di Marcello Paris
PISTOIA – Al circolo Mcl di via Borgognoni, dove alcuni mesi fa era stato allestito il centro vaccinale, si è svolto un incontro per dare indicazione agli ucraini residenti come e cosa fare con i connazionali che autonomamente arrivano a Pistoia.
Con un centinaio di residenti ucraini, dei circa 150 censiti in città, c’erano il sindaco Alessandro Tomasi e la vice con la delega ai servizi sociali nonché presidente della Società della Salute Anna Maria Celesti, i quali hanno spiegato quali sono i primi adempimenti per farsi identificare e verificare le condizioni sanitarie.
Si cerca di intervenire e organizzarsi prima che ci siano arrivi di massa e scongiurare la possibile confusione che inevitabilmente si creerebbe.
Il primo obbligo per chi arriva è di recarsi all’ufficio immigrazione della questura per farsi rilasciare l’attestato di profugo con il quale, poi, ottenere la carta sanitaria provvisoria. Se ci sono bambini senza genitori saranno subito presi in carico dai servizi sociali: per loro c’è la necessità dell’intervento del Tribunale dei Minori che aprirà la pratica dell’affido. Nel frattempo saranno inviati al centro Mercafir di Firenze in attesa della soluzione.
A Pistoia ci sarà accoglienza sanitaria all’Hub del vecchio ospedale del Ceppo dove si stanno allestendo gli ambulatori per le necessarie visite mediche che vanno oltre la prevenzione del Covid.
Fra i problemi da risolvere c’è anche la collocazione scolastica già in fase di predisposizione con l’aiuto dei mediatori culturali: una necessità da subito fatta presente dai genitori.
Le famiglie residenti a Pistoia devono dichiarare se e quante persone possono ospitare, per gli altri ci sarà una prima collocazione in alberghi già convenzionati per 24-48 ore in attesa di indicazioni del Governo: in prima istanza è la Regione a farsi carico di tutte le problematiche legate a questo triste e massiccio esodo.
Intanto varie associazioni, compresa la Fondazione Tesi Group, continuano a raccogliere beni di prima necessità e medicinali per fronteggiare l’emergenza umanitaria che continua a colpire quelle popolazioni martoriate dalla guerra.







