mercoledì, Settembre 9, 2026

Una banca per l’Alta Toscana. A proposito di (nuove) fusioni bancarie e credito cooperativo

di Alessio Colomeiciuc

Alessio Colomeiciuc

PISTOIA – Nei mesi scorsi, la stampa nazionale e quella locale hanno dato notizia dell’avvio, anche in Toscana, di una nuova “stagione” di “aggregazioni nel mondo del credito cooperativo targato ICCREA”, nelle quali risultano coinvolte alcune BCC del territorio pistoiese.

Non è nota la motivazioni di tali operazioni, ma si può supporre che ricalchi quella che ha caratterizzato le aggregazioni-fusioni degli ultimi anni: evitare crisi o risoluzioni rovinose (bail in) o, comunque, creare masse critiche per gestire il devastante aumento dei prestiti in sofferenza. 

Si tratterebbe, in questo caso, di motivazione non appropriata in quanto priva di un progetto riferibile ad un determinato territorio, di cui siano conosciute le esigenze e le difficoltà, condivise le speranze e coltivate le ambizioni di sviluppo, anzitutto economico: un progetto che, attraverso la decisiva leva del credito, appaia in grado di accompagnare e rassicurare quel territorio nel passaggio da un presente fattosi assai incerto ad un futuro rassicurante e prospero.

Una esigenza, quella del progetto, da sempre prediletta dalle BCC che, infatti, si sono storicamente costituite in determinati contesti territoriali (in genere identificati da un Comune o sua frazione) con il dichiarato intento di soddisfare una specifica domanda di credito solidaristico, che consentisse a popolazione prevalentemente agricole di emanciparsi da ristrette condizione di vita, ottenendo un aiuto collettivo per le attività riguardanti la coltura dei fondi, per effettuare i necessari investimenti e per assicurare il raccolto contro gli eventi atmosferici o il bestiame dalle malattie.

E’ tale decisivo intento (motivazione) che, nel tempo ed almeno fino ai primi anni di questo secolo, ha spinto (anche) le BCC  pistoiesi verso una progressiva crescita organizzativa e professionale, per rispondere ai cambiamenti provocati dai processi di trasformazione dei  rispettivi territori di riferimento e delle loro micro-economie, per governare i quali sono stati via via adeguati i connotati bancari originari, ampliati i territori di operatività, modificate le denominazioni,  potenziate le strutture organizzative, accresciuti i servizi, sempre accettando sfide nuove rappresentate dalla crescente concorrenza, dalla necessità di innalzare i livelli di efficienza e redditività, dall’incessante innovazione tecnologica.

Questa (forte) motivazione ha, in effetti, perduto la propria centralità nelle fusioni degli anni scorsi, a causa della prolungata crisi economica mondiale, che ha provocato una impressionante sequenza di default bancari ed ha imposto ristrutturazioni ed aggregazioni ad ogni livello del sistema finanziario internazionale e nazionale, che si è sempre più concentrato.

Ma, dopo un periodo di necessaria salvaguardia complessiva del sistema bancario, sottoposto all’opera di forze concentriche in grado di modificarne in profondità i connotati  (aumento della concorrenza, regolamentazione, tassi di interesse bassi, nuove tecnologie digitali), è venuto il momento di riconoscere che gli istituti di credito che, anche a livello locale, hanno resistito alla crisi, hanno ormai sostanzialmente risolto le problematiche derivanti dalla marea dei crediti deteriorati, ottenendo rassicuranti recuperi di efficienza e redditività, se non ancora di adeguatezza patrimoniale.

Per cui, un ulteriore processo di aggregazione fra BCC può, al presente, poggiarsi  su un progetto lungimirante e condiviso che, in riferimento ad uno specifico contesto territoriale, economico e sociale, si proponga di esercitare l’attività di intermediazione creditizia in modo profittevole, ma anche socialmente responsabile, al servizio di un rinnovato e sostenibile sviluppo.

Ebbene, in un tempo che molti ritengono di epocale transizione, quale può essere il possibile territorio di riferimento di una nuova aggregazione fra BCC pistoiesi, che condividano la medesima preoccupazione per l’incipiente declino dei rispettivi sistemi economico-finanziari locali, aggravato  da processi di concentrazione delle tradizionali istituzionali pubbliche e private (Province, Camere di Commercio, Asl, Prefetture, Questure, Tribunali, Banche, Giornali, Associazioni di categoria, ecc..) e di drastica contrazione delle risorse pubbliche ad ogni livello  ?

E’ evidente che non può essere quello del passato (Quarrata, Pistoia, Montecatini, Pescia) e neppure quello attuale (risultante da progressivi ‘sconfinamenti’, intersezioni o incorporazioni spesso necessitate), perché la prolungata globalizzazione dei mercati e la nuova divisione internazionale del lavoro hanno irreversibilmente modificato la morfologia dei territori, ponendo sempre più in ombra quelli minori o periferici, mutando le consolidate caratteristiche economiche e sociali delle comunità locali, indebolendo i punti di forza di un tempo (manifattura) e mettendo in crisi certezze consolidate (piccolo è bello). 

A ben vedere, l’unico territorio che, per connotati, dimensione e potenzialità,  può  oggi indurre e motivare una aggregazione fra le BCC pistoiesi è quello dell’Alta Toscana.

