mercoledì, Settembre 9, 2026

Un funk creativo, libero e “piccante”: intervista ai Super Bad

FIRENZE – Abbiamo intervistato i SUPER BAD, la funk band nata a Firenze da un’idea di Marco Caponi e ad oggi al lavoro sulle fasi finali del loro secondo album.

La formazione si completa con Paolo Acquaviva, Valentina Bartoli, Lorenzo Ruggeri, Tommaso Faglia ed Emanuele Bonechi e riunisce alcuni tra i musicisti più apprezzati della scena toscana, capaci di distinguersi anche a livello nazionale.

Con loro abbiamo parlato del nuovo progetto e del percorso che li ha portati fin qui.

Se tornate con la memoria al 2018, qual è l’immagine che vi viene in mente quando pensate alla nascita di SUPER BAD: un suono, un incontro, un’energia particolare che vi ha fatto capire che questo progetto doveva esistere?

SUPER BAD è un progetto nato dall’esigenza di fare funk. Suonando la musica dei padri fondatori del genere, ci siamo subito resi conto che potevamo andare oltre, e scrivere qualcosa di nostro, di unico, che potesse esprimere la nostra voglia di fare musica.

Il vostro funk ha radici profonde ma anche antenne puntate al futuro: come convivono dentro di voi il rispetto per i padri del genere e la voglia di spingere il suono verso territori inaspettati?

Consapevoli di ciò che è stato il funk e cosa ha significato, viviamo il nostro tempo, il nostro presente, che è fatto di tante altre cose oltre all’amore per la black music e crediamo che si tratti solo di continuare a ricercare un nostro sound ed essere la miglior versione di noi stessi.

Due immagini della funk band fiorentina dei Super Bad

La vostra musica non ha bisogno di parole: sono i fiati, le chitarre, le tastiere sorretti dal comparto ritmico a raccontare e guidare l’ascoltatore. Quanto è liberatorio o magari anche rischioso, affidarsi solo alla forza dell’ensemble strumentale?

La verità è che non ci siamo mai posti il problema; siamo un gruppo di musica strumentale e tuttavia l’utilizzo della voce o delle voci è un’eventualità che non escludiamo a priori. E comunque siamo 6 cantanti della madonna, ma il mondo non è pronto.

Avete attraversato in questi anni anche festival e palchi importanti: se doveste raccontare un momento in cui vi siete sentiti davvero ‘riconosciuti’ dal pubblico, quale scena vi torna alla mente?

Ognuno di noi porta con sé molti ricordi. Un momento sicuramente emblematico per noi fu al BUH di Firenze, nell’Aprile del 2023, per la presentazione del nostro primo album, con pubblico pazzesco, ospiti illustri, amici. Un evento che ci ha dato la possibilità di fare un passo in avanti e partecipare a festival importanti.

Il vostro debutto è stato interamente autoprodotto a livello compositivo e di arrangiamento. Quanto è stato importante per voi mantenere il pieno controllo creativo in quella fase?

Per quella che è la nostra realtà sarebbe stato impensabile affidarsi a qualcun altro per il nostro primo album, considerando anche il fatto che all’interno del gruppo ci sono personalità musicali molto forti che sono riuscite a dare forma e contenuto alle idee di ognuno di noi. Il risultato finale è stato un prodotto autentico e che rispecchia perfettamente quello che erano i SUPER BAD in quel momento.

Nel primo album avete ospitato musicisti di grande calibro. Che cosa vi hanno lasciato queste esperienze, sia sul piano musicale che umano?

Suonare con artisti di tale caratura è sempre di grande ispirazione, soprattutto perché in questo caso oltre al loro grande talento si sono dimostrati persone autentiche che hanno vissuto il nostro debutto condividendo la stessa emozione ed entusiasmo.

Se ripensate al vostro primo disco, quali aspetti sentite di voler superare o trasformare con il nuovo lavoro?

Il nostro primo lavoro era semplicemente l’istantanea di come eravamo in quel momento. Il prossimo disco sarà il frutto delle esperienze maturate nel nostro percorso musicale. Ciò che non mancherà sarà una maggiore libertà rispetto agli stereotipi del genere.

Possiamo aspettarci una linea di continuità con il vostro primo album o un vero e proprio cambio di rotta sonora?

Ogni brano, sia nel vecchio album che nel nuovo, è una creatura a sé stante che non nasce per essere collegato necessariamente agli altri; per questo motivo è difficile parlare di continuità o cambio di rotta. Sicuramente ascoltando i nostri brani si sente la personalità dei SUPER BAD e questa sarà presente anche nel secondo album.

Guardandolo da dentro, quali sono le atmosfere o le scoperte che più vi sorprendono di questo lavoro, e in che modo sentite che segnerà una nuova fase per i SUPER BAD?

Quello che ci ha sorpreso del nostro nuovo lavoro è stato il fatto di aver raggiunto una dimensione diversa, più libera. Le nuove composizioni sono spontaneamente nate con forme differenti. Siamo convinti che la nostra musica potrà arrivare ad un pubblico ancora più grande.

Entrando più nel dettaglio, come descrivereste il processo creativo che vi ha accompagnato: è stato un percorso più collettivo e improvvisativo, o avete seguito una direzione chiara fin dall’inizio?

Il nostro processo creativo parte dalle idee o dalle stesure di una singola persona, che poi vengono arricchite e finalizzate col lavoro di gruppo.

La dimensione live è sempre stata centrale per voi. In che modo l’energia dei concerti ha influenzando le nuove composizioni?

La dimensione live è il nostro punto di partenza e di arrivo. Questo ci dà stimoli continui e spazio di creatività per il futuro.

Chiudiamo con un gioco: Potete usare solo alcune parole, un’immagine, un colore, un odore per raccontare il nuovo corso dei SUPER BAD. Cosa scegliereste?

Verde e piccante.

Quindi non resta che seguire i SUPER BAD per tutte le novità di questo secondo album che si annuncia “Verde e piccante”.

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