di Andrea Mori
PRATO – “Tre anni di governo, tre anni di risultati”. Questo il titolo dell’iniziativa che si è tenuta oggi all’Art Hotel Museo di Prato, tappa toscana del tour nazionale con cui Fratelli d’Italia celebra il lavoro dell’esecutivo.

L’appuntamento pratese ha richiamato dirigenti, militanti e amministratori del partito – come anche alcuni alleati del centrodestra – riempiendo la sala dell’albergo.
Chiara La Porta, che lascia il Parlamento per andare in Regione dopo aver ottenuto più di 7 mila preferenze alle elezioni del 12 e 13 ottobre, ha spiegato così la scelta di Prato per l’incontro di oggi: “Abbiamo deciso di organizzarlo qui perché, come dimostrano i numeri, la nostra è una tra le realtà più forti e coese che ci sono sul territorio. I cittadini ci vedono come un punto di riferimento a livello provinciale e regionale.”
Nel corso del pomeriggio, non poteva mancare un intervento di Alessandro Tomasi, reduce dalla netta sconfitta contro Eugenio Giani per la carica di governatore della Toscana.
Il sindaco di Pistoia ha ricordato le risorse arrivate dal governo per la Toscana, respingendo le accuse di ostilità: “È una sciocchezza dire che questo esecutivo sia nemico della Toscana. Quando si impugnano leggi regionali fuori competenza lo si fa per dovere costituzionale, non per partigianeria.”
E poi una critica rivolta alla gestione interna: “I nostri elettori non ci perdonano quando siamo divisi. Le differenze ci stanno, ma le liti non le capiscono.”
Alessandro Tomasiha anche espresso un chiaro pensiero sul ruolo della Presidente del Consiglio: “Non possiamo adagiarci sull’idea che c’è Giorgia Meloni. Non possiamo pensare che basti lei. Quando l’ho incontrata a Firenze – ha raccontato – la prima cosa che mi ha detto è di essere stanca, ma che non molla di un centimetro. E ha ragione. Nessun premier prima di lei ha lavorato con questa intensità. Sta a noi, dal basso, sostenere quel lavoro con responsabilità, guardando ai problemi concreti delle persone.”

Giovanni Donzelli ha rivendicato i risultati ottenuti alle regionali e rilanciato la sfida del radicamento territoriale. “Oggi un po’ si rosica, perché ovviamente volevamo vincere, ma va anche detto che un terzo dei consiglieri regionali alla destra non era mai accaduto nella storia della Toscana”. Per poi aggiungere: “Dobbiamo arrivare al punto che in Toscana ci sono più sedi di Fratelli d’Italia che case del popolo.”
Donzelli ha poi toccato i temi della sicurezza e della giustizia, sottolineando l’impegno del Governo sulle riforme: “Siamo orgogliosi dei decreti sicurezza. Difendiamo i più deboli, ma non accettiamo chi dice che il più debole è chi delinque. Il più debole non è la rom che ogni anno rimane incinta per non andare in galera, ma la persona che viene scippata; non è il clandestino che occupa una casa, ma l’anziano che torna e la trova occupata. Non è chi aggredisce un agente, ma chi ogni giorno indossa una divisa per difendere la sicurezza di tutti.”
Sulla giustizia ha ricordato che martedì la Camera voterà l’ultimo passaggio della riforma. “È una legge che difende i magistrati bravi e corretti, perché vuole liberare la magistratura dalle correnti politicizzate. Non è una riforma contro la magistratura, ma in difesa della giustizia.”
Donzelli ha poi ribadito l’impegno per il premierato, definendolo “un testimone da regalare all’Italia”: “Vogliamo che chiunque vinca governi cinque anni. E se un giorno noi dovessimo perdere, non cercheremo scorciatoie e staremo all’opposizione finché gli italiani non ci ridaranno fiducia. La stabilità è una garanzia per tutti, non solo per chi governa.”
Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha aperto il suo intervento ricordando la recente nomina di Pistoia a Capitale italiana del libro. “Alessandro non è qui solo come sindaco, ma come presidente morale di una regione che non è più rossa. È un merito di chi sa amare il proprio territorio e di chi agisce con concretezza.”
Dal piano Mattei al piano Olivetti, il ministro ha rivendicato una “visione strategica che unisce Europa e Africa attraverso la cooperazione culturale”, e ha elencato gli investimenti in Toscana: “Cinque milioni al museo di Pisa, tre all’acquedotto di Volterra, due all’ex convento di San Lorenzo a Pistoia e oltre un milione e ottocentomila euro all’abbazia di San Zeno. In totale, 108 milioni di euro per la cultura solo in Toscana.”
“La cultura di destra è legalità, concretezza e amore per la patria”, ha concluso.
Nel corso del pomeriggio sono fioccati gli attacchi all’opposizione. Donzelli il più ‘agguerrito’: “Ci accusano di mancanza di democrazia, ma quest’ultima non è mai stata solida come adesso. È irresponsabile chi, dall’estero, parla male del proprio paese o chi addirittura fa intendere che il governo abbia responsabilità per l’attentato subìto da Ranucci. Dire cose simili non è solo sbagliato, ma pericoloso per la tenuta democratica del Paese. Noi, quando eravamo all’opposizione – ha aggiunto –, parlavamo bene dell’Italia anche all’estero. Oggi invece vediamo che qualcuno va fuori dai confini e denigra la nazione solo per convenienza politica. È un comportamento irresponsabile.”
Il deputato di Fratelli d’Italia ha criticato anche la segretaria del Pd e la Cgil per gli attacchi alla premier.
“Il segretario della Cgil ha dato della ‘cortigiana’ a Giorgia Meloni, e la segretaria del Pd, invece di difenderla, ha parlato di vittimismo. È questo il loro modo di intendere il rispetto per le donne? Se l’offesa è contro una donna di destra, allora vale meno?”
Chi ha rivolto critiche più dirette al centrosinistra toscano è stato il ministro, che ha parlato di “rendite di potere e clientele culturali” ereditate dal passato. Giuli ha accusato la sinistra di aver trasformato la cultura in un sistema di favori: “Prima che arrivassimo noi, questa era una fabbrica di rendite e consenso. Noi abbiamo riportato legalità, ordine e concretezza. Non esistono più i finanziamenti a pioggia, ma progetti veri che cambiano i territori.”