Di cosa si tratta precisamente ? 

Si tratta di un territorio che, fisicamente, si estende per circa 80 km da Prato fino alla Versilia, passando per Pistoia e Lucca, delimitato a sud dalla valle dell’Arno e dall’autostrada A11 ed a nord dall’appennino tosco-emiliano; un territorio che oggi rappresenta il 13,5% della superficie regionale, con oltre 900.000 cittadini residenti (il 25% della popolazione Toscana), inclusivo di tutti i Comuni di originario insediamento delle attuali BCC pistoiesi.

Un vasto territorio, dunque, assimilabile ad una seconda area metropolitana toscana (accanto a quella fiorentina), sempre più organizzato come dinamica e competitiva piattaforma produttiva e commerciale a forte vocazione internazionale, ospitale per le imprese di ogni dimensione e nazionalità, accogliente per le persone di ogni provenienza, rispettosa dei diritti dell’ambiente, nel quale si addensano straordinari assets tangibili ed intangibili:

  • un tasso di imprenditorialità del 40%  (rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese, che in Europa e del 30% ed in Toscana del 36%);
  •  oltre  85.000 imprese attive con circa  277.000 addetti (rispettivamente il 26,9% e il 25,2% del totale regionale), fra le quali grandi multinazionali giapponesi, americane, cinesi, israeliane, svedesi, ecc.;
  • cinque distretti industriali con note eccellenze del made in Italy e forte propensione all’export  (tessile-abbigliamento di Prato; nautico di Viareggio; cartario di Capannori,  calzature di Lucca e Lamporecchio; mobile imbottito di Quarrata), animati da oltre 4.400 imprese manifatturiere non artigiane;
  • depositi e  prestiti bancari complessivamente superiori a 24 miliardi di euro;
  • potenti fondazioni bancarie (Lucca, Pistoia e Prato), depositarie di ingenti risorse finanziarie collettive derivate dalle privatizzazioni delle Casse di Risparmio,  statutariamente destinate alla promozione dello sviluppo economico locale, oltrechè a scopi di utilità sociale;
  • importanti infrastrutture (aeroporti, reti ferroviarie ed autostradali, porti) a servizio di crescenti flussi di persone e merci;
  • un grande distretto vivaistico ed un vitale distretto floricolo; 
  • un distretto agroalimentare (seppur non formalizzato), popolato da importanti aziende impegnate nella lavorazione di carni, pesce, sottoli, vino, olio, pane o nella produzione di trafile per la pasta o nella grande e media distribuzione commerciale;
  • un distretto tecnologico alimentato da una infrastruttura costituta da università e istituti di alti studi, organismi e reti di ricerca e innovazione, da scuole di formazione professionale.

Quest’area, ormai divenuta un essenziale ‘motore’ dello sviluppo economico regionale, vive da tempo una complessa trasformazione, il cui positivo esito può essere determinato dalla compresenza, accanto all’esistente ‘pilastro’ rappresentato dalla più grande banca italiana (Intesa, esemplare paradigma di banca-assicurazione), di un secondo ‘pilastro’ costituito da una banca (sub-regionale) a forte vocazione commerciale, che si ponga programmaticamente come stabile ed affidabile riferimento creditizio di famiglie, professionisti, imprese piccole e piccolissime di natura agricola, artigianale  e commerciale, oltreché come soggetto attivo dello sviluppo locale, della crescita della cultura imprenditoriale, della internazionalizzazione delle aziende, della innovazione tecnologica, del complessivo rinnovamento dei distretti.

Una banca capace di mantenere alti livelli di efficienza, di minimizzare i costi di struttura e di tenere sotto stretto controllo il rischio di credito, di adottare adeguati assetti di governo societario riparati da ogni possibile conflitto d’interesse, di sperimentare strategie di funding complesse, di selezionare ed estrarre dall’economia reale i migliori progetti di impresa da finanziare.

Questa auspicata banca ‘nuova’, rinnovata testimonianza della biodiversità bancaria troppo frettolosamente negletta, può oggi nascere dalla responsabile decisione di alcune BCC pistoiesi che, aggregandosi e confidando sul sostegno del Gruppo ICCREA, possono generare un istituto creditizio in possesso delle dimensioni organizzative e patrimoniali necessarie  per affrontare la impegnativa sfida del rilancio nell’intero territorio dell’Alta Toscana, contribuendo nel contempo al  riassetto del sistema bancario regionale

Attenuatasi od addirittura venuta meno la minaccia rappresentata dal  deterioramento del credito e dal suo rovinoso impatto sui bilanci, recuperata la sostenibilità economica dell’attività creditizia, verificata l’assenza di sovrapposizioni e la possibilità di una riduzione ed ottimizzazione dei costi relativi a strutture e personale, niente sembra in grado di impedire, oggi, l’avvio di un condiviso processo di rapida convergenza fra le BCC insediate nella piana pistoiese e nella Valdinievole, con la prua puntata ad ovest, per far nascere la banca commerciale che oggi serve all’intera Alta Toscana, in coerenza con la storia e la missione originaria delle BCC, attualizzate ed adattate con intelligenza e coraggio alle odierne drammatiche circostanze storiche, aggravate dalla improvvisa (e non ancora conclusa) pandemia. 

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