mercoledì, Settembre 9, 2026

Una mostra su Galileo Chini inaugura la Galleria delle Arti

di Paolo Gestri

PISTOIA – Duplice evento d’arte a Pistoia: inaugurazione della “Galleria delle arti” di Emma Bardelli e mostra con Galileo Chini.

La nuova sede espositiva è in via Orafi, 54, piano primo della galleria Vittorio Emanuele; titolo dell’esposizione “Galileo Chini in pagine d’arte del Primo Novecento”, a cura di Paolo Gestri. In primo piano con Galileo, Giacomo Salmonì, neoimpressionista, allievo ribelle di Fattori e Max Schroeder, espressionista tedesco. Vernissage sabato 20, alle 16,30; chiusura il 12 maggio.

Un’opera di Galileo Chini in mostra in Galleria

“Alla fine dell’Ottocento – ricorda il curatore – si affermava l’industria, buon elisir per il progresso, ma poco convincente per chi avvertiva nella massificazione della vita e del gusto un limite alla fantasia ed alla stessa libertà di potersi distinguere come individuo: dipingere in libertà divenne un’esigenza diffusa”.

Ed ecco l’incantevole fioritura liberty. Il genio di Vienna, Gustav Klimt, ne divenne l’emblema. Con varie denominazioni – Art Nouveau in Francia, Secessione in Austria, Jugendstil (stile giovane) in Germania, Liberty o floreale in Italia – l’Europa intera ne fu conquistata: nuovo look sulla facciate e nuovi mobili, porcellane e vasi e suppellettili negli aggiornati, neodecorati salotti; e nuovi orologi, visione effettiva di un’ora cambiata.

L’Oriente dettava il nuovo alfabeto: il Giappone, che aveva da poco sedotto Lautrec, seduceva ora la mente creativa di Klimt, mentre il nostro Galileo Chini riportò in Italia l’oriente thailandese.

L’esotismo secessionista lega Galileo a Klimt: preziosismi e fioriture a piene mani per tutti e due e linee curve nei manufatti, sfida vincente contro la macchina che non sarebbe mai stata capace di fare altrettanto. In questa mostra, Galileo Chini è accompagnato da Tito Chini, suo più giovane parente con più aggiornate, allora, pagine déco ed è insieme ad altri autori, di altre poetiche, ma tutti protagonisti dei primi quaranta anni del secolo scorso. Qui non ci sono surrealismi, avanguardie, astrattismi, ma ci si attiene, di rigore, ad un vissuto e poetico realismo.

Per cui, dal Liberty si entra diretti nel “Ritorno all’ordine”, evangelizzato nel nostro Paese nella rivista “Valori plastici” (1918 – 1922) che ne fu portavoce. Si volle riaffermare la tradizione, il recupero del mestiere del pittore; privilegiare lo spirito sulla materia.

Politicamente, in Italia, si legge fascismo, ma sta di fatto che vi collaborarono, tra gli altri, De Chirico, Carrà, Breton e lo stesso Kandinsky, così come Picasso e Braque e Matisse. Perchè in effetti tutta l’Europa invocava il “rappel à l’ordre”, che, tornando al nostro Paese, fece rima con “Novecento Italiano”, al suo culmine nel ’26 con una memorabile mostra alla “Permanente di Milano”.

Non mancò nessun grande: da Balla a Depero, Severini, Carrà, Morandi, Martini, Soffici, Casorati, Campigli, Tozzi, De Chirico, De Pisis. Via l’eccentrico, l’oscuro e l’arbitrario; benvenute le forme limpide e composte. Se non ci fosse stato il Fascismo, il sodalizio sarebbe durato di più, ma dal ’29, contrari ad un’arte ufficiale, molti scelsero soluzioni individualistiche e intimistiche.

Ciò nonostante, “Il Novecento” rimase una scelta di metodo, almeno per altri dieci anni, anche in provincia, con esiti straordinari, talvolta di valore museale, seppure di autori anonimi. Ritorno all’ordine, Novecento Italiano, scelte individualistiche ed intimistiche costituiscono il secondo punto focale di quanto si vede oggi in galleria (leggi Egle Marini e Alberto Giuntoli) ivi compresi alcuni anonimi che, per qualità, possono essere collocati ai confini, se non dentro l’arte.

Siamo ormai alle soglie degli anni ’40, ma, nel frattempo, era comparso pure lo “Stile 1925” (da un’esposizione che in quell’anno di fece nella solita Parigi) altrimenti detto “Art déco”. Gli industriali francesi, in concorrenza con quelli tedeschi, avevano capito la lezione e cercarono di produrre singoli oggetti diversi tra loro e che, come tali, acquistassero valore.

Roba per soli ricchi con marmi, ori e legni pregiati. Le donne, eleganti e sofisticate, si tagliarono i capelli alla carrè, nel segno di un’eleganza classicamente composta e ballavano il charleston, la danza libera dei negri piantatori di cotone che dall’omonima città della Carolina sbarcò in Europa attorno al 1926. Come dire dire che la libertà si esprime comunque.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI