PISTOIA – Oggi ho comprato Linus, un numero speciale perché dedicato ad Andrea Pazienza.
Mentre lo sfogliavo la memoria è andata indietro di 35 anni, al 16 giugno del 1988 quando Andrea morì in quel di Montepulciano.
L’avevo conosciuto di persona quattro anni prima, a Lucca durante la sedicesima edizione del Lucca Comics, nell’autunno del 1984. Quell’anno era interamente ospitata all’interno del palazzetto dello sport. Non era niente se confrontata a ciò che succede oggi, quando una città intera non è sufficiente a contenerla.

Nel 1984 però c’erano tutti: Hugo Pratt, Filippo Scozzari, Altan, Tanino Liberatore, Ugolino Cossu, Paolo Eleuteri Serpieri, Guido Crepax, Vittorio Giardino, Cavezzali solo per citarne qualcuno. Molti di loro oggi non ci sono più ma all’epoca stazionavano, in ordine ed orari sparsi, all’interno del palazzetto. Potevi avvicinarli, parlare con loro e magari farsi fare un autografo su un loro fumetto o su un poster o magari un disegno con dedica.
C’era da fare una fila, ovvio, ma non quelle chilometriche senza speranza di oggi, bastavano pochi minuti per poi tornare a casa a mani piene. Non c’erano solo fumetti, c’erano anche cinema e filmati. Ricordo di avere visto in anteprima i corti di Wallace and Gromit, ma non solo. Ricordo di avere visto un filmato su Andrea Pazienza dal titolo “Il segno di una resa invincibile”.
Ci sono andato un paio di volte, in una di queste ero salito sulla terrazza esterna del primo piano quando mi viene incontro Pazienza, da solo. Ovviamente lo fermo e ci mettiamo a parlare. In quel periodo collaboravo con un mensile edito da un associazione di volontariato, gli chiesi se poteva mandarmi qualcosa da pubblicare. Mi disse di scrivergli a casa sua, a San Severo, e mi appuntò l’indirizzo su un foglio su cui aveva appena disegnato Zanardi.

Parlammo una decina di minuti durante i quali gli dissi che lo seguivo dai tempi del “Il male” e “Frigidaire”. Poi mi salutò dicendomi che lo aspettavano dentro. Lo seguii con lo sguardo scendere le scale verso l’interno del palazzetto, vidi un gruppo di persone che lo riconobbe e urlando il suo nome gli andarono incontro per bloccarlo. Lui allora si mise a correre come un matto e scappò via.
Gli scrissi ma senza risultato, era iniziato per lui un periodo di alterne vicende, legate anche all’uso di droghe, che lo avrebbe portato poi alla morte. Trentacinque anni dopo la sua assenza pesa ancora.









