mercoledì, Settembre 9, 2026

Un’ironica sfida tra uomo e intelligenza artificiale nel “Trash Test” di Cosentino

PRATO – Che cosa succede se sottoponiamo l’intelligenza artificiale a un autentico “stress test” e cerchiamo di metterla in difficoltà? La sua intelligenza autogenerativa può davvero rivaleggiare con la creatività umana e mettere in discussione il ruolo stesso dell’artista?

A queste domande cerca di rispondere Andrea Cosentino che al Teatro Magnolfi porta in scena il suo “Trash Test”, un ironico e semiserio esperimento – o “happening”, come lui stesso lo definisce – di conversazione “a tre” fra un attore, un computer e il pubblico in sala. Tra l’altro la presenza a teatro di molti ragazzi e ragazze, studenti delle scuole superiori di Prato, ha aggiunto una valenza ancor più “sociale” al test messo in atto da Cosentino.

Andrea Cosentino in una scena di “Trash Test” (foto di Silvia Bavetta)

Dopo la grande rivoluzione digitale dei primi anni Duemila con la nascita e la diffusione capillare dei social network, gli anni Venti del nostro secolo sono segnati da una nuova e più radicale rivoluzione, quella che sta riguardando lo sviluppo di intelligenze artificiali da applicare in molteplici settori.

Una trasformazione che sta avvenendo in maniera tanto rapida quanto profonda, e che da un lato ci entusiasma per l’apertura di possibilità “infinite” nei campi della ricerca, dell’innovazione, di soluzioni capaci di renderci la vita sempre più agevole, dall’altro ci inquieta e ci mette paura per la sua pervasività e per le potenzialità terribili, quasi da romanzo distopico, che potrebbe generare se cadesse nelle mani sbagliate o fosse utilizzata non a vantaggio, ma a svantaggio dell’umanità.

Ovviamente l’intelligenza artificiale non è né buona né cattiva, dipende tutto da chi la utilizza e per quali finalità: è un mondo sicuramente affascinante, e anche per un attore può rivelarsi molto interessante confrontarsi con un immenso database che racchiude in sé tutte le letterature e i linguaggi umani, come un gigantesco archivio in continua espansione, che assorbe in sé ogni stimolo esterno. Ma questa macchina creata dagli uomini può “uccidere” la stessa creatività umana? Quali sono i suoi limiti, ammesso che esistano?

Ecco che Cosentino conduce il suo test sia per verificare a quale punto sia arrivato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sia per capire se ci sia ancora spazio per l’intelligenza umana, cercando in tutti i modi di mettere in difficoltà la macchina. E in questo esperimento metateatrale il pubblico è chiamato a interagire e riflettere, stimolando l’attore e il computer a dare vita a un dialogo verosimile che è anche e soprattutto una sfida tra due intelligenze, quella “fredda e calcolatrice” della macchina, con i suoi algoritmi, e quella libera e creativa dell’artista.

Due universi opposti che però possono convivere, seppure in maniera un po’ surreale: fin dalle prime battute Cosentino ci mette davanti a un improbabile dialogo tra due comici, Tonino e Peppino, che tentano di inventare e rappresentare una “commedia abruzzese” per la verità non molto riuscita nel far ridere e divertire il pubblico. All’attore risponde una voce fuori campo che in realtà si intuisce presto essere quella generata dall’intelligenza artificiale, che così replica agli stimoli e alle parole suggerite da Cosentino, nel tentativo, dall’esito tutt’altro che felice, di fungere da perfetta “spalla” comica.

Colpa forse della poca dimestichezza dell’intelligenza artificiale con il difficile dialetto abruzzese? Ecco allora una seconda prova, ancora più complessa, per testare davvero l’efficienza della macchina: scrivere il soggetto per un film d’azione e sentimentale, che mescoli elementi e personaggi diversi, proprio come avviene in una sceneggiatura originale scritta dalla penna creativa dell’uomo.

Ma prima Cosentino ci dà la sua versione del film, un kolossal tragicomico e appassionante, ricchissimo di colpi di scena e trovate geniali, nella cui trama si incontrano Brad Pitt e Mara Venier, agenti della CIA sotto copertura ed esperimenti sulla memoria umana, topi parlanti e libri di Bruno Vespa usati come armi contundenti. È il prodotto della fantasia, dell’immaginazione e della creatività, doti tipicamente umane, che l’intelligenza artificiale sarà in grado di replicare?

Con l’aiuto dei ragazzi del pubblico inizia l’esperimento: al computer viene chiesto di scrivere il possibile dialogo nella scena topica e finale del film, ambientato in un futuro apocalittico e distopico, in cui il protagonista tenta di convincere la Macchina a porre fine al controllo sulle menti umane. Il primo esito è un colloquio che ricorda vagamente la scena finale di Guerre Stellari in cui Luke riconosce il padre, passato al lato oscuro della forza; ma è solo il primo passo, in seguito vengono aggiunti molti dettagli e particolari, anche assurdi e privi di senso, che l’intelligenza artificiale aggiunge al dialogo con esiti sorprendenti.

Cosentino e con lui il pubblico leggono sullo schermo proiettato a parete le mirabolanti “creazioni letterarie” dell’intelligenza artificiale: è una lettura che diverte e suscita molte risate per il modo in cui elementi totalmente diversi tra loro vengono accostati e amalgamati nel dialogo, ma sa anche riflettere sulle capacità quasi sconfinate di una intelligenza che risulta in grado di ricreare in maniera verosimile qualcosa che fino alla nostra epoca era proprietà esclusiva degli artisti e dei letterati.

La chiusura dello spettacolo è pertanto un po’ malinconica: a cosa serve un attore di teatro se ormai l’intelligenza artificiale lo ha completamente sostituito? A lui non restano altro che l’onore delle armi e una dignitosa uscita di scena, ed è quello che fa Andrea Cosentino mentre le luci si abbassano e una musica lo accompagna fuori dal palcoscenico.

L’applauso finale porta con sé qualcosa di liberatorio, sancendo il “ricongiungimento” tra l’attore e il suo pubblico che nessuna intelligenza artificiale potrà mai distaccare: è vero, essa può produrre materiali teatrabili, ma grazie alla forza dissacrante di un’ironia clownesca messa in campo da Cosentino è possibile “resistere” a questa proliferazione digitale e scherzarci sopra, giocando a “scomporre” i testi per poi farli “ricomporre” agli algoritmi con esiti inaspettati – e capaci di strapparci una risata.

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