PISTOIA – Ho deciso di scrivere perché credo nella forza della denuncia, e perché purtroppo – nonostante la mia pervicacia nel fidarmi del sistema pubblico – mi sembra che ormai al cittadino sia rimasto ben poco oltre alla possibilità di denunciare le inefficienze di cui è vittima.

Scrivo solo con le mie iniziali, perché si tratta di una vicenda dai contenuti estremamente personali, per cui vorrei tutelare il più possibile la mia privacy.
Vado dunque a raccontare ciò che mi è accaduto.
Sono attualmente in gravidanza, una gravidanza a rischio in quanto in età piuttosto avanzata, ed esito di un percorso di fecondazione assistita.
Alcune settimane fa, è insorto un problema, per cui la dottoressa che mi segue ha consigliato di fare ulteriori approfondimenti, precisando che comunque non si trattava di una patologia pericolosa per il decorso della gravidanza.
A quel punto, mi si aprono due strade, avendo rassicurazioni circa il fatto ce il tempo non sarebbe stato un fattore di rischio: fruire delle prestazioni in via privata (strada consigliata dalla dottoressa), oppure esperire la via del pubblico.
Scelgo questa seconda opzione, in parte per i costi non indifferenti della prestazione in via privata, ed in parte per la mia “deformazione culturale” cui accennavo in apertura.
Il 30 dicembre mi rivolgo dunque al mio medico di famiglia, che con celerità mi invia la prescrizione il giorno successivo.
Premetto che dal sito della ASL si evince che le prenotazioni possono avvenire attraverso svariati sistemi: prenotazione on line, APP della Regione Toscana, numero regionale, presenza allo sportello Cup.
Trattandosi di un giorno prefestivo e per evitare di favorire assembramenti, decido di non recarmi al Cup di persona, ma di rivolgermi al numero regionale, immaginando già di dover attendere a lungo, come accade sempre quando si compone quel numero.
Mi sbagliavo: nessuna attesa, in quanto non è stato possibile nemmeno prendcre la linea!

Traffico telefonico eccessivo, ha continuato a ripetermi il nastro registrato, fin quando non ho desistito, anche visto l’orario ridotto, in virtù del prefestivo.
Anche il sistema di prenotazione on line non funzionava, nonostante persone a me vivcine – totalmente affidabili – avessero pochi mesi fa effettuato la prenotazione dello stesso esame, tranquillamente in via telematica.
Il 3 gennaio, dunque, inizio a richiamare il numero regionale, ancora invano.
Non potevo infatti recarmi di persona al Cup in orario mattutino, abitando in zona decentrata e non avendo la macchina, che serve a mio marito per lavoro.
Il 4 gennaio, ormai consapevole che il numero regionale non era fruibile, provo a recarmi, in orario pomeridiano, ad un Cup presso una delle farmacie comunali, convinta di poter effettuare lì la prenotazione. Dopo circa un’ora di fila, scopro dall’operatrice che non è possibile effettuare la prenotazione in farmacia, in quanto non hanno il calendario per quegli specifici esami, non trattandosi di Cup territoriale.
Peccato che sul sito Internet non si facesse cenno di questa differenza.
Inizio veramente ad essere esasperata, complice forse lo stato di gravidanza non semplice.

Ciononostante, non posso che chiedere la collaborazione di un familiare e recarmi il giorno successivo ad uno dei Cup territoriali in orario mattutino.
Quando arrivo ad effettuare la prenotazione, con l’operatrice ci accorgiamo che la ricetta è incompleta (manca cioè il codice di una prestazione specifica).
Prendo comunque l’appuntamento, con l’idea di confrontarmi col medico, ed eventualmente cancellare l’appuntamento.
Ci sono infatti varie modalità: da quella on line, al famigerato numero verde, alla mail da inviare ad un indirizzo specifico, fino alla presenza al Cup.
Penso, con sciocco ottimismo, che di tutte queste vie per disdire l’appuntamento, una buona ci sarà!
Non riuscendo a parlare col mio medico, ed essendo ormai giunti al fine settimana, invio la mail con la richiesta di disdetta ieri, ossia nel limite dei due giorni previsti dalle note della prenotazione.
Nella mattinata di oggi 10 gennaio, verifico se l’appuntamento era stato cancellato e scopro che la cancellazione non era avvenuta (per cui rischio di pagare a vuoto il ticket).
A quel punto, vedendo da Internet che uno dei Cup territoriali è contattabile anche nel pomeriggio, telefono sia al mattino che nel primo pomeriggio, ripetutamente, per cercare di risolvere il problema con un operatore.
Non ottenendo nessuna risposta (dopo aver chiamato circa venticinque volte), mi reco di persona al Cup in questione, e l’addetta all’ingresso mi dice – perfino sgarbatamente – che il Cup è aperto solo al mattino.
Quando obietto che avevo verificato su Internet, mi viene risposto che “quegli orari non vanno guardati”.
Mi sono sentita veramente sconfitta, come cittadina che crede nelle Istituzioni e nella sanità pubblica, e come futura (speriamo) mamma.
A questo punto, domattina mi presenterò comunque all’appuntamento, seppur con una ricetta incompleta, sperando che gli operatori sanitari, che ho sempre trovato sensibili ed intelligenti, possano trovare con me una soluzione.
Perché nel frattempo il mio disagio continua, perché non è giusto che il cittadino possa curarsi tempestivamente soltanto se ha le risorse per farlo, e perché voglio continuare a credere nella sanità pubblica.
C.I.









