LUCCA – Ritratti e volti femminili tra seduzione, sensualità, grazia e bellezza, tra la ricerca di nuovi modelli estetici e una profonda indagine psicologica.
Sono le donne dell’alta borghesia di fine Ottocento le vere protagoniste della mostra “Giovanni Boldini: la seduzione della pittura”, a cura di Tiziano Panconi, che negli spazi espositivi della Cavallerizza di piazzale Verdi a Lucca propone un percorso di oltre cento opere – molte delle quali provenienti dalle collezioni della Galleria degli Uffizi di Firenze e del Museo Boldini di Ferrara – volto a illustrare l’evoluzione della pittura di Giovanni Boldini (1842-1931) attraverso la bellezza femminile.
L’artista ferrarese, considerato uno degli interpreti più sensibili e originali della pittura nel periodo della belle époque, durante la sua lunga vicenda biografica ha attraversato varie esperienze e si è confrontato con diverse correnti e artistiche, dall’adesione al gruppo dei Macchiaioli fiorentini riuniti attorno al Caffè Michelangiolo ai soggiorni esteri prima a Londra e poi a Parigi, dove diventerà uno dei punti di riferimento per gli artisti italiani che a cavallo tra i due secoli si recano nell’allora capitale culturale dell’Europa.

L’esposizione, che segue in massima parte un criterio cronologico, si apre con una breve ricognizione sulla pittura in Toscana negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, segnati dall’esperienza dei Macchiaioli del gruppo livornese e fiorentino che rileggono l’impressionismo e il naturalismo di matrice parigina in una chiave nuova e diversa.
Artisti come Telemaco Signorini, Cristiano Banti, Cesare Bartolena, Odoardo Borrani e Luigi Bechi con i loro paesaggi rurali, le scene di vita urbana e i ritratti di giovani donne dell’alta borghesia influenzano la pittura di un giovane Boldini che, poco più che ventenne, soggiorna a Firenze ed entra ben presto a far parte del circolo dei Macchiaioli.
Dalla “lezione” dei colleghi toscani Boldini apprende uno stile pittorico caratterizzato da nette e decise pennellate di colore, un’attenzione quasi maniacale verso i dettagli, un acceso cromatismo e una raffigurazione di scene di vita quotidiana che sorprendono per la loro spontaneità e naturalezza e che rivelano la crescente indagine dell’artista ferrarese verso l’aspetto psicologico dei personaggi ritratti. Le opere del primo periodo parigino nel corso degli anni Settanta mostrano già una raggiunta maturità stilistica, come nel bellissimo dipinto “La primavera” in cui una scena di lavoro e vita campestre è colta con straordinario realismo e con un abile uso del colore, senza indugiare in una raffigurazione idealizzante ma rimanendo ancorato alla realtà.
A questa fase appartengono numerosi altri ritratti di donne altoborghesi colte nella loro affascinante e seducente sensualità, oltre a scene di vita parigina con protagoniste le stesse giovani donne tra salotti e caffè all’aperto. È una finestra sulla belle époque nella Parigi di fine Ottocento, una metropoli scintillante e all’avanguardia, capitale delle arti e della cultura dove tutti gli intellettuali, gli artisti e i letterati europei fanno a gara per soggiornare. Una città che affascina e coinvolge con i suoi cafè chantant, i locali alla moda, i caffè letterari, i circoli culturali, gli atelier ma soprattutto la sua raffinata vita sociale, di cui le donne delle classi più elevate diventano le assolute animatrici e protagoniste.

Nella terza sala le opere di Boldini dialogano con quelli di Corcos in una successione di bellissimi ritratti femminili di musiciste, danzatrici e cavallerizze: giovani donne dell’aristocrazia parigina che uniscono alla grazia, alla sensualità e al dinamismo delle forme anche una nuova consapevolezza del proprio ruolo in una società in rapido mutamento.
Sono donne che ci osservano, sorridono con un accenno di pudicizia ma allo stesso tempo vogliono essere ammirate nella loro eleganza e in un fascino raffinato che contribuisce a definire un nuovo ideale di bellezza: opera manifesto di questo nuovo ideale è il ritratto della contessa Speranza, che quasi ammalia e ipnotizza l’osservatore tra la plasticità delle sue forme e gli straordinari riflessi del suo abito da sera.
Anche il ritratto di Mademoiselle de Nemidoff, con il suo elegantissimo e ricercato vestito nero, esplicita tutto il fascino di una belle époque che di lì a pochi anni – siamo nel 1908 – verrà bruscamente interrotta dalla tragedia della Grande Guerra, avendo comunque modo di irradiarsi con i suoi riflessi in altre parti d’Europa e soprattutto in Toscana.
Qui, pur con il progressivo esaurirsi dell’esperienza dei Macchiaioli, permane un clima artistico piuttosto vivace, testimoniato da numerosi pittori che sulla scia delle sollecitazioni provenienti da Parigi danno vita a una corrente “fin de siecle” all’interno della quale la ritrattistica femminile continua a ricoprire un ruolo fondamentale. Ecco allora che i ritratti di Boldini sono messi in dialogo con quelli realizzati da artisti “minori” come il savonese Gelli o il lucchese De Servi, che a discapito della minore notorietà meritano grande attenzione per il carattere “fotografico” delle pose delle giovani donne – come la contessina Ida Marchesini – soggetti privilegiati dei loro dipinti.
La mostra si chiude nell’ultima sala espositiva con il “Busto di giovane sdraiata” risalente al 1912, opera in cui Boldini riprende una posa tipica dei Preraffaelliti e la inserisce in un contesto piuttosto vago, contraddistinto da ampie pennellate di colore neutro per focalizzare l’attenzione dell’osservatore sul volto della donna e sul contrasto cromatico generato tra il rosso delle labbra e dell’orecchino, il marrone dei capelli castani e il bianco della veste appena accennata.
Bellezza, eleganza, sensualità: un autentico tuffo nel passato nell’estetica femminile della belle époque in una mostra che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 2 giugno.










