SESTO FIORENTINO – A Sesto Fiorentino, ogni anno, Piazza Vittorio Veneto si apre come un grande spazio civile.
Il Festival Liberi Tutti è la rassegna con cui la città ricorda la Liberazione dal nazifascismo attraverso la musica, il teatro e la letteratura. Un intreccio di linguaggi che non celebra soltanto una memoria, ma la rimette in movimento, la rende presente, condivisa, viva.
Ieri sera, dentro questa cornice, sono arrivati i 99 Posse. La band è cresciuta tra le vie della città partenopea, dove le culture urbane si mescolano con le voci e le vite che scorrono nei vicoli affollati.

Fin dagli inizi del loro percorso hanno intrecciato musica e attivismo con una radicalità che li ha resi una delle formazioni più incisive della scena alternativa e militante italiana. Dai centri sociali ai palchi più grandi, hanno portato un linguaggio che non ha mai smesso di rivendicare le proprie radici, trasformando il suono in un gesto politico e collettivo.
La loro presenza al Festival si è inserita in modo diretto nel senso della rassegna: una band che ha sempre fatto della partecipazione il proprio segno distintivo ha incontrato un festival che ricorda la Liberazione attraverso musica, teatro e parole, trasformando la piazza in un luogo di ascolto e relazione. Piazza che già prima del concerto era un mosaico di volti e storie.
C’era chi li seguiva da anni, chi li aveva incontrati lungo percorsi diversi, chi arrivava per curiosità e chi per bisogno di riconoscersi in un linguaggio che non ha mai smesso di essere diretto.

Prima di loro sul palco un trittico direttamente dal Contest Liberi Tutti, che ha visto esibirsi “Le Peggio Paranoie” con loro rock italiano ruvido, con riff potenti e testi freschi. I BREAK the ENSO, dalle sonorità Prog corpose e ammalianti. Chiudono l’apertura gli ABP “Abbuopillonzi” i vincitori del contest, con il loro cantautorato tra tempi ritmati e swing contagiosi, hanno regalato al numeroso pubblico presente quel pizzico di follia che non guasta mai e che conquista subito al primo ascolto.
Rapido cambio di palco con luci rosse che fendevano la nebbia artificiale, fin dalle prime note l’impatto è stato immediato. Beat essenziali e grande vibrazione dalle casse e poi la voce ruvida, netta, senza mediazioni.
La musica dei 99 Posse non è scorsa come una sequenza di brani: è arrivata come un flusso, un corpo unico che intrecciava denuncia, ironia, memoria, rabbia, lucidità. Ogni passaggio non richiamava un passato: apriva un varco nel presente, lo metteva a nudo, lo rimetteva in circolo.

Il pubblico ha risposto con una partecipazione che andava oltre l’entusiasmo. Era un riconoscersi, un prendere posizione. Le voci che si alzavano non erano cori da concerto: erano dichiarazioni. Le mani che si muovevano non cercavano estetica: cercavano appartenenza. A tratti la piazza sembrava un’assemblea, a tratti una festa di quartiere, a tratti un luogo di resistenza collettiva. È la cifra dei 99 Posse: trasformare un live in un territorio di esperienze condivise.
Il ritmo si è fatto più serrato e le parole più dense. Parlano di lavoro, di marginalità, di città che cambiano pelle, di chi resta ai bordi, di chi non ha voce. E Sesto Fiorentino ha ascoltato, come se quelle storie avessero un’eco anche qui, tra fabbriche, piazze e comunità che non hanno mai smesso di cercare un proprio equilibrio.
Nel finale la musica si è fatta più larga, più fisica, più urgente. Le parole dal palco, hanno il sapore di collettivo, di qualcosa che appartiene a tutti.

Dalla scia di queste parole i 99 Posse hanno aperto un dialogo che proseguirà con una settimana di musica che attraversa generi, storie e sensibilità diverse. Mercoledì 2 sarà la volta di Dimartino, giovedì 3 arriveranno The Zen Circus, venerdì 4 saliranno sul palco gli Ex-Otago, e sabato 5 chiuderà Fulminacci.









