mercoledì, Settembre 9, 2026

Un artigiano diventato artista per caso, al servizio della musica

di Marcello Paris

PISTOIA – Costruire strumenti musicali può essere una professione, ma per alcuni è un hobby, di quelli che ti prendono e diventano più di un lavoro, quasi una mania.

Marco Cioni al banco

Un gioielliere, o meglio un orologiaio, Marco Cioni esercitava questa professione ma ha lasciato il deschetto  per le riparazioni per tornare al laboratorio di falegnameria, una falegnameria un po’ speciale, perché costruisce violini, viole e violoncelli.

Siamo andati a trovarlo nel suo buen retiro in occasione di una visita guidata organizzata dal Comune di Pistoia nell’ambito della Festa della Musica, quest’anno dedicata ai mestieri.

Marco, da quanti anni ti dedichi a questo hobby che in realtà  è diventato un lavoro.

Hai detto bene, mi ha preso così tanto che è diventato un lavoro. Mi ci dedico dal 2002, ormai sono 23 anni.

Quanti strumenti hai costruito?

Tra violini, nelle varie misure o tonalità, viole, violoncelli, contrabbassi ho costruito novanta pezzi.

Ma come è nata questa passione. Come si passa dal vendere gioielli, riparare orologi a costruire strumenti musicali, fra l’altro di non facile realizzazione per la complessità dell’oggetto.

È stata una combinazione che mi piace raccontare. Stavo sistemando la casa di mia figlia che si era sposata e avevo iniziato un progetto di un tavolino con dei segreti e altri accorgimenti. Viene al negozio un signore a riprendere un orologio e gli chiedo se fa il falegname. Stupito mi chiede il perché della domanda. Perché, gli dico, l’orologio era pieno di segatura. No, mi risponde, faccio il liutaio. Rimasi sorpreso poi gli dissi che anche a me sarebbe piaciuto fare un violino. Mi guardò come fossi un alieno pensando “sì, questo fa l’orafo e l’orologiaio e vuol fare un violino”. Era un signore molto gentile, si chiamava Mauro Scartabelli ed era un liutaio di Capostrada, alla periferia di Pistoia. Devo fare una premessa: avevo uno zio falegname e spesso stavo con lui a fare qualche lavoretto  Mi lasciò l’attrezzatura con la quale mi divertivo a costruire qualche oggetto. Così invitai Scartabelli a venire a trovarmi. Un giorno venne e gli feci vedere che avevo una certa manualità con il legno, entrammo in confidenza e mi spiegò un po’ di cose. Ecco,  da lì è iniziata la passione.

Ma non c’è attinenza a fare l’orafo e l’orologiaio e il liutaio. Oppure mi sbaglio.

Sì e no. Intanto c’è la manualità che è fondamentale, ma per me c’è una cosa un po’ particolare. Quando andavo a scuola era più il tempo che passavo con lo zio falegname che sui libri quindi il legno era nella mia testa e nelle mie mani, potrei dire nel mio DNA, tanto è vero che prima di fare l’orologiaio facevo il falegname con lo zio Mario.

Ho capito la dinamica della passione poi sbocciata nella pratica. Ma quali sono le difficoltà nella costruzione di un violino, e lo stesso vale di sicuro per gli altri strumenti simili.

Intanto bisogna conoscere il legno.

Cioni con uno dei suoi strumenti

Cosa significa conoscere il legno, c’è differenza fra loro? La sonorità o cosa.

È l’esperienza che ti fa capire quale legno rende meglio e quale suono uscirà dalla sua cassa armonica.

Ci sono delle regole per  fare un buono strumento: principalmente si dice che serve l’acero montano per il fondo, le fasce e il manico, l’abete rosso per il piano armonico. Questa è la base, però io ho fatto esperimenti con legni locali con risultati ottimi.

Ad esempio quale legno ha dato risultati buoni.

La robinia, che è un legno da ardere. Nessuno gli dava valore ma io sono riuscito a fare degli strumenti interamente con questo legno. Addirittura un primo violino di un’importante orchestra sinfonica italiana  me ne ha preso uno con il quale ci ha suonato della musica sua.

Ma qual è il risultato. Ha una resa diversa, una diversa sonorità.

Il musicista mi ha detto che ha una sonorità, una resa di strumenti antichi.

Una volta costruito lo strumento chi lo prova?, chi ti dice se funziona? Lo provi tu stesso?

No, no, c’è sempre qualche amico, qualche maestro che si presta e se necessario si fa qualche aggiustamento.

Quali sono le maggiori difficoltà nel costruire questi oggetti. Quali sono i segreti per una ottima resa musicale.

Si inizia dalla scelta del legno fino alla lavorazione finale. Vedi, per lo strumento fatto in serie per la curvatura del fondo e della parte superiore si usa il pantografo e il risultato è per tutti uguale, o quasi. Io faccio tutto a mano partendo dal pezzo di legno, un parallelepipedo, che lavoro con sgorbia e scalpelli per cui da uno strumento all’altro ci possono essere differenze, anche minime, ma che danno a quello strumento la particolarità dell’unicità.

E per l’archetto valgono le stesse considerazioni o è tutta un’altra storia?

L’archetto è molto importante, la curvatura, la pesantezza, il bilanciamento. Poi c’è il tiraggio dei crini (le corde). Quella però è un’altra branca. Non è più liuteria ma ci sono i maestri “archettai”. Io mi limito a cambiare i crini perché si consumano.     

Insomma una passione che non ti abbandona e che non fai per fini di lucro, anche se i tuoi strumenti hanno un costo.

È  vero ma la soddisfazione di sentire il suono, un bel suono armonioso, di un oggetto uscito dalle tue mani non ha prezzo ed è questo che mi gratifica e mi fa felice e finché ne avrò voglia e energie, continuerò a farlo.

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