appassionante e ricco di spunti di riflessione nella storia contemporanea e nella politica degli Stati Uniti nell’arco di un secolo, un percorso che mette in luce non soltanto le diverse e variegate passioni sportive presidenziali, ma soprattutto l’impatto e il ruolo che lo sport ha avuto nelle campagne elettorali, nella costruzione di un vasto consenso attorno alla figura dei presidenti e come strumento di rafforzamento dell’identità americana e dell’affermazione del potere politico statunitense a livello globale.

Ecco allora come le aperture verso i diritti civili per gli afroamericani, intraprese da Kennedy, passino anche attraverso lo sport e l’ammissione di atleti neri nelle leghe professionistiche americane, con tutte le resistenze e le difficoltà del caso. Ed ecco ancora, per fare un altro esempio, come le ultime due edizioni dei Giochi olimpici disputatisi negli Stati Uniti abbiano avuto un impatto non indifferente a livello politico: da Los Angeles 1984, segnati dalla rinuncia dell’Urss e dal successo internazionale di immagine di un’America “ruggente” secondo la nuova politica impressa dal presidente Reagan, ad Atlanta 1996, segnati dai fondati sospetti di “scippo” ai danni di Atene grazie allo “zampino” della Coca-cola, main sponsor delle Olimpiadi con sede proprio nella città della Georgia, e rivelatisi al contempo una straordinaria celebrazione del nuovo “ruolo globale” degli Stati Uniti quale unica superpotenza dopo il crollo e la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Si potrebbero citare molti altri episodi, ma è meglio rimandare alla lettura delle dense e coinvolgenti pagine del libro, con lo sguardo proiettato già in avanti verso i prossimi appuntamenti sportivi che caratterizzeranno l’America trumpiana: dopo le “prove generali” del Mondiale per Club attualmente in corso, la prossima estate gli Stati Uniti assieme al Canada e al Messico ospiteranno per la seconda volta nella loro storia i Mondiali di calcio, e nel 2028 i Giochi olimpici approderanno di nuovo a Los Angeles.

Come arriverà a quei Giochi un mondo oggi segnato dal riemergere di forti tensioni e dall’esplodere di nuovi conflitti, potenzialmente distruttivi e destabilizzanti per intere aree del globo? Difficile rispondere adesso, ma lo sport può dare una mano, sia cercando di liberarsi da quelle logiche economiche e di mercato che ne minano l’etica, sia diffondendo quei valori di pace, uguaglianza e fraternità di cui si avverte estremamente il bisogno.

La rassegna “Sport e Teatro” continua il pomeriggio di sabato 21 giugno con una passeggiata letteraria tra la natura del Monteferrato.

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