di Marco Niccolai
Discutere delle mosse del Presidente Trump solo in termini di salute mentale mi pare che abbia una tendenza autoassolutoria per la società occidentale. Trump è il prodotto, degenerato, di un modello culturale che per anni e anni è andato di moda.
Provo a sintetizzarlo.
I soldi definiscono chi sei e quello che vali;
il mercato decide tutto e non deve avere limiti;
tutto si può comprare e tutti sono in vendita;
quando una persona non serve più va scartata;
per raggiungere un fine va bene qualsiasi mezzo e avere come alleato chiunque, anche se è poco raccomandabile come fedina penale;
chi si pone limiti morali è un illuso o un fesso;
chi è arrogante e prepotente è un “ganzo”;
le idee non contano, quelle cambiano a seconda della convenienza del momento;
l’affidabilità è una cosa che appartiene al passato;
chi sta attorno al potente di turno deve solo assecondarlo, se è leale e prova a contraddirlo deve essere spazzato via.
Basta una persona a risolvere i problemi.
Questa è stata la cultura dominante di decenni e nessuno può dire che non ne è stato sedotto: per prenderne le distanze, come in ogni caso di pensiero che permea una società, serve una fortissima consapevolezza e libertà interiore.
Se il disastro che stiamo vivendo riuscirà a mettere in discussione questi dogmi, sarà l’unica cosa positiva di questo incubo, perché almeno potremo rinascere come coscienza collettiva. Il resto è invece uno scenario disastroso, purtroppo annunciato, ma c’erano troppi sonnambuli e non solo in America.











