MONTEVETTOLINI – Un’iniziativa particolare per sostenere l’Associazione Spalti si è svolta sabato a Montevettolini nella casa di Margaret Bailey Bini, moglie del tenore di fama mondiale Carlo Bini, scomparso pochi anni fa.
La Signora Margaret ha concesso di buon grado questa opportunità portando avanti una consuetudine della propria casa, ovvero quella di ospitare concerti di famosi cantanti di musica lirica.
Carlo Bini ha cantato molte volte con il soprano Wilma Vernocchi, sua grande amica e anche lei ha accettato di partecipare all’evento accompagnata al pianoforte dal Maestro Pietro Mariani. I posti, trattandosi di un’ abitazione, ovviamente erano limitati, un’occasione rara quindi per godere di un concerto unico.

Con immenso piacere ci siamo rivolti a Wilma Vernocchi e le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa della sua vita e della sua carriera.
“Da adolescente volevo cantare a tutti i costi perché sentivo sempre mia mamma cantare, lei amava farlo. Quando mi presentai dai maestri, dai cosiddetti intenditori però mi dissero che non avrei fatto niente, perché troppo timida. Avevo 16 anni, al conservatorio di Pesaro fui respinta, ma non mi diedi per vinta e continuai a cercare i maestri e a studiare. Cinque anni, poi sono entrata nella scuola della Scala senza raccomandazioni, senza niente, con un’audizione semplice”.
Era il 1968, questa esperienza negativa l’ha molto segnata ma adesso che è docente in tante scuole sia all’estero, ad esempio in Giappone dove è molto amata, sia in Italia, vede che spesso i talenti sono nascosti.
“Il compito di noi docenti – dice – è intuire le potenzialità di chi abbiamo di fronte, è facile sbagliarsi con i talenti. Esprimersi con la voce è qualcosa di interiore, dico sempre agli allievi: noi dobbiamo donare, donare, donare e basta, senza nulla pretendere. Cantare, usare questa voce è un miracolo divino, due piccole corde vocali millimetriche che ci permettono di comunicare e di trasmettere i nostri sentimenti, la nostra sensibilità, la nostra presunzione, la nostra ambizione. Tutti devono cantare, anche gli stonati, che male fanno? Lasciamoli cantare”.
Le abbiamo chiesto cosa pensa della musica di oggi. “Siamo stupidi perché abbiamo dimenticato la melodia. Noi siamo famosi nel mondo per questo, con quattro note riusciamo a creare delle melodie straordinarie, superlative, praticamente con niente. Questo è il genio italiano, legato alla parola italiana, che è già una musica. A Tallinn in Estonia parlavo con una mia interprete e in un negozio mi chiesero ma che lingua parlate, perché questa è una musica. La cultura si rinnova, va bene così, ma abbiamo dimenticato la melodia, imitando chi? Questo vorrei sapere. Mi fanno pena questi poveri ragazzi, perché cominciano a sbraitare cercando quello che non trovano, perché è una cosa falsa, è un’imitazione, è una cosa stupida. Il guaio è il mercato, il commercio. Questi ragazzi vengono sfruttati, usati, gettati, e questo è grave”.
Anche per quanto riguarda la musica lirica ha qualche perplessità. “Ieri io ero a scuola – dice – questi ragazzi tutti con il Vincerò, Vincerò…che non se ne può più. Sembra che ci sia solo questa nota, ho detto loro che noi abbiamo una raccolta di canzoni meravigliose dei primi del Novecento. La cultura napoletana del primo Novecento è straordinaria. Quando vado all’estero, e ci vado spesso fortunatamente, è dagli anni Settanta che giro, mi dicono “Ah, l’Italia, il bel canto!” Mi stendono i tappeti rossi ovunque e non sono così celebre come la Tebaldi o la Callas. L’Italia, il bel canto. Questa parola ha un significato storico, in Italia non si pronuncia più. Bel canto? Ah, ci fanno una risata sopra. Che cosa vuol dire? C’è molta ignoranza, purtroppo, anche nei conservatori. Questo lo devo dire, io che ho insegnato nei conservatori, lo posso dire. Anche chi fa pop, rock, ha bisogno delle basi, il più delle volte questi ragazzi, dopo qualche anno, si “sgarganellano” e rimangono senza voce. Perché? Siamo nati respirando e come gli sportivi, se uno non sa respirare non può vincere le gare, non c’è niente da fare. La respirazione è la cosa più importante, si è smarrita l’educazione”.

Poi abbiamo fatto alcune domande a Pietro Mariani. “Sono pianista collaboratore da diversi anni, mi occupo di cantanti d’opera e collaboro a vario titolo con il conservatorio a Firenze e come freelance in vari teatri. Sono docente alla scuola di musica di Fiesole, conosco la Signora Bini e conoscevo suo marito. Abbiamo fatto anche due concerti di cui uno all’Arcivescovado di Pistoia. L’ho conosciuto bene, direi, una star internazionale, ha cantato ovunque, dal Metropolitan alla Scala con Muti, Abbado, i più grandi direttori, dagli anni sessanta al duemila. Era solito organizzare pomeriggi e serate qui a casa sua che poi ovviamente finivano con una spaghettata o una cena. Chiamava amici cantanti, di solito pianisti e a volte mi ci sono ritrovato io.
Era una persona molto gioviale, amante non solo della musica, dell’opera, ma anche dell’ospitalità, della convivialità. Ricordo una sera in cui c’erano tre tenori, lo stesso Bini, Lando Bartolini che abitava nella zona di Quarrata, e Silvano Carroli. Tre pezzi da novanta quindi, ricordo che iniziò il concerto così, in un dopocena, tutti e tre si trovarono a cantare insieme e dentro la stanza c’era un volume altissimo pur senza amplificazione alcuna ed io sono uscito fuori perché non sentivo praticamente più niente. Avevano delle voci talmente ben proiettate, ben impostate, che erano degli amplificatori naturali, veramente incredibili”.

Poi è stata la volta dell’esibizione molto apprezzata dai presenti che hanno sottolineato con applausi decisi il gradimento del duo. Patrizia Rosati, Presidente dell’Associazione Spalti si è detta molto soddisfatta del risultato, sia della raccolta fondi che dell’apprezzamento del pubblico intervenuto, al prossimo appuntamento!










